PORDENONE – “Il coraggio delle donne sta nel non rifugiarsi nell’abitudine, nel non limitarsi a ciò che si è sempre fatto, ma nello scegliere consapevolmente che cosa cambiare e assumersene fino in fondo la responsabilità»: questo il forte richiamo del Presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, alla conferenza stampa sulla filiera tecnologico-professionale 4+2, svoltasi questa mattina, 16 gennaio, nella sede dell’Associazione.
Un passaggio con cui Agrusti ha riconosciuto il ruolo determinante delle dirigenti scolastiche protagoniste della sperimentazione, chiamate a esercitare visione, capacità di convincimento e responsabilità nel guidare il cambiamento nelle proprie comunità educative. Il Presidente ha sottolineato il valore della formazione tecnica e professionale come «missione educativa e civile», evidenziando come «il raccordo tra scuola e imprese non rappresenti una subordinazione del sistema educativo al mondo produttivo, bensì una crescita condivisa, fondata sulla qualità delle competenze e sulla centralità degli studenti».
In questa prospettiva, la filiera 4+2 è stata presentata come uno strumento capace di rafforzare il ruolo della scuola, restituendole la possibilità di incidere in modo più efficace sui percorsi di vita dei giovani, senza rinunciare alla propria autonomia culturale e formativa. Un passaggio significativo nel modo di intendere la formazione tecnica e professionale: non una scorciatoia né una riduzione dei contenuti, ma una riorganizzazione profonda dei percorsi formativi. Un’innovazione capace di rendere l’apprendimento più coerente con i profili degli studenti, più rispondente alle competenze richieste dal mercato e più efficace dal punto di vista didattico.
«Si tratta di un cambiamento che richiede coraggio – ha appunto sottolineato Agrusti in apertura – poiché implica il superamento di assetti consolidati e l’assunzione di scelte che coinvolgono collegi docenti, famiglie e territorio».
Raffaella Cerquetti, dirigente dell’IPSIA Torricelli di Maniago, ha raccontato come l’istituto sia stato tra i primi a cogliere la sfida della sperimentazione 4+2, «un progetto complesso che ha richiesto una riflessione profonda e una condivisione ampia di scuola e territorio, affinché avesse un valore reale e una concreta sintesi operativa di rete tra scuola, mondo aziendale e comunità locale.
Il percorso, approvato all’unanimità dal collegio docenti e dal consiglio d’istituto dopo mesi di lavoro condiviso, rappresenta un’occasione preziosa: offrire agli studenti una formazione più lunga e completa, con la possibilità di proseguire verso gli ITS Academy. Il 4+2 – ha aggiunto – ci permette di orientarli meglio e di far comprendere il valore di una formazione solida in quattro anni, con la possibilità di proseguire con gli ITS. La sperimentazione ha permesso una rivoluzione: grazie a un organico quinquennale distribuito su quattro anni, la scuola ha potuto introdurre numerose compresenze, favorendo il lavoro per gruppi di competenze e attività laboratoriali mirate.
Sono state realizzate ibridazioni innovative: ad esempio, tre ore settimanali di inglese per tutti e quattro gli anni, con la compresenza dell’ingegnere di meccanica o elettrotecnica per l’acquisizione della microlingua tecnica. Il percorso di manutenzione e assistenza tecnica integra meccanica, meccatronica ed elettrotecnica, offrendo una formazione ampia e sinergica. Lavorare su 4 anni non significa spalmare i contenuti, ma individuare le competenze in uscita e favorirne l’acquisizione attraverso canali diversi. Parte di esse viene acquisita direttamente in azienda, grazie a una rubrica condivisa con il comitato tecnico-scientifico e alla stretta collaborazione con l’imprenditoria locale, con meccanismi di conversione e riconoscimento che danno concretezza alla rete tra territorio e scuola. L’istituto è in partenariato sia con ITS Alto Adriatico che con ITS Academy Udine».
In conferenza è emerso anche come, in diversi casi, il 4+2 non sia stato un innesto artificiale, ma il naturale sviluppo di esperienze già radicate nelle scuole. Al Sarpi di San Vito al Tagliamento, la dirigente Laura Mior ha illustrato come la sperimentazione abbia consentito di consolidare un tessuto di relazioni già attivo con il territorio e di dare forma a un rinnovamento della didattica atteso da tempo. Il percorso ha rafforzato l’apprendimento laboratoriale, il lavoro interdisciplinare e le compresenze, favorendo la costruzione di unità di apprendimento orientate alle competenze. In questo quadro si è sviluppata una curvatura dell’indirizzo turistico con una forte componente sportiva e tecnologica, coerente con le vocazioni del contesto regionale e con le nuove modalità di apprendimento degli studenti.
All’IPSIA Zanussi di Pordenone, la dirigente Maria Lidia Filipetto ha definito il 4+2 come un autentico cambio di paradigma: un altro modo di fare scuola che mantiene invariati gli obiettivi di apprendimento e il valore dell’esame di maturità, ma ripensa tempi, strumenti e metodologie. La riduzione delle ore frontali è compensata da un rafforzamento delle attività di filiera, dall’ingresso di esperti esterni, da un uso più esteso delle compresenze e da una didattica per progetti che valorizza le discipline STEM e il lavoro in piccoli gruppi. Un approccio che consente alla scuola di crescere insieme al territorio, preservando la propria autonomia educativa e il proprio ruolo formativo.
Un’esperienza già consolidata è quella dell’Istituto Deledda Fabiani di Trieste, dove – come ha illustrato la dirigente Tiziana Napolitano – i percorsi quadriennali rappresentano l’evoluzione di una sperimentazione avviata quattro anni fa. L’istituto ha lavorato sul compattamento dei curricoli, mantenendo intatto il profilo di uscita del quinquennio e puntando su una didattica innovativa, interdisciplinare e organizzata per unità di apprendimento. I percorsi di Chimica e Materiali e di Chimica, Materiali e Biotecnologie Sanitarie consentono agli studenti di costruire un solido bagaglio culturale e professionale, permettendo loro di affrontare con maggiore consapevolezza le scelte successive.
Barbara Comini, Direttore Generale di ITS Alto Adriatico, ha parlato di sfida, opportunità e cambio di paradigma: «Il primo interlocutore dell’ITS è sempre stata l’azienda, ma questo non basta. Occorre conoscere gli studenti prima che arrivino da noi, dobbiamo essere in filiera, imparando a comprendere le necessità e le esigenze di studenti che oggi sono completamente diversi da quelli di cinque anni fa. Solo dalla conoscenza, dalla condivisione e dalla familiarità può nascere qualcosa di estremamente valido».
In chiusura, Marco Olivotto, Direttore Generale dell’azienda digitale modello, ha ricordato come da diversi anni gli studenti – oltre 2.000 a oggi – abbiano già frequentato LEF: «Loro vengono da noi e viceversa, per creare percorsi di formazione a mio avviso straordinaria. Poter frequentare l’ambiente che ospita abitualmente manager provenienti da tutto il mondo è una fortuna eccezionale: stessi moduli e modalità di formazione pensati per i più grandi manager delle aziende globali – ha concluso – sono infatti a disposizione del territorio».
