PORDENONE – Non solo contributi economici, ma formazione, informazione e strumenti concreti per affrontare il peso quotidiano dell’assistenza. L’Ambito del Noncello rafforza il sostegno ai caregiver familiari e avvia un percorso sperimentale che punta a trasformare la cura in una responsabilità condivisa dall’intera comunità.
Con l’aumento dell’aspettativa di vita e della non autosufficienza, il caregiver familiare è diventato una figura sempre più centrale nel sistema di welfare. Una presenza spesso silenziosa, ma indispensabile, che ogni giorno si fa carico dell’assistenza a un genitore, a un coniuge o a un familiare fragile. È a queste persone che l’Ambito del Noncello dedica un nuovo percorso di sostegno, pensato per offrire non soltanto aiuti economici, ma anche conoscenze, strumenti e occasioni di confronto.
«Alla luce dell’evoluzione demografica e della conseguente crescita della non autosufficienza, il caregiver familiare sta assumendo un ruolo sempre più centrale nei percorsi di assistenza e rappresenta una componente essenziale dell’infrastruttura sociale del territorio», spiega l’assessora alle Politiche sociali e presidente dell’Ambito del Noncello, Guglielmina Cucci.
Il Servizio sociale, attraverso il Fondo Caregiver della Regione, eroga già un contributo specifico: nel 2026 ne hanno usufruito 33 beneficiari. Ma, sottolinea Cucci, il sostegno economico non può essere l’unica risposta. «Dobbiamo rispondere a un bisogno di informazioni, formazione e strumenti per affrontare ogni giorno un carico mentale e fisico che incide in modo importante nella vita personale».
Da qui nasce un progetto innovativo e sperimentale, promosso nell’ambito delle attività del Centro per le Famiglie. Conferenze e laboratori affrontano alcuni degli aspetti più delicati del caregiving: la dimensione sociale della cura, il carico emotivo e organizzativo dell’assistenza, gli strumenti di tutela e accompagnamento nelle scelte di vita delle persone fragili e le dinamiche psicologiche e relazionali che possono accompagnare chi presta assistenza.
Particolare attenzione viene riservata al rischio di isolamento e al burnout, una delle conseguenze più insidiose di un impegno quotidiano che può protrarsi per anni.
Tra le iniziative che hanno raccolto maggiore interesse c’è la Caregiver Academy, realizzata in collaborazione con le psicologhe dell’ASP Umberto I e in continuità con il progetto A.R.I.A. Il modello mette insieme assistenza clinica, supporto psicologico e interventi psicoeducativi rivolti alle persone con disturbi neurocognitivi e alle loro famiglie.
«Pilastro dell’Academy è la valorizzazione dei caregiver, con l’obiettivo di sostenerli, facilitandone l’insostituibile e, non di rado, gravoso compito di cura, senza il quale la domiciliarità spesso non sarebbe sostenibile», evidenzia Cucci.
Durante gli incontri vengono affrontati temi molto concreti: dalla comprensione dei disturbi cognitivi alla gestione dei disturbi comportamentali, dalle strategie per comunicare in modo efficace alla prevenzione del burnout, attraverso pratiche fondate su evidenze scientifiche.
L’iniziativa si inserisce inoltre nell’attuazione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS) e punta alla costruzione di un sistema territoriale in grado di riconoscere e proteggere il ruolo di chi si prende cura di un familiare, con particolare attenzione alle persone affette da disturbi neurocognitivi.
Dopo la pausa estiva, il programma riprenderà al Centro per le Famiglie di corso Garibaldi con due nuovi appuntamenti. Il primo è il ciclo “Informare e accompagnare futuri Amministratori di sostegno”, curato dall’associazione Martino odv. Il secondo, “Dialogare con cura”, propone incontri di biblioterapia rivolti a chi assiste familiari anziani, a cura delle assistenti sociali dell’Ambito Noncello.
L’obiettivo, in prospettiva, è andare oltre la logica dell’intervento emergenziale e costruire una politica stabile di sostegno. Perché prendersi cura di chi cura significa, in ultima analisi, rafforzare l’intera rete sociale: trasformare il sostegno ai caregiver da risposta all’emergenza a politica strutturale.
