Inflazione sale ma le borse tengono; Gli indici consolidano, in risalita l’oro

MERCATO AZIONARIO

Settimana di consolidamento quella vissuta dalle borse internazionali dopo i record delle precedenti ottave dove in particolare gli indici americani erano riusciti ad aggiornare i massimi assoluti. Un movimento che si era anche caratterizzato da una cerca accelerazione nel momentum di breve, con qualche evidenza di ipercomprato negli indicatori.

Segnali che vanno comunque letti sempre nel contesto generale: la forza dell’azionario è una diretta conseguenza di dati macroeconomici e fondamentali usciti nell’ultimo mese e le situazioni di ‘stress’ sono da interpretare come indicazioni di forza più che di anomalia.

Per quanto riguarda Wall Street, l’indice S&P 500 scende durante la settimana ma chiude ritracciando di poche posizioni (-0,3%), distanziandosi quindi poco dai recenti top di periodo. Per quanto riguarda il Nasdaq 100, anche l’indice a prevalente contenuto tecnologico, dopo il forte uptrend dell’ultima fase di mercato (+14% dai minimi di fine settembre), ha avuto la necessità di rifiatare nel brevissimo ma chiudendo sopra quota 16.200 punti (-1% nella settimana). Non si modifica quindi il quadro generale per le principali borse americane che, nel loro andamento, poi fanno da guida anche alle altre. Nell’ottava, le borse europee hanno avuto invece una resa migliore, tenendo comunque conto che nelle scorse settimane vi era stata una evidente sovraperformance di Wall Street, rinvigorita dall’ultima stagione degli utili e dalle notizie circa le nuove soluzioni di contrasto al Covid (Pfizer). I segni in territorio negativo hanno colpito in particolare i comparti di tipo Growth (da qui anche la discesa più marcata del Nasdaq 100 rispetto all’S&P 500), mentre il ravvivarsi dei tassi di interesse USA hanno dato più resistenza ai comparti di tipo tradizionale ‘value’ e le dinamiche su inflazione e materie prime hanno sostenuto i corsi di Basic Materials e Chimica.

Proprio rispetto al tema dell’inflazione, gli indici hanno mostrato qualche maggiore elemento di volatilità, con l’indice Vix che dai minimi di area 15 si è spostato verso area 20, in un consueto ormai aumento temporaneo nel trend di breve. La nuova fiammata dell’inflazione USA pone infatti interrogativi anche per l’asset class azionaria, che finora in realtà, è riuscita a digerire bene l’attuale ambiente economico. Gli interrogativi degli investitori rimangono sulla relazione tra un persistente contesto inflazionistico e sulle possibili mosse delle banche centrali (ancora restie ad intervenire) e sulle implicazioni nella marginalità delle aziende.

Tra gli altri segmenti dell’azionario: in ripresa gli indici emergenti (Russia esclusa) mentre tra i settoriali/tematici cala il comparto auto (per la discesa di Tesla) mentre mettono il turbo gli auriferi, grazie alle dinamiche positive dell’oro. Bene ancora il tema delle energie pulite, dell’economia circolare e della blockchain.

MERCATO DELLE MATERIE PRIME

In ripresa le quotazioni delle materie prime, anche se l’andamento non ha premiato tutti i comparti. In gran spolvero i metalli preziosi (oro +2,6% a 1865 Dollari l’oncia, Argento +5%) ma anche l’alluminio tra i metalli industriali ed il caffè tra quelle alimentari. Manca all’appello solo il segmento di quelle energetiche, con il petrolio debole (-0,6%) ed il gas in profonda picchiata (-13%).

MERCATO OBBLIGAZIONARIO

In ambito obbligazionario, il focus del mercato resta incentrato sul ruolo dell’inflazione, in particolare dopo l’uscita dei dati negli Stati Uniti, che hanno attestato una nuova fiammata del livello dei prezzi al consumo. Un’inflazione che continua a rimanere elevata e che poco accenna a ritrarsi, confermando che lo sbilancio tra domanda e offerta è ancora presente su ampi settori dell’attività economica. Dopo un anno o quasi di lockdown o limitazione dei business, la ripartenza sta provocando quindi ‘colli di bottiglia’ che richiedono tempo per essere smaltiti.

Nel mese di ottobre, l’indice dei prezzi al consumo degli USA è salito al 6,2% su base annua, un livello top che non vedeva dal 1990. Anche su base mensile, l’aumento mensile (+0,9%) ha superato il consensus degli analisti, anche tenendo conto solo della parte ‘core’, ossia depurata dalle componenti energia ed alimentari. La Federal Reserve, sia nella parte di narrativa verso il mercato, sia in quella operativa decisionale, ha finora mantenuto un profilo ben delineato in tema di inflazione, considerandola un fenomeno passeggero e prospetticamente in calo nei prossimi trimestri.

Tuttavia, come diverse voci fanno notare, i livelli più alti dei pezzi delle commodities (oltre al tema dell’aumento dei salari) possono portare a minori profitti aziendali e una più bassa crescita potenziale, elemento che i tassi a lungo (30Y) nelle settimane scorse hanno in qualche modo già iniziato a scontare. Le parti a breve (2Y) e a medio lungo (10Y) continuano a raccontare storie diverse (essendo più vicine ai riflessi della politica monetaria della Fed): il tasso a breve è tornato a salire fino ad area 0,50%, di fatto scontando dei ritocchi (2) sul costo del denaro da parte della Fed nel corso nei prossimi 12-18 mesi. Il decennale americano si è anch’esso mosso verso l’alto, fino a sfiorare area 1,60% di yield, imitato anche dai rendimenti di altre aree geografiche.

Negativi, quindi, nell’ottava la generalità dei segmenti governativi, con ritracciamenti globali per gli indici e con i soli titoli inflation linked a non patire in termini di duration grazie all’indicizzazione all’inflazione. Un andamento, quello dei titoli inflation linked che trae naturalmente beneficio anche dalla nuova contrazione dei tassi reali: quelli USA si sono attestati in chiusura di settimana ai minimi del 2021 in area -116 bps.

Nella zona Euro, marginale risalita dei rendimenti del Bund decennale tedesco (da -0,30% a -0,25%) mentre il BTP pari scadenza è salito fin sopra l’1% per poi ritracciare sul finale d’ottava. La risalita dei free risk ha danneggiato le performance del corporate investment grade mentre l’high yield ha limato l’andamento leggermente al ribasso. Debole il debito emergente in hard currency, con un recupero invece delle esposizioni in valuta locale.

MERCATO DELLE VALUTE

In ambito forex continua il movimento del Dollaro USA, sospinto a piene vele dalle ipotesi più hawkish in tema di politica monetaria della Federal Reserve: il cross scende anche sotto quota 1,15, ai minimi degli ultimi mesi. Tra le altre valute, in recupero quelle emergenti dopo settimane difficili. Volatile il Bitcoin (63.600 $) che resta sotto i massimi, mentre, dopo i guadagni, consolida Ethereum.

 

Dott. Alessandro Pazzaglia, Consulente Finanziario Indipendente, mail info@pazzagliapartners.it iscritto all’Albo degli Ocf con delibera 1081 del 18/04/2019.




Condividi