Le Borse consolidano sui massimi, ancora pressione sui tassi, nuovi record per il Bitcoin

MERCATO AZIONARIO

Settimana di borsa di marginale debolezza per la buona parte dei listini azionari internazionali. Le borse americane vedono infatti flessioni tra l’1 e il 2%, con una maggiore debolezza per i titoli tecnologici che hanno più sentito la necessità di un consolidamento dei guadagni fatti.

Per l’S&P 500 c’è stato un modesto ritracciamento infrasettimanale che ha portato le quotazioni sotto quota 3.900 punti, con un close che però non muta in modo sostanziale il quadro tecnico del principale indice americano. L’andamento resta infatti al rialzo e guidato da una tendenza positiva che da inizio novembre non ha praticamente visto fasi correttive. Basti pensare che le vicende legate a Gamestop di fine gennaio hanno prodotto un mini ritracciamento del 4%-5%, rapidamente poi recuperato. Non si sono quindi intravisti, per il momento, motivi per mutare il quadro generale intermarket, con l’azionario che si trova ancora governato da elementi supportivi ‘di peso’, come la politica monetaria fortemente espansiva e un ciclo economico che si trova nella parte di recovery dai minimi dell’attività economica del 2020. Se l’emergenza Covid-19 prospetticamente per il mercato diventa sempre più gestibile, restano sul piatto un recupero degli utili importante (soprattutto negli USA) e tassi quasi garantiti ai minimi per almeno un altro biennio.

Per questo motivo le borse, in assenza di novità, prezzano uno scenario prospettico quindi decisamente positivo: il +4%dell’indice S&P 500 da inizio anno fa il paio con il miglioramento delle stime per gli utili per il 2021/2022/2023 (year to date tra il +3% e +5%). Anche dal punto di vista macroeconomico, i dati usciti recentemente negli USA hanno attestato un quadro di salute dell’economia migliore i quando ci si potesse aspettare. In questo che sembra un ambiente idilliaco per gli indici azionari stazionano comunque fattori dinamici da valutare in termini di mancato raggiungimento delle attese di mercato. Le nuove varianti del Covid e i timori per nuovi lockdown sono uno degli elementi, così come un riacutizzarsi della tensioni geopolitiche tra USA e Cina.

A queste, però, si è aggiunto proprio nell’ultima fase di mercato un nuovo tassello e rappresentato dal rapido apprezzamento dei tassi e delle prospettive di inflazione. Se queste ultime sono ‘figlie’ di un effetto economico di rebound dal 2020 (ripresa delle produzione e scarse scorte), sui tassi non va dimenticato che la parte lunga è, almeno per il momento, non direttamente presidiata dalla Fed, come invece avviene per il tratto breve. Se l’aumento avvenuto non è di per sé tale da modificare il quadro generale dei mercati (è infatti più rilevante in percentuale che in assoluto), comunque è sufficiente per raffreddare leggermente sul breve il tono dell’equity e spostare soprattutto qualche dinamica settoriale.

Non a caso i settori e i temi più di indole ‘growth’ hanno già iniziato a vedere qualche presa di beneficio, dopo diversi mesi di salite sospinte più che dai fondamentali da un eccesso di domanda/scarsità di offerta di mercato. Tra i settori invece più in salute da evidenzia energetici, finanziari e materiali di base . In aumento il Vix tornato sopra il livello critico in area 20.

MATERIE PRIME

In ambito materie prime, i movimenti di reflazione hanno portato ad un chiaro andamento nei vari segmenti delle commodities. Ancora forti i metalli ad uso industriale (Rame +8%, Nickel +5%) e anche quelli energetici, con il freddo record in Texas che sta provocando inoltre un rialzo generalizzato dei prezzi delle commodities energetiche. Il petrolio consolida attorno ai 60 Dollari al barile. Debole invece l’oro, danneggiato dalla discesa dei tassi reali e rimasto nell’area dei minimi degli ultimi mesi.

 

 

 

MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Le dinamiche più rilevanti nel mondo obbligazionario sono senz’altro da rinvenirsi sull’aumento dei tassi di interesse sui titoli di stato dei paesi sviluppati. Una risalita, quella del free risk, legato al miglioramento delle stime economiche e non, almeno per il momento, a variazioni delle scelte di politica monetaria da parte delle banche centrali. L’impatto della risalita dei tassi assume ora un ordine di grandezza significativo, soprattutto per i titoli di stato americani. Il decennale USA, infatti, è aumento nelle ultime 5 sedute di ben 13 basis point e l’incremento da inizio anno si attesta a oltre 40 punti base.

Un percorso che punta ormai verso quei livelli che la parte medio lunga della curva aveva prima del crollo dovuto alla pandemia, ossia area 1,40%-1,50%. Secondo alcuni, però, lo slancio, anche dettato da un impatto più significativo dell’inflazione nei prossimi trimestri potrebbe dare spinta per raggiungere, tra il 2021 e il 2022 anche soglie più elevate, come il 2% o anche oltre.

La banca centrale americana ha già affermato che le politiche accomodanti dureranno ancora per molto perché sono gli obiettivi economici stessi ad essere lontani dal raggiungimento. Il quadro ad esempio del mercato del lavoro è quello probabilmente con il gap più rilevante da coprire se si intende tornare ai livelli pre pandemici. Il che equivale a dire che le possibilità di variazioni della politica monetaria fino a fine 2022 sono praticamente impossibili.

Si tratterebbe quindi di riportarsi in una situazione dove l’inclinazione della curva (differenziale tra le scadenza 10Y e 2Y) abbia davanti a sé ancora strada da percorrere, visto il valore corrente a 120 bps. Nei precedenti periodi di riposizionamento della curva (1992, 2003, 2010 e 2014) il differenziale è salito fino a 200-250 punti base. Scenari che non includono ipotesi di ‘tapering’ (riduzione degli stimoli monetari), ancora premature nell’attuale contesto di mercato. I numeri di questa settimana vedono quindi ribassi significativi per il mondo del reddito fisso: il rialzo del free risk impatta infatti non solo sui titoli governativi ma anche, sebbene in misura minore, sulla parte più alta del corporate investment grade, dove la compressione degli spread di credito non è sufficiente ad assorbire il movimento sui tassi.

La dinamica di incremento degli yield sulle scadenze medio lunghe non è però ad appannaggio dei soli Stati Uniti: il Bund decennale si è mosso verso area -0,30%, livello che non vedeva dallo scorso giugno mentre il BTP italiano, dopo la discesa dovuta alla nomina di Draghi, ha seguito la tendenza generale, con un rendimento finale attestatosi a quota 0,64%.

Tra gli altri segmenti obbligazionari, deboli gli emergenti mentre il corporate ad alto rendimento ha sostanzialmente tenuto le posizioni della settimana precedente.

MERCATO VALUTARIO

Per quanto riguarda il mercato forex, il cambio Euro Dollaro sembra aver completato il round bottom tra 1,20 e 1,21. La valuta americana sembrava poter avere a supporto i dati macro ma la forza dell’Euro ha comunque prevalso con un close sopra area 1,21. Deboli invece le valute emergenti.

Il Bitcoin ha consolidato la propria fase rialzista, raggiungendo e superando anche quota 50.000 Dollari.

 

Dott. Alessandro Pazzaglia  Consulente Finanziario Indipendente info@pazzagliapartners.it 335/7632725




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