Savio in mostra al Palazzo del Fumetto: la storia industriale di Pordenone apre la strada al 2027

PORDENONE — Una mostra che ripercorre la parabola di Savio, tra i padri dell’industria cittadina, e un fumetto che porterà questa storia nelle mani di diecimila studenti del territorio. Si è aperta oggi al Palazzo del Fumetto l’esposizione dedicata all’azienda delle macchine tessili, un appuntamento che dà simbolicamente il via al cammino verso Pordenone capitale italiana della Cultura 2027.

All’inaugurazione erano presenti il sindaco Alessandro Basso, la vicesindaco Mara Piccin, l’assessore alla Cultura Alberto Parigi, l’assessore Emilio Badanai Scalzotto e l’assessore Pietro Tropeano, insieme a numerosi rappresentanti delle istituzioni civili e religiose.

Il sindaco ha richiamato il conto alla rovescia installato davanti al municipio su idea dell’assessore Parigi: come a scuola alla vigilia di una verifica, la preparazione è già avviata e ora è il momento di tirare le fila. “Ci siamo abituati a dirci che se Pordenone è capitale italiana della Cultura — sottolinea il sindaco Basso — è perché a monte ci sono state persone e figure del pensiero e dell’industria che hanno saputo costruire una terra, un indotto manifatturiero di piccola e media impresa diventato sistema imprenditoriale, sistema Pordenone, sistema fieristico. Quella di Savio è una storia che parla al passato e al presente, ma soprattutto al futuro, grazie a una dimensione internazionale che supera quasi la storia stessa. Per questo oggi rendiamo un tributo che va oltre una famiglia e una vicenda d’impresa e abbraccia tutto il capitale umano che guarda a Pordenone e che da Pordenone guarda al mondo”. Il sindaco ha quindi ringraziato il Palazzo del Fumetto e gli organizzatori per il lavoro di ricostruzione storica.

Per l’assessore alla Cultura la mostra rappresenta un ponte verso il 2027. “Questa esposizione ci traghetta, nel tempo e nel concetto, verso Pordenone capitale della Cultura — spiega l’assessore Alberto Parigi — perché racconta la quintessenza della nostra città: una cultura che scende dal piedistallo e si intreccia con l’impresa, il lavoro, l’arte, l’industria e la scuola. È un omaggio ai nostri capitani d’industria e a tutti i lavoratori che hanno fatto Pordenone, il segno di quell’incontro peculiare della nostra terra tra cultura del fare, cultura d’impresa e cultura del saper fare”.

L’esposizione è parte di un progetto culturale più ampio, che prevede la diffusione nelle scuole di un fumetto dedicato a Savio. “Scegliamo un linguaggio originale e accessibile a tutti per raccontare il valore di un grande industriale — aggiunge Parigi — e distribuirlo a diecimila studenti del territorio dà il senso più autentico della partecipazione a Capitale della Cultura: un vero percorso condiviso”.

«La Savio rappresenta quella pordenonesità per cui abbiamo vinto il titolo di Capitale italiana della Cultura: non perché abbiamo il Colosseo o i Bronzi di Riace, ma per ciò che siamo». Così l’on. Emanuele Loperfido, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, intervenendo oggi all’inaugurazione della mostra sulla Savio al Palazzo del Fumetto di Pordenone, dove ha portato anche i saluti del ministro Luca Ciriani, assente per un malanno di stagione.

Loperfido ha sottolineato la partecipazione ben oltre i numeri abituali di un vernissage, con società civile, mondo culturale, imprenditoriale, associazionismo e rappresentanti di tutto il territorio provinciale: «È la dimostrazione che il percorso di Capitale della Cultura sta prendendo piede e sta funzionando. Ricordo ancora l’emozione e la commozione nel sentire il ministro pronunciare il nome di Pordenone».

Il deputato ha poi legato il proprio ricordo personale alla storia dell’azienda: «Da bambino, per me la Savio era una fermata dell’autobus e il posto in cui lavorava un terzo dei genitori dei miei compagni di classe. Un luogo davvero mitologico. Poi, viaggiando per lavoro, all’aeroporto di Venezia incontravo ingegneri e commerciali con la camicia della Savio e capivo quanto questa realtà fosse famosa nel mondo».

«Noi pordenonesi – ha aggiunto – abbiamo il vizio di essere morigerati, umili, laboriosi e sobri. Ogni tanto, però, bisogna anche raccontare davvero cos’è Pordenone. Questa iniziativa è il modo migliore per farlo: una storia tipicamente nostra, che ci fa sentire orgogliosi e che, insieme al lavoro di squadra del Palazzo del Fumetto, ci accompagna verso il 2027».

 

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