Vertenza aperta, il futuro dello stabilimento resta in bilico. Bini e Rosolen chiedono un piano industriale chiaro, mentre il territorio attende risposte su occupazione, lavasciuga e ricerca. Il prossimo confronto tecnico è fissato per il 28 ottobre.
PORCIA – Il futuro di Electrolux a Porcia resta una delle questioni industriali più delicate per il territorio pordenonese. La giornata di mercoledì 21 ottobre ha portato un nuovo passaggio nel confronto tra istituzioni e sindacati, con la Regione Friuli Venezia Giulia che torna a chiedere alla multinazionale garanzie concrete sul destino dello stabilimento, sui livelli occupazionali e sulla continuità delle produzioni.
A ribadire la posizione sono stati gli assessori regionali Sergio Emidio Bini, alle Attività produttive, e Alessia Rosolen, al Lavoro, al termine di un incontro con le organizzazioni sindacali svoltosi a Udine. Il messaggio rivolto all’azienda è chiaro: il piano industriale, anche dopo le modifiche intervenute nelle ultime settimane, non offre ancora tutte le risposte necessarie per assicurare prospettive solide al sito di Porcia.
Le preoccupazioni riguardano soprattutto la riduzione degli organici, i volumi produttivi e il mantenimento delle attività considerate strategiche. Secondo la Regione, Porcia, insieme allo stabilimento di Cerreto, rischia di essere tra i siti maggiormente penalizzati dalla riorganizzazione. Per questo, in vista del prossimo tavolo tecnico del 28 ottobre, viene chiesto a Electrolux di chiarire i punti ancora aperti e di riconsiderare alcune delle scelte prospettate.
Occupazione e produzioni, i nodi ancora da sciogliere
La vertenza si inserisce in un quadro che nelle ultime settimane ha già mobilitato centinaia di lavoratori. Martedì 20 ottobre, infatti, circa 400 persone hanno partecipato allo sciopero e al corteo organizzato a Porcia per chiedere certezze sul futuro della fabbrica. Al centro della protesta, il timore che la riorganizzazione possa ridimensionare progressivamente il ruolo dello stabilimento, con conseguenze dirette sull’occupazione e sulle competenze maturate negli anni.
Tra le questioni più sensibili c’è il mantenimento a Porcia della produzione delle lavasciuga e della piattaforma tecnologica ECHE, legata alle lavatrici. I sindacati chiedono che le attività non vengano trasferite altrove e che le prospettive produttive siano accompagnate da impegni verificabili. Anche il futuro della ricerca e sviluppo rappresenta un punto cruciale: la difesa di queste funzioni viene considerata indispensabile per evitare che il sito perda progressivamente peso all’interno del gruppo.
La revisione del piano aziendale ha ridimensionato lo scenario iniziale dei licenziamenti unilaterali, aprendo alla gestione delle uscite attraverso strumenti volontari e incentivati. Questo passaggio, tuttavia, non ha dissipato le preoccupazioni delle rappresentanze dei lavoratori. Resta infatti da capire quale sarà l’impatto effettivo della riorganizzazione e, soprattutto, quali produzioni e attività resteranno stabilmente a Porcia nei prossimi anni.
La Regione chiede un fronte comune
Nel confronto del 21 ottobre, Bini e Rosolen hanno sottolineato la necessità di un impegno condiviso tra Governo, Regione, sindacati e rappresentanze del mondo produttivo. L’obiettivo è scongiurare il trasferimento delle produzioni e preservare la centralità dello stabilimento anche nei settori della ricerca, dello sviluppo e delle infrastrutture tecnologiche, compreso il Data Center.
Per la Regione, non si tratta soltanto di difendere i posti di lavoro nell’immediato, ma di garantire le condizioni per una presenza industriale duratura. Porcia rappresenta infatti un patrimonio di professionalità e competenze che coinvolge non solo i dipendenti diretti, ma anche l’indotto, i fornitori e una parte significativa del tessuto economico del Pordenonese.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre richiamato il bando regionale da 8 milioni di euro destinato a sostenere la filiera del cosiddetto «bianco», il comparto degli elettrodomestici. L’iniziativa, prevista nei prossimi mesi, sarà accompagnata da una condizione precisa: l’accesso ai contributi sarà vincolato alla permanenza delle attività produttive sul territorio. Una misura con cui la Regione punta a sostenere la competitività del settore, legando gli aiuti alla tutela della presenza industriale.
Il prossimo appuntamento può essere decisivo
Il calendario dei prossimi incontri sarà determinante per capire se le richieste delle istituzioni e dei sindacati troveranno risposte concrete. Il 28 ottobre è previsto il tavolo tecnico al Ministero delle Imprese e del Made in Italy; il confronto ministeriale dovrà proseguire verso l’appuntamento del 29 ottobre indicato nelle comunicazioni relative alla vertenza. Saranno occasioni importanti per verificare gli impegni dell’azienda e definire le prospettive del piano industriale.
Per Porcia, dunque, la partita è ancora aperta. La revisione delle modalità di gestione degli esuberi ha segnato un cambiamento rispetto alle ipotesi iniziali, ma non basta a dissipare i timori sul futuro dello stabilimento. La vera sfida sarà tradurre gli annunci in garanzie su produzione, investimenti, ricerca e occupazione.
È su questo terreno che si misurerà la tenuta industriale di Electrolux nel Pordenonese. E per lavoratori, famiglie e imprese dell’indotto, le prossime settimane saranno decisive per capire se Porcia potrà continuare a essere un polo produttivo strategico oppure se andrà incontro a un progressivo ridimensionamento.
