FIUMICELLO (Udine) – Una condanna all’ergastolo e tre a 17 anni e mezzo. Queste le richieste del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco nei confronti dei quattro 007 egiziani accusati di avere sequestrato, torturato e poi ucciso Giulio Regeni. Le condanne sono state chieste oggi nel corso del processo a Roma.
La sentenza del processo sul ricercatore friulano di Fiumicello (Udine) ucciso nel gennaio del 2016 al Cairo è fissata per il 28 settembre, come deciso dalla Prima Corte d’Assise di Roma al termine della seconda udienza in cui hanno preso la parola i difensori degli imputati.
L’uomo per il quale è stato chiesto l’ergastolo è Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, il maggiore delle forze militari egiziane.
La sua legale, l’avvocata Annalisa Ticconi, durante l’ultima arringa ha fatto leva sul fatto che tutte le testimonianze di persone “legate in maniera indissolubile alla dissidenza nei confronti del regime di Al Sisi, siano inutilizzabili”.
Per la legale, “il carico probatorio portato dalla procura per contestare i reati si compendia in due blocchi”: “un primo segmento che è composto dagli atti che l’Egitto ci ha fornito, penso alla memoria del computer, per esempio; tutte quelle prove che hanno permesso ai giudici di andare avanti per accertare l’osservazione che era stata fatta dalla National Security; poi abbiamo un secondo blocco, imputabile all’attività investigativa della famiglia Regeni svolta attraverso il suo legale”.
Come è noto le persone avvisate del sequestro, tortura e uccisione di Giulio Regeni non sono mai state in aula a Roma. Presenti a tutte le udienze, invece, i genitori di Giulio.
