Intitolata la piazzetta a Luigia Tagliariol ved. Tomadini

PORDENONE – Pordenone ha una nuova targa e una nuova memoria condivisa: lo spazio tra il municipio e via Rivierasca, alle spalle di piazzetta San Marco, è diventato piazzetta Luigia Tagliariol ved. Tomadini (1890-1979), imprenditrice pordenonese. Per tutti era “la signora Gigia”, la donna che dal 1924 guidò per mezzo secolo il pastificio di famiglia trasformandolo in una delle realtà industriali più solide del Friuli.

L’intitolazione nasce da una proposta della FIDAPA – Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, sezione di Pordenone, accolta e deliberata dall’amministrazione comunale. Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco Alessandro Basso, l’assessore Walter De Bortoli, la giunta e il consiglio comunale, le autorità civili e militari, il parroco di San Marco e i nipoti Tomadini, insieme alla storica macchina per la pasta collocata nella piazzetta e restaurata dalla famiglia.

“Questa intitolazione è il frutto di un percorso politico preciso — dichiara il sindaco Alessandro Basso — una scelta di questa amministrazione verso le donne, verso la storia industriale della città e verso una memoria che a Pordenone deve continuare a vivere. Tomadini è il simbolo di una famiglia e insieme di una Pordenone industriale che si è poi trasformata in un grande catalizzatore di eventi e di cultura, fino a diventare Pordenone capitale italiana della Cultura 2027: quel passaggio industriale è una delle radici del riconoscimento di oggi, grazie al genio di uomini e donne che hanno saputo interpretare il cammino dall’industria al sapere. Un grazie all’assessore Walter De Bortoli, che ha seguito il percorso con la competenza di chi fa questo mestiere da quasi cinquant’anni e ha il compito di traghettare verso le nuove generazioni questi principi e questi valori.”

Il sindaco ha poi spiegato il senso della scelta: “Abbiamo deciso di portare il riconoscimento verso le donne oltre il perimetro della sola commissione pari opportunità e oltre la dimensione dei convegni, per renderlo concreto e tangibile. Donne come la signora Tomadini sono state pioniere in tempi ben diversi dagli attuali e hanno aperto coraggiosamente la strada, capaci di essere madri, mogli e nonne e allo stesso tempo capitane d’industria. Se oggi altre donne ricoprono ruoli di primo piano è anche merito loro. La città riconosce tutto questo in uno dei luoghi più belli e significativi, verso la famiglia, verso una grande donna e verso tutte le donne che passeranno di qui e si riconosceranno in questa intraprendenza.”

A raccontare la nonna è stato il nipote Luigi Tomadini, che ne porta il nome. “Per noi nipoti oggi è una giornata commovente — ha detto —. La parona era lei, fino alla fine: quando nel 1968 entrammo nella fabbrica nuova, chiese subito dove fosse la stanza per dormire, ricavò uno spazio, ci mise una branda e la piastra per il caffè e continuò a passare le notti in azienda a controllare la produzione e i conti. Da Tomadini il rapporto era un rapporto di famiglia: si lavorava, si soffriva e si gioiva insieme, con generazioni intere di persone che si sono succedute accanto a noi, un fratello dopo l’altro, un nipote dopo lo zio. Grazie alla FIDAPA, al sindaco e all’assessore De Bortoli per aver voluto ricordare una donna che nel 1924 è rimasta sola con cinque figli e ha speso tutta la vita nel lavoro.”

L’iniziativa arriva da un’associazione presente a Pordenone da 48 anni e in Italia da 95, con una missione dedicata alla promozione della figura femminile nell’arte, nelle professioni e negli affari. La figura di Luigia Tagliariol era emersa nel biennio 2005-2007 da una raccolta di biografie delle donne protagoniste del territorio nel secolo scorso, curata dalla sezione pordenonese: da quelle pagine è nata la proposta poi portata all’amministrazione comunale. “Esprimiamo la nostra più sentita gratitudine al sindaco, all’assessore De Bortoli, alla giunta e al consiglio comunale per aver reso possibile un’intitolazione attesa da tantissimi anni — afferma Romanina Santin, presidente della FIDAPA di Pordenone —. Ripresentata pochi mesi fa, è stata seguita con passione e impegno, e così si è realizzato un sogno per le fidappine: intitolare una piazzetta a una persona che ha davvero segnato il territorio. Un riconoscimento doveroso a una protagonista della nostra storia e un esempio per le generazioni future. Grazie anche alla commissione pari opportunità, che ha sostenuto l’iniziativa per la valorizzazione della donna.”

Chi era Luigia Tagliariol ved. Tomadini**

Nata nel 1890 in una famiglia pordenonese di commercianti di ferramenta e lavorazione del ferro battuto, sposa e madre di cinque figli, nel 1924 rimase vedova quando la più piccola, Giuseppina, aveva diciassette giorni di vita, e prese in mano il pastificio fondato dai Tomadini nel 1843. Con la garanzia bancaria della famiglia d’origine liquidò le quote dei cognati, che mantenne al lavoro in azienda, e frequentò la scuola la sera per acquisire gli strumenti necessari a guidare l’impresa, in un’epoca in cui il diritto di famiglia riservava l’eredità ai figli, che le conferirono il mandato a rappresentarli.

Negli anni Trenta acquistò l’ex cartiera e vi trasferì la produzione da via della Motta, per aumentare automazione e volumi; negli anni Quaranta aprì un secondo pastificio ad Arezzo, affidato ai figli Lorenzo e Giovanni, facendo la spola tra i due stabilimenti mentre a Pordenone restavano Arcangelo e Gino.

Portò la propria residenza accanto alla fabbrica per seguire il lavoro anche di notte. Nel 1959 realizzò la centrale idroelettrica del Maglio, che ancora oggi porta la scritta Tomadini, affiancandola a due centraline già acquistate e a un elettrodotto proprio, così da rendere autosufficiente un’azienda fortemente energivora. Negli anni Sessanta rilevò in affitto d’azienda i pastifici ICA di Portogruaro, Quadrivio di Codroipo e Menazzi di Udine, ampliando capacità produttiva e penetrazione commerciale con un impegno finanziario contenuto. Nello stesso periodo il panificio prese la propria autonomia dal pastificio, che nel 1968 si trasferì nel nuovo stabilimento di via Benedetto Marcello, allora tra i più moderni, mentre la pasta Tomadini arrivava in molti Paesi del mondo. Guidò l’impresa fino a 84 anni, ricevette il cavalierato al merito del lavoro e si spense nel 1979.

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