Borse contrastate dopo la Fed; Cadono i listini cinesi, Wall Street tiene le posizioni

MERCATI AZIONARI

Settimana contrastata per i mercati azionari dei paesi sviluppati dopo i segni più della precedente ottava che avevano portato gli indici guida americani su nuovi massimi di periodo. Una positività smorzata dall’arrivo di indicazioni negative dai listini cinesi, in forte flessione nella giornata di lunedì ma che già da qualche tempo inseriti in una fase di debolezza. Un sentiment peggiorato con la decisione del governo cinese di intervenire pesantemente nel settore privato dell’educazione, con una ingerenza di segno opposto rispetto ai liberi principi di mercato.

L’intervento, in realtà, si appaia con altre prese di posizione ostili progressivamente evidenziate dal governo cinese nei recenti mesi e indirizzate verso società multinazionali sempre più grandi e capitalizzate (Alibaba, Tencent), spesso quotate anche su listini esteri. Un modello capitalistico che viene ripensato e corretto ma che in borsa ne paga le conseguenze: le borse cinesi perdono tra il 4% (Shanghai) ed il 6% (Hong Kong), indebolite anche dalla decisione del regolatore antitrust cinese che ha multato Tencent per comportamento anticoncorrenziale. I segni meno degli indici cinesi portano l’MSCI Emerging Market in negativo di oltre il 2%: la debolezza si è propagata nell’area asiatica e non è stata pienamente compensata dai segni di altri emergenti, alcuni favoriti dal trend ancora positivo del prezzo del petrolio.

I listini internazionali sviluppati si sono indeboliti in concomitanza con le notizie provenienti da Oriente, pur mantenendo un trend ancora guidato da driver specifici e delineati da tempo, come la politica monetaria delle banche centrali e la situazione nell’ambito dell’emergenza sanitaria. L’S&P 500 ha navigato in area 4.400 punti, scendendo al di sotto di questa quota in concomitanza con le tensioni ‘cinesi’ e risalendo nei giorni successivi, anche grazie alle trimestrali uscite in settimana. Abbastanza buone per i tech (anche se Amazon ha deluso gli investitori) e in generale ancora sufficientemente consistenti nel complesso per dare supporto alle attuali quotazioni di mercato.

Il trend atteso per il 2021 resta infatti impostato al rialzo e la riduzione dei tassi di interesse gli ultimi mesi ha consentito di poter mantenere i livelli dei multipli o addirittura di espanderli (come nel caso nel Nasdaq). Le quotazioni degli indici USA hanno tenuto conto anche del quadro macro e dei dati usciti in settimana: se il PIL ha sostanzialmente deluso, dall’altro lato invece i consumi si sono dimostrati piuttosto robusti, un elemento che evidenzia un momentum di crescita economica americana risulta ancora positivo. Gli indici USA chiudono la settimana con variazioni limitate: S&P 500 -0,4% e Nasdaq -1,0%, in consolidamento quindi rispetto all’ottava precedente. L’Europa ha seguito sostanzialmente il canovaccio visto negli USA, con il FTSE Mib best performance nel Vecchio Continente grazie alla ripresa del settore bancario.

A livello settoriale in recupero dopo settimane difficili i titoli value, grazie al buon contributo del comparto energy, bancario e dei materiali. Tra i tematici, in rimbalzo gli auriferi, fintech e blockchain.

MERCATO DELLE MATERIE PRIME

In ambito materie prime, andamento positivo del basket generale, supportato dall’aumento del prezzo dell’oro (tornato sopra area 1.800 grazie alla discesa ulteriore dei tassi reali e all’indebolimento del Dollaro) e dal ritorno di positività registrato nel comparto delle commodities industriali. Positivo anche il petrolio che chiude l’ottava appena sotto quota 74 $ al barile, vicino ai massimi di periodo.

MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Nel mondo obbligazionario, ottava di sostanziale lateralizzazione per il decennale americano, rimasto compresso, in termini di rendimento, tra l’1,20% e l’1,30%. Dopo i minimi di metà mese (minimo a 1,12%), l’yield del decennale cerca una base di consolidamento, cercando anche di captare qualche tonalità particolare nelle parole della Federal Reserve, alle prese in settimana con il proprio meeting mensile. Un meeting dove la banca centrale americana ha confermato una politica monetaria a lungo accomodante, ribadendo di poter utilizzare una gamma ampia di strumenti a disposizione, sempre con gli obiettivi di massimi occupazione e stabilità dei prezzi.

Tassi, quindi, ovviamente, fermi ai minimi storici e conferma il piano di QE da 120 miliardi di Dollari al mese. La situazione, secondo l’angolatura della Fed, vede infatti un recupero economico ancora in corso ma con significative parti di mercato ancora distanti dal completo ritorno ai livelli pre Covid. In merito alle variabili macroeconomiche: l’inflazione su valori storicamente elevati viene ritenuta di natura ‘transitoria’ mentre il mercato del lavoro evidenzia ancora un gap da recuperare con misure di sostegno economico-finanziario.

Non vi sono, quindi, prospettive immediate di rialzo dei tassi mentre le tempistiche sul tapering (riduzione degli acquisti) saranno valutate nei prossimi mesi, con l’appuntamento di fine mese a Jackson Hole a rappresentare probabilmente un antipasto dei meeting successivi. Da segnalare la creazione, da parte della Fed, di una struttura di pronti contro termine permanente per il mondo obbligazionario, utile per il corretto funzionamento del mercato e della politica monetaria.

Nel corso della settimana sono arrivate le nuove stime 2021 del Fondo Monetario Internazionale per le economie mondiali, riviste complessivamente al rialzo. In aumento, infatti, i valori globali, quelli dell’Italia e dell’Europa. L’analisi del FMI vede un mondo a due velocità, con le economia avanzate capaci di sfruttare la disponibilità dei vaccini e i paesi emergenti che invece arrancano e rincorrono. Fra gli sviluppati, crescita significativa in particolare per gli Stati Uniti, avvantaggiati dalla mole di aiuti dispiegati, con il PIL atteso in crescita del 7%. In miglioramento, come detto, anche l’Eurozona, dopo un 2020 all’insegna invece di difficoltà legate anche al carente coordinamento negli sforzi degli Stati.

Il mercato obbligazionario dell’area Euro vede un Bund particolarmente depresso nei rendimenti, tornati su valori glaciali a -0,40%; al pari anche la resa dei BTP italiani si attesta vicina ai minimi annuali (0,60%).

Gli altri segmenti obbligazionari vedono un andamento ancora positivo per il corporate investment grade, supportato dai free risk vicini ai minimi di periodo. Positivi anche gli High Yield grazie al clima positivo registrato in termini di prospettive economiche. In entrambi i casi fanno eccezione i paesi emergenti. La debacle dei tassi reali ha dato boost invece ai titoli inflation linked, tra i best performer del 2021 nella componente obbligazionaria.

MERCATO VALUTARIO

Per quanto riguarda l’ambito forex, il cross Euro-Dollaro ha visto un rafforzamento della valuta europea, favorita dai toni complessivamente moderati da parte della Fed. Il cambio quindi si allontana dai minimi di periodo in area 1,175 e puntando verso la parte centrale del range degli ultimi mesi. Torna a ruggire il Bitcoin riapproda a quota 40.000, tentando di invertire la tendenza negativa dell’ultima fase di mercato.

 

Dott. Alessandro Pazzaglia, Consulente Finanziario Autonomo, mail : alessandro@pazzagliapartners.it




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