Settimana positiva per i listini: tassi in discesa, salgono borse e materie prime

MERCATO AZIONARIO

La settimana di borsa è stata ancora improntata su un tono positivo per le diverse borse internazionali, con Wall Street ancora capace di ritoccare i propri massimi assoluti. L’allungo è consequenziale alla rottura al rialzo di quota 4.000 da parte dell’indice S&P 500, avvenuta nei primi giorni di aprile e che già preannunciava un mercato americano per nulla indirizzato a mutare la propria struttura tecnica primaria.

Un top a quota 4.170 punti (+1,4%) accompagnato certamente dall’euforia del momento per i nuovi record registrati per l’azionario (e i motivi che li sostengono) ma anche dai fenomeni speculativi del momento (l’ultimo è la quotazione di Coinbase con i suoi oltre 60 mld di capitalizzazione). Il movimento di continuo apprezzamento dei valori dell’indice da un lato prettamente tecnico fa emergere quelle che vengono chiamate situazioni di moderato ipercomprato (ossia di eccesso) sul breve termine. Dall’altro si confronta con i valori fondamentali: il +42% di incremento di utili per l’S&P 500 giustifica l’ottimismo dopo le perdite del 2020 (-18%) ma i test vanno fatti ad ogni rilascio dei dati aziendali.

Il primo quarter pare essere partito abbastanza bene con banche e finanziari che, come di consuetudine, sono i primi a mostrare al mondo il loro andamento dei conti. Come pronosticabile in parte, con mercati finanziari impostati positivamente (e il rialzo dei tassi a dare una mano in termini anche di margini di interesse), ricavi e utili per azione di JPMorgan, Goldman Sachs, Bank of America, e Citigroup hanno superato le stime degli analisti. Il gruppo dei finanziari ha anche evidenziato un impatto da perdite legate a Covid-19 inferiore a quanto si preventivava nell’anno precedente. Ma l’altra parte di Wall Street, ossia quella che negli ultimi anni ha rappresentato la componente più performante, quella Tecnologica, non è stata certo da meno come performance: Il Nasdaq 100 (+1,4%), torna infatti in area 14.000, quel livello toccato a metà febbraio prima della rotazione settoriale dettata dall’incremento dei tassi a medio lungo termine negli USA.

I mercati, in questo momento, tendono a non preoccuparsi troppo dei vari intoppi (in tutto il mondo) nello sviluppo dei piani vaccinali, ma hanno guardato piuttosto a quanto rilasciato in termini macroeconomici, con un rilascio di dati che irrobustiscono le attese sulla crescita americana per il 2021. Il calo nelle richieste di sussidi e i buoni dati su consumi e manifattura sono cresciuti: in particolare da considerare l’impatto positivo degli assegni di sostegno decisi dall’amministrazione Biden.

Nelle altre aree geografiche: positivo per effetto trascinamento l’Europa (+1,3%) mentre il segmento emergente è stato frammentato. Gli indici cinesi, nonostante i buoni dati sulla salute economica, continuano a non dare particolari soddisfazioni. Meglio altri emergenti come Russia e Brasile, sostenuti dalla ripresa del prezzo del petrolio. Scende ancora il Vix, ormai sotto quota 17, a conferma del rilassamento (forse eccessivo) da parte del mercato.

MATERIE PRIME

In ambito materie prime, la positività ancora presente sui mercati ha dato vigore a quelle commodities legate al ciclo economico: da quelle energetiche (petrolio +6%, tornato sopra quota 63 Dollari al barile) a quelle ad uso industriale (rame+3,1%). Anche i metalli preziosi sono stati positivi, per l’oro (+2% a oltre quota 1.750) per il calo dei tassi reali, per palladio e argento per motivazioni legate alle prospettive economiche.

MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Per quanto riguarda l’obbligazionario governativo sulla zona Euro le variazioni sono state complessivamente deboli, con una situazione di moderato aumento dei rendimenti, tanto sul segmento periferico, tanto sulla parte core. Per quanto riguarda infatti il Bund tedesco, il decennale rimane sui limiti superiori del range di variazione dell’ultima fase di mercato in area -0,25% / -0,30%. Dal punto di vista sostanziale, non emergono particolari novità dal punto di vista della politica monetaria, in attesa che i miglioramenti sul piano economico seguano, prima o poi, quanto è già visibile sugli aspetti macroeconomici americani.

Per quanto riguarda l’Italia, la falsariga è simile: i minimi di rendimenti raggiunti con l’avvento di Mario Draghi alla guida del governo italiano hanno lasciato il posto a moderati aumenti nella resa del decennale, con i livelli raggiunti in area 0,75%-0,80%.

Se nell’area Euro non ci sono stati particolari elementi di variazione nella percezione da parte degli investimenti, nell’area Dollaro, invece, qualche elemento di ‘rilassamento’ sul fronte tassi continua a notarsi. Non si può dire che lo ‘spauracchio’ di vedere un decennale americano impennarsi ancora (oltre i massimi raggiunti che hanno sfiorato l’1,80%) sia passato, ma quanto meno, sul breve, gli operatori hanno probabilmente avuto maggiore fiducia nelle parole della Fed. Secondo il presidente Powell, infatti, l’organo di politica monetaria della Fed manterrà il sostegno all’economia fino a quanto la ripresa sarà in gran parte completa, identificando quindi un gap importante ancora presente da colmare.

Per questo motivo, non cambieranno le modalità operative di intervento, con una politica sui tassi vicino a 0 e acquisti di obbligazioni per 120 miliardi di Dollaro al mese. Motivi per cambiare questa situazione sono solo con un netto miglioramento del mercato del lavoro (massima occupazione) e con il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione al 2%. Powell, ha aggiunto, come ulteriore nota, che il desiderio della Fed è che aumenti dei prezzi non diventino strutturali, il che avrebbe contropartite negative nel lungo termine. Se il decennale ha quindi perso circa 20 basis point dal picco massimo (close a 1,60%), il trentennale ha seguito lo stesso percorso, confermando la fase distensiva sul mercato dei governativi americani e anzi premiando quegli operatori che nel breve hanno acquistato duration.

Andamenti che hanno finito per premiare alcuni segmenti che avevano sofferto nello scorso mese: dagli inflation linked USA, ai governativi dei paesi emergenti fino al corporate USA caratterizzato da duration elevate. In particolare, nei paesi emergenti, i guadagni hanno dato vigore sia alle emissioni in hard currency, sia quelle in local currency. Il debito ad alto rendimento ha tratto infine ancora sostanziale beneficio dal buon corso dell’azionario, a cui è legato per motivi di correlazione al ciclo economico.

MERCATO VALUTARIO

Per quanto riguarda le valute, continua la fase di rebound per l’Euro che è tornato in area 1,20 verso il Dollaro USA: difficile decifrare l’ultima fase dopo aver visto minimi anche a quota 1,17. E’ probabile che questa fase che ci si stia muovendo in laterale da diversi mesi per capire se e come ci saranno divergenze nelle politiche delle banche centrali mondiali. Nuovi record per il Bitcoin (65.000) che poi ritraccia leggermente nel finale di settimana.

 

Dott. Alessandro Pazzaglia Consulente Finanziario Indipendente email : alessandro@pazzagliapartners.it




Condividi