Electrolux, Porcia al bivio: 463 esuberi confermati. Il territorio non si arrende

PORCIA — La partita Electrolux entra in una fase ancora più delicata. Dopo due giorni di confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la multinazionale svedese ha ridotto sulla carta il numero complessivo degli esuberi in Italia, ma non ha modificato l’impianto fondamentale del piano che ha fatto scattare la mobilitazione dei lavoratori. E per Porcia la sostanza resta pesante: 463 esuberi, dei quali 208 nella produzione e 255 nelle funzioni di staff.

Il ridimensionamento nazionale passa dai 1.719 esuberi annunciati in primavera ai 1.450 indicati al termine del confronto ministeriale. Ma la riduzione non basta a rassicurare i sindacati. A pesare sul quadro ci sono anche 135 contratti a termine che non saranno rinnovati, mentre altri 91 rapporti a tempo determinato sono già arrivati a scadenza senza rinnovo. L’organico a tempo indeterminato, inoltre, è sceso da 4.279 a 4.200 unità tra aprile e agosto.

Per Porcia, dunque, il nodo non è soltanto rappresentato dal numero degli esuberi. È soprattutto la prospettiva industriale dello stabilimento a preoccupare. Nei mesi scorsi Electrolux aveva annunciato lo stop alla produzione delle lavasciuga nel sito pordenonese, con il trasferimento delle lavorazioni, mentre la produzione delle lavatrici avrebbe dovuto essere rafforzata. A luglio l’azienda aveva prospettato un possibile incremento dei volumi delle lavatrici da 500 mila a 600 mila pezzi l’anno, subordinandolo però al recupero di competitività.

Ed è proprio qui che la vertenza si è complicata. Da una parte si parla di riduzione degli organici, dall’altra lo stabilimento ha mostrato una capacità produttiva tutt’altro che ferma. Ad agosto Electrolux aveva comunicato la necessità di assumere a Porcia circa 25 lavoratori a tempo determinato per far fronte agli ordini dei mesi autunnali. Il previsionale produttivo per il 2026 era stato inoltre rivisto al rialzo di 10 mila pezzi, arrivando a circa 717 mila lavatrici. Un dato che le Rsu hanno definito difficilmente conciliabile con un piano che prevede pesanti tagli occupazionali.

La domanda che ora torna al centro del confronto è quindi semplice ma decisiva: se il mercato consente di aumentare la produzione, perché ridurre contemporaneamente il personale? È il punto sul quale lavoratori e sindacati intendono insistere, chiedendo che il futuro di Porcia venga valutato sulla base delle reali potenzialità industriali e non soltanto attraverso una logica di contenimento dei costi.

Nel tavolo ministeriale Electrolux ha infatti legato la possibilità di modificare il piano al recupero di competitività, indicando tra i temi principali il costo dell’energia, la produttività del lavoro e la revisione della normativa europea sulla CBAM. L’azienda ha inoltre chiesto di superare gli attuali accordi sindacali che regolano le cadenze delle linee di montaggio, con l’obiettivo di poter incrementare i ritmi produttivi.

Una prospettiva che i sindacati respingono. Per Fim, Fiom e Uilm, non è accettabile chiedere sacrifici ai lavoratori, interventi al governo e contemporaneamente mantenere sul tavolo esuberi e dismissioni. Il giudizio espresso al termine del confronto è netto: la trattativa tecnica viene considerata esaurita e viene chiesta una nuova convocazione alla presenza del ministro e delle Regioni interessate.

La risposta immediata sarà la mobilitazione. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti italiani di Electrolux, annunciando anche la prosecuzione dello stato di agitazione. Una decisione arrivata dopo la conferma della chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e davanti alla permanenza di un piano che, secondo le organizzazioni dei lavoratori, non è stato realmente ritirato.

Per Porcia si apre così una fase decisiva. Lo stabilimento pordenonese non è soltanto uno dei cinque siti italiani del gruppo: rappresenta da decenni una delle colonne dell’industria del territorio, con competenze, professionalità e un patrimonio di conoscenze che coinvolge direttamente migliaia di famiglie e, indirettamente, un’intera filiera.

La vertenza, dunque, non riguarda soltanto 463 caselle di un piano industriale. Riguarda la possibilità che Porcia continui ad avere un ruolo produttivo centrale all’interno del gruppo oppure venga avviata verso un progressivo ridimensionamento. E proprio per questo, dopo il fallimento del confronto tecnico, la pressione si sposta ora nuovamente sulla politica e sulle istituzioni.

A Pordenone la partita resta aperta. Ma il tempo per trovare una soluzione condivisa si fa sempre più stretto.

Ultime news

Ultimi articoli