PORDENONE – La crisi di Electrolux e la concorrenza cinese impongono una nuova politica industriale. Confindustria Alto Adriatico prepara un progetto per difendere competenze e produzione, mentre guarda a infrastrutture, formazione e nuovi investimenti.
Difendere la manifattura europea dalla concorrenza cinese, salvare il patrimonio industriale dell’elettrodomestico, attrarre nuove imprese e rafforzare infrastrutture e formazione. È questa la rotta indicata dal presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, nella tradizionale conferenza stampa estiva dedicata allo stato dell’economia.
Nonostante un contesto internazionale segnato da guerre, instabilità e nuovi equilibri economici, Agrusti vede un territorio ancora capace di reggere l’urto. «Il sistema industriale dell’Alto Adriatico conserva vitalità e forza», ha detto, avvertendo però che la pressione della concorrenza cinese riguarda ormai tutti i principali comparti manifatturieri, dall’automotive all’elettrodomestico, fino al tessile e al legno-arredo.
Proprio all’Europa Confindustria chiede un cambio di passo, con misure capaci di riequilibrare una competizione ritenuta oggi impari sul piano commerciale, salariale e ambientale. Una sfida che, secondo Agrusti, non si gioca più solo sui costi: la Cina compete ormai anche nei prodotti ad alta tecnologia.
Il dossier più delicato resta quello di Electrolux. Pur senza entrare nel merito del piano aziendale, che prevede una forte riduzione degli organici e una maggiore specializzazione nelle produzioni di fascia alta, Agrusti ritiene che non sia sufficiente. Confindustria Alto Adriatico sta infatti elaborando un progetto parallelo per salvaguardare il patrimonio di competenze costruito in decenni di produzione. «A Pordenone sappiamo fare elettrodomestici. È parte della nostra cultura industriale e del nostro futuro», ha affermato. Il confronto con azienda e sindacati entrerà nel vivo a settembre.
La crisi dell’elettrodomestico, secondo Agrusti, è però il riflesso di una difficoltà più ampia della manifattura europea. Da qui la proposta di costruire un fronte comune tra imprese e lavoratori dei territori colpiti, spostando il confronto a livello europeo.
Parallelamente, Confindustria punta su logistica e attrazione di investimenti. L’Interporto di Pordenone e il sistema logistico dell’Alto Adriatico vengono indicati come infrastrutture decisive, mentre l’investimento da 220 milioni di euro annunciato da Kronospan rappresenta un segnale importante per il territorio.
Un altro pilastro è il capitale umano. Agrusti ha rivendicato i risultati del “Sistema Alto Adriatico”, che mette in rete università, ITS, poli tecnologici e imprese. Gli ITS di Pordenone, con circa 300 iscritti e un tasso di occupazione molto elevato, vengono indicati come uno dei principali strumenti per rispondere alla domanda di tecnici qualificati.
Tra le proposte più innovative c’è anche quella di un intervento pubblico più incisivo nell’economia. La Regione, secondo Agrusti, dovrebbe valutare un ruolo non solo di finanziatore ma anche di partner industriale nelle imprese strategiche, seguendo il modello delle grandi partecipazioni statali.
Sul fronte del lavoro prosegue inoltre il Ghana Project, che ha già portato in Italia circa 400 giovani tecnici formati e destinati alle imprese. Per favorire nuovi inserimenti Confindustria lavora anche al progetto dei Workers Hotel, strutture dedicate all’accoglienza dei lavoratori stranieri nelle aree industriali.
La strategia di sviluppo guarda infine anche alla qualità del territorio, dalla sanità con il rafforzamento del CRO di Aviano fino alla cultura, con il sostegno a Pordenonelegge. Per Agrusti la competitività non dipende solo dalle fabbriche, ma anche dalla capacità di offrire servizi, formazione e qualità della vita. Una visione riassunta con una citazione finale: «L’ottimismo della volontà è la componente fondamentale».
