Le Parole di Powell: Fed accomodante, nuovi record per le borse USA

MERCATO AZIONARIO

Le borse azionarie internazionali hanno mantenuto per gran parte dell’ottava una tendenza complessivamente positiva, sia per i paesi sviluppati sia per quelli emergenti. Un andamento che ha portato l’indice azionario globale MSCI World a chiudere con +1,8% di progresso, migliorando ulteriormente la già buona performance del 2021. Un segno più che arriva grazie soprattutto al buon tono di Wall Street, dove l’S&P 500 (+1,5%) ha raggiunto un nuovo storico traguardo, mettendo la bandierina anche su quota 4.500. Più tonico il Nasdaq 100 (+2,2%) che ha rotto gli indugi nelle prime sedute della settimana e ha oltrepassato con vivacità area 15.000, sfruttando al massimo il boost offerto dall’approvazione definitiva da parte della FDA del vaccino Pfizer/Biontech. La questione Covid resta un punto costante di valutazione, soprattutto sul tema della variante Delta, tuttavia, come nel 2020, pare essere un elemento di disturbo transitorio, superabile e non strutturale. L’indice Vix, dopo lo spyke della settimana scorsa fin quota 25, si è poi riportato su valori decisamente più bassi, attestando la maggiore distensione dopo la mini discesa degli indici nel post Ferragosto.

La dinamica positiva vista nella prima parte dell’ottava è stata accompagnata da altri elementi di valutazione da parte degli investitori, concentrati sul simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole ed in particolare all’intervento del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. Un’attesa forse caricata fin troppo di importanza, anche perché diversi esponenti del FOMC hanno già dato in queste settimane qualche pillola di quanto sta valutando la banca centrale americana, ossia un primo, iniziale ritiro degli stimoli monetari, misura che va di pari passo con i miglioramenti visti sul piano economico. Gli aspetti relativi alla politica della Fed sono certamente importanti, al pari della dinamica degli utili aziendali che resta ancora caratterizzata da un buon momentum (soprattutto per USA ed Europa). Powell alla fine è stato decisamente accomodante, dando l’impressione di non voler turbare i sogni (ancora) estivi dei mercati.

Per quanto riguarda le altre borse, per quelle europee l’andamento è stato meno tonico, se pur positivi: Stoxx 600 +0,8%, FTSE Mib e Dax di poco sopra lo 0. I listini del Vecchio Continente sono rimasti in attesa di direzionalità da parte di Wall Street, in una settimana dove la riunione periodica della BCE non ha portato particolari novità nel contesto generale. In rimbalzo invece le borse asiatiche, sia nella componente sviluppata, sia per quella emergente. Nikkei e indici cinesi infatti recuperano terreno (+2%/+3%) dopo gli scivoloni delle scorse settimane e dove, specie per gli i listini di Pechino, era piombato un cupo pessimismo da parte degli investitori, preoccupati dai prospettati interventi normativi del governo.

A livello settoriale e tematico, si è visto un recupero di quei settori molto penalizzati nella settimana precedente come Auto, Banche ed Energia/Materials, questi ultimi favoriti dal recupero del prezzo del petrolio e delle materie prime. Deboli Utilities e Telecom, visto il rialzo dei rendimenti free risk negli Stati Uniti. Tra i tematici, ottimi punti per temi di nicchia tech (+4% per Cyber, AI, Ecommerce, Cloud), favoriti dal ritorno verso stili di investimento più prettamente ‘growth’.

MATERIE PRIME

L’andamento del paniere generale è stato caratterizzato da un saldo positivo (+5,7%) dopo il ribasso della scorsa settimana: l’apporto maggiore arriva dal prezzo del petrolio che con un +10% di variazione weekly rimbalza dai supporti/minimi di periodo. L’incidente della Pemez in Messico, tensioni geopolitiche e il calo delle scorte i driver principali. In rimbalzo anche gli andamenti delle materie prime industriali e agricole. Oro in rafforzamento (+2%) sopra quota 1.800 Dollari l’oncia.

OBBLIGAZIONARIO

In ambito reddito fisso, settimana di debolezza per gli indici obbligazionari governativi, in ritracciamento generalizzato nelle diverse aree geografiche. L’andamento recente dei tassi USA (scadenza decennale) ha visto infatti un aumento dei valori, con una configurazione tecnica che resta improntata ancora a quotazioni molto sacrificate (ben distanti dai top in area 1,75% a fine marzo) ma che hanno anche abbozzato una sorta di doppio minimo a quota 1,10%/1,15%.

Gli eventi di politica monetaria di questa settimana e soprattutto la riunione della Fed a settembre, secondo gli operatori di mercato, saranno probabilmente capaci di portare qualche elemento di variazione per il futuro. La banca centrale USA sa di doversi muovere in una sorta di strettoia fatta dalla necessità di iniziare a normalizzare la propria politica monetaria e, in parallelo, di non intralciare una ripresa post Covid sempre soggetta alle debolezze che potrebbero provenire dalle varianti del virus. Una normalizzazione che viene richiesta da alcune frange di governatori locali, come Esther George (a capo della Fed di Kansas City), secondo la quale il tapering (la diminuzione di acquisti di asset mensili) dovrà essere attuato anche nel caso di aumento dei contagi da Covid-19.

Una posizione che attesta probabilmente la necessità per la Fed di guardare anche al futuro, ossia di essere preparata (e con la ‘cassetta degli attrezzi’ pronta) qualora si verificasse un indebolimento dell’economia statunitense. Sullo sfondo resta il tema dell’inflazione nel breve: una elemento transitorio per la Fed ma che rimane nel gioco delle variabili da valutare ancora per un po’ di tempo, visto che le dinamiche Covid ancora non permettono una piena ricostituzione delle catene di approvvigionamento. Il decennale USA chiude quindi l’ottava a quota 1,30%, sotto il top settimanale dopo le parole nell’insieme accomodanti da parte di Powell, il quale ha smorzato i toni ‘hawkish’ e ha scisso la questione tapering da quello relativo all’aumento dei tassi di interesse. Secondo Powell, è la situazione del mercato del lavoro (in miglioramento ma ancora del terreno da recuperare) il driver per le leve di politica monetaria convenzionale.

Dall’altra parte dell’Oceano, in Europa, la BCE ha diramato le minute dell’ultimo board del 22 luglio scorso, dove i membri del consiglio hanno elaborato una guidance su tassi e politica monetaria certamente non più restrittive rispetto alla situazione attuale, ipotizzando tassi bassi invariati ancora più a lungo ed eventuali variazioni solo su valori effettivi di inflazione più elevati rispetto ai valori correnti o in anticipo rispetto ai propri orizzonti di stima. Il Bund tedesco nella sua scadenza decennale è tornato in area -0,40% (+7 bps, ma pur sempre comunque valori molto compressi), mentre il BTP pari scadenza è tornato ad un rendimento sopra lo 0,60%. La risalita dei rendimenti è stata aiutata dalle dichiarazioni del vice Presidente della BCE, Lane, che mostrano un outlook economico tutto sommato soddisfacente.

Tra le altre asset class: qualche debolezza nell’ambito nel corporate zona Euro mentre i è stato un buon recupero del comparto High Yield, più legato alla positività degli indici azionari.

MERCATO VALUTARIO

Il cambio Euro Dollaro dopo essere rimasto nella settimana tra 1,17 e 1,18, si è mosso al rialzo dopo le parole di Powell, che hanno smorzato la forza recente del Dollaro. In recupero alcune valute emergenti legate al petrolio come Nok, Real Brasiliano o alle materie prime come lo ZAR. In ripiegamento il Bitcoin dopo il raggiungimento di area 50.000 Dollari.

 

Dott. Alessandro Pazzaglia, Consulente Finanziario Autonomo, mail: alessandro@pazzagliapartners.it




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