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venerdì , 13 Febbraio 2026

Inflazione sotto controllo negli USA, ma l’economia globale resta fragile tra dazi, tassi e nuove tensioni geopolitiche

Il quadro macroeconomico di inizio 2026 restituisce segnali contrastanti: da un lato un rallentamento delle pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti, dall’altro un’economia globale ancora attraversata da incertezze commerciali, monetarie e geopolitiche.

Negli Stati Uniti i prezzi al consumo sono aumentati del 2,4% su base annua a gennaio, meno del previsto, rafforzando l’ipotesi che il processo disinflattivo sia ancora in corso. Tuttavia, il mercato del lavoro continua a mostrare una notevole solidità: a gennaio l’economia americana ha creato 130.000 nuovi posti di lavoro, superando le attese, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3%. Un mix che mantiene la Federal Reserve in una posizione attendista sui tassi di interesse, in attesa di ulteriori conferme dai dati macro.

In Europa il contesto appare più complesso. Il commercio dell’Unione Europea resta sotto pressione a causa dei dazi statunitensi e della crescente concorrenza cinese, fattori che continuano a frenare la dinamica degli scambi. In Germania, i prezzi all’ingrosso sono cresciuti dell’1,2% su base annua a gennaio, segnalando tensioni ancora presenti lungo la catena dei costi, seppur in attenuazione rispetto ai mesi precedenti. Secondo la Banca Centrale Europea, l’inflazione nell’area euro dovrebbe stabilizzarsi in prossimità dell’obiettivo di medio termine, come ribadito dalla presidente Christine Lagarde, anche se il percorso resta condizionato dall’evoluzione del ciclo economico.

Sul fronte italiano, i dati ISTAT mostrano un ritorno alla debolezza della manifattura: la produzione industriale è tornata a calare a dicembre (-0,2% su base mensile), confermando le difficoltà strutturali del settore in un contesto di domanda ancora fragile.

I mercati finanziari riflettono questa incertezza. Il dollaro si è indebolito, avviandosi verso una perdita settimanale, mentre i dati sull’occupazione non sono bastati a fornire un sostegno duraturo alla valuta americana. Le vendite al dettaglio USA, rimaste inaspettatamente ferme a dicembre, aggiungono ulteriori interrogativi sulla tenuta dei consumi nel breve periodo.

Sul fronte delle materie prime, l’OPEC+ valuta una ripresa graduale dell’aumento della produzione di greggio a partire da aprile, una mossa che potrebbe influenzare l’equilibrio dei prezzi energetici nei prossimi mesi. L’oro si è stabilizzato dopo essere sceso sotto la soglia dei 5.000 dollari l’oncia, penalizzato dall’incertezza sui tassi di interesse, mentre oro e argento hanno registrato cali dopo i solidi dati sull’occupazione statunitense.

Nel comparto delle criptovalute, il Bitcoin ha continuato a indebolirsi, scendendo in area 66.000 dollari e avviandosi verso la quarta settimana consecutiva di ribasso, con gli investitori in attesa dei dati sull’inflazione USA per ridefinire le strategie.

Dott. Alessandro Pazzaglia www.pazzagliapartners.it consulente finanziario autonomo

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