La settimana macroeconomica ha riportato l’inflazione al centro dell’attenzione dei mercati. Negli Stati Uniti i prezzi al consumo hanno accelerato ad agosto, con un aumento mensile dello 0,4%, mentre anche i prezzi alla produzione sono cresciuti dello 0,4%. Dati che confermano pressioni sui prezzi ancora presenti e mantengono alta l’attenzione sulle prossime decisioni della Federal Reserve. In Europa il quadro resta contrastato: l’economia dell’Eurozona è cresciuta dello 0,6% nel secondo trimestre e il sentiment degli investitori ha raggiunto a settembre i livelli più alti degli ultimi quattro anni, ma le difficoltà delle principali economie europee non sono ancora superate. In Germania l’inflazione di agosto è stata confermata al 2,9%, mentre produzione industriale ed esportazioni hanno deluso le attese. Anche dalla Francia arrivano segnali di debolezza, con la produzione industriale in calo dello 0,4% a luglio e una revisione al ribasso delle previsioni di crescita. Segnale più positivo dall’Italia, dove la produzione industriale di luglio ha superato le attese. In Asia spicca il Giappone, dove l’inflazione alla produzione è risultata superiore alle previsioni e il PIL del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo, rafforzando le aspettative di un possibile ulteriore rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan. In Cina l’inflazione ha mostrato segnali di ripresa, mentre le esportazioni hanno registrato una forte crescita, contribuendo all’aumento del surplus commerciale. Positivi anche i dati della Corea del Sud, con una forte crescita del PIL nominale nel secondo trimestre. Sul fronte delle materie prime, il petrolio si mantiene su livelli elevati, mentre l’oro ha reagito positivamente dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione americana. Movimento positivo anche per Bitcoin, che dopo essere sceso nell’area dei 77.000 dollari è rimbalzato verso i 79.000 dollari in seguito ai dati sull’inflazione statunitense. Nel complesso, la settimana restituisce l’immagine di un’economia mondiale ancora in crescita ma a velocità differenti, con Stati Uniti e Asia relativamente più dinamici e un’Europa che continua a mostrare alcune fragilità. Inflazione, andamento dell’economia e prossime decisioni delle banche centrali restano quindi le principali variabili da seguire nelle prossime settimane.
Dott. Alessandro Pazzaglia, consulente finanziario autonomo www.pazzagliapartners.it
