La “famiglia del bosco” e quella commerciale dell’influencer: due pesi e due misure che non rispettano la società
“Ne avevamo parlato ormai più di tre anni fa, denunciando la pericolosità dei social network per i giovani, in particolare i minorenni. Parole e indicazioni che nell’euforia digitale del momento non erano state prese nella giusta e dovuta considerazione, ma che successivamente attraverso l’Associazione Culturale Studium Fidei erano state evidenziate anche nella Carta di Trieste sull’Intelligenza artificiale.
Ci eravamo chiesti e lo avevamo fatto pubblicamente, quali controlli venissero effettuati nei confronti di imprenditrici e imprenditori digitali che nella loro quotidianità sui social network proponevano filmati con i propri figli minorenni. Avevamo anche posto la questione su chi fosse l’autorità pubblica competente per vigilare sulla giungla degli influencer protagonisti di azioni commerciali non espressamente dichiarate, realizzate anche coinvolgendo i minorenni nei loro profili pubblici e commerciali.
Nel periodo delle festività natalizie, poi, abbondavano i cosiddetti unboxing di regali sotto l’albero natalizio, abilmente scartati assieme ai bambini davanti alle videocamere. Tanta tenerezza commercialmente indirizzata, a volte in attici da favola e su profili in cui la ricchezza veniva ampiamente ostentata. Eppure, in queste situazioni, nessuno si è scomodato di fare la morale e di sindacare sull’educazione di quei ragazzini. Con ben impresse queste immagini, siamo rimasti basiti da quanto accaduto nelle ultime settimane alla cosiddetta “famiglia nel bosco”. In questo caso la familiarità è stata violata e la magia del Natale è stata pesantemente condizionata.
Ci troviamo difronte a una durezza e a una severità riservata a una famiglia che viveva una vita tranquilla, non urlata ma semplice e dignitosa, mentre nulla è stato fatto nei confronti di coloro i quali hanno inteso insegnare e imporre uno stile di vita sopra le righe e spesso privo di valori, coinvolgendo sulle piattaforme dei social network milioni di persone e consentendone una ampia conoscibilità. È difficile affermare di non aver visto quanto accadeva, perché ampiamente documentato anche dai media tradizionali. Due pesi e due misure che lasceranno un segno indelebile nella vita di una famiglia che all’effimero dell’ostentazione, ha preferito la stabilità nel rispetto della natura”.
Mons. Ettore Malnati, teologo e presidente dell’Associazione Culturale Studium Fidei e Andrea Bulgarelli, giornalista e comunicatore e coordinatore della Carta di Trieste sull’Intelligenza artificiale
