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martedì , 6 Gennaio 2026

A proposito di lupi: tra avvistamenti e memoria storico-culturale. Nostra inchiesta

FVG – “Attenti al lupo: ora gli piace la città”: così titolava lo scorso dicembre un settimanale nazionale – Una riflessione a tutto campo sull’animale che nel corso dei secoli ha segnato anche una parte della cultura dell’uomo.

di Enzo Marigliano*

Negli ultimi mesi del 2025 in molte località montane della Regione vi sono stati avvistamenti di piccoli branchi di lupi; ne è stato avvistata anche un branco nella pedemontana pordenonese, e molte località italiana, quasi in contemporanea hanno dato notizia della loro presenza in aree urbane: un esemplare fotografato in piazza a Valdobbiadene; ad Ospitale, nel Cadore, il sindaco ha emanato un ordinanza per mettere in guardia agricoltori e pastori; a Montenero di Bisaccia in Molise sono state sbranate pecore, mentre cuccioli sono stati rintracciati addirittura a Rimini ed Ancona.
Secondo l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca ambientale) i lupi monitorati in tutto l’arco montano, sia alpino che appenninico, sarebbero 3.500 e l’UE, proprio lo scorso anno, ha declassato lo stato di protezione del canide per cui nel nostro Paese la legislazione ha stabilito che, dal 2025, si potessero abbatterne fino ad un massimo di 160 esemplari. Del resto, tra il 2017 ed il 2024 vi sono stati venti attacchi contro persone.

Va anche rilevato – sempre secondo dati ISPRA – che tra il 2019 ed il 2023 sono morti 1.600 lupi (449 solo nel 2023) la maggior parte perché investiti da auto; il 13% ad opera di bracconieri, agricoltori o pastori a difesa delle loro proprietà.

Secondo Gianluca Damiani, autore del libro «Storie di lupi»: “…questi animali sono in grado di abbattere prede di 200 chili. Se non ci attaccano è perché ci vedono antagonisti, predatori o custodi di risorse alimentari. Il problema vero del loro riavvicinarsi ai centri urbani è determinato dai rifiuti che li attirano.”

UN BREVE EXCURSUS STORICO

Nei secoli passati il lupo è stato parte centrale dell’immaginario umano, percorrendo tuttavia strade e storie fra loro diversissime. Uno dei migliori libri che si è posto l’obiettivo di sviluppare un indagine a tutto campo sul mito del lupo lo dobbiamo a Michel Pastoureau dalla cui lettura emergono dati e conoscenze davvero inaspettati.

Si parte, innanzitutto, dal rilevare che in nessuna grotta del paleolitico superiore le pareti riportano riproduzioni di lupi che, pure, dovevano certamente essere numerosi. Già questo è un mistero, cui personalmente non avevo mai fatto caso. Dobbiamo attendere le mitologie greca e romana per incontrare la figura del lupo che, di volta in volta è rappresentato come essere famelico, ladro, subdolo nemico di pastori e delle loro greggi. Roma, in realtà, fa un balzo culturale in avanti affidando al mito della lupa inviata da Marte per fornire il latte ai piccoli Romolo e Remo ed assegnando in tal modo un posto determinante (assieme all’aquila) nel mito fondativo dell’urbe.
Sarà il medioevo a mettere al centro dei “bestiari” il lupo che, invece, nella tradizione biblica, non appare se non di sfuggita.

Nel cristianesimo il lupo ricorre ad ogni astuzia pur di raggiungere i suoi scopi non esitando ad indossare la pelle di una pecora per insinuarsi nel gregge (Matteo, 7, 15) diventando in tal modo l’immagine del falso profeta che si traveste per sedurre le pecore del Signore sviandole dalla retta via. Non a caso il mondo monastico realizzerà splendide immagini per rappresentare il lupo come inviato del demonio. Quanto mai significativo l’incontro a Gubbio tra S. Francesco ed il lupo che viene ammansito dalla forza divina emanata dal Santo assisano che lo chiama “fratello lupo”.

Così come San Biagio, Vescovo di Sebaste, costringe un lupo a restituire ad una povera vedova un maiale rubatole. L’episodio è di notevole interesse solo grazie ad una miniatura presente in un manoscritto datato tra il 1340 ed il 1345 in cui compare una candela e dato che la festa del Santo cade il 3 febbraio, si è desunto da tale immagine la Festa della Candelora.

La Chiesa è giunta a santificare un San Lupo (395 – 479) individuandolo in un compagno di missione di San Germano d’Auxerre, poi Vescovo di Troyes, reso celebre per aver fermato Attila e per i numerosi miracoli, soprattutto guarigioni che lo resero venerato ed invocato proprio contro i lupi ed, in genere le bestie selvatiche.
Certo, il medioevo ha prodotto accanto alla pletora dei bestiari immaginari usciti dagli “scriptoria” dei Monasteri, anche l’idea del lupo mannaro e del lupo stregone, ma ha prodotto anche emblemi araldici dei feudatari che negli scudi e negli stendardi apponevano il lupo come rappresentazione di forza e coraggio.

Tra ‘700 ed ‘800 se ne è fatto il personaggio chiave della favolistica e delle fiabe recuperate anche dal passato della Grecia classica: si pensi a «Il lupo e il cane» ed «Il lupo e l’agnello» entrambi di La Fontaine, oppure a «Il lupo e i sette capretti» ed al famosissimo «Cappuccetto rosso» entrambi dei fratelli Grimm i quali non esitano a dare due versioni diverse di entrambe le fiabe con finali opposti: drammatico o a lieto fine.

La nostra epoca si è sbizzarrita in cartoni animati e riproduzioni del lupo di peluche, e tuttavia restano, come abbiamo visto all’inizio, le ansie e le paure di una realtà che, anche agli albori del XXI secolo rendono quest’animale un ambivalente personaggio nella scena del difficile, e spesso controverso rapporto, tra uomo e natura.

*Ricercatore medievalista

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