La giunta salta, Basso alza il tiro: “nessuno sconto” (e “nessun dorma”)

PORDENONE – Seduta cancellata, assessori rimandati al lavoro e un messaggio preciso alla macchina comunale. Nessuna crisi nella maggioranza: nel mirino del sindaco ci sono ritardi e difficoltà nell’attuazione del programma. E ora potrebbero cambiare anche alcuni assetti interni a Palazzo

La giunta era convocata, come ogni giovedì. Ma ieri la giunta non si è fatta.

Un fatto apparentemente semplice, ma sufficiente per far scattare in poche ore una ridda di interrogativi dentro e fuori Palazzo. Perché cancellare una seduta dell’esecutivo comunale proprio nel momento in cui il lavoro amministrativo riparte a pieno regime dopo l’estate? E soprattutto: perché farlo all’improvviso?

Per qualche ora la risposta è stata cercata dove, questa volta, non era. Nella politica, nei rapporti interni alla maggioranza, negli equilibri di Fratelli d’Italia, nella tenuta della coalizione di centrodestra. Ipotesi che, però, non trovano riscontro. Non c’è, al momento, una crisi politica.

Il problema sarebbe altrove. Dentro la macchina comunale.

Ed è lo stesso sindaco Alessandro Basso a confermarlo, con una frase che vale molto più di un semplice chiarimento: «Prendo atto delle necessità di rivedere ulteriormente la macchina amministrativa. Non mi sottrarrò e non ci saranno sconti per nessuno, a nessun livello».

È il passaggio chiave di una giornata decisamente insolita. Perché dietro la decisione di non riunire l’esecutivo ci sarebbe la necessità, da parte del sindaco, di richiamare tutti al lavoro sulle pratiche e sugli obiettivi dell’amministrazione. Gli assessori, anziché sedersi attorno al tavolo della giunta, sono rimasti nei rispettivi uffici.

Il messaggio, insomma, sembra essere questo: prima di approvare nuovi atti, bisogna far camminare quelli che ci sono già.

È qui che si colloca il nodo che nelle ultime ore ha cominciato a emergere dai corridoi del Comune. L’amministrazione avrebbe riscontrato ritardi e difficoltà nell’attuazione delle linee programmatiche approvate dal consiglio comunale. Non tanto, quindi, un problema di decisioni politiche, quanto di capacità della struttura di tradurre quelle decisioni in atti, procedure e interventi.

Una differenza non secondaria.

Perché se il problema fosse stato politico, la seduta saltata avrebbe potuto rappresentare il segnale di una frattura. Se invece il problema è amministrativo, la cancellazione della giunta diventa uno strumento di pressione sulla struttura: fermarsi, verificare cosa non sta funzionando e rimettere in carreggiata le priorità.

La dichiarazione di Basso va esattamente in questa direzione.

E quel riferimento a «nessun livello» non è passato inosservato. Perché lascia intendere che la verifica potrebbe non fermarsi a qualche procedura o a qualche settore. Nelle ultime ore hanno iniziato a circolare voci sulla possibilità di interventi anche sulle figure apicali dell’organizzazione comunale e, più in generale, sull’assetto delle persone che occupano ruoli strategici per l’amministrazione.

Per ora, nessun nome e nessun provvedimento ufficiale. Dunque sarebbe prematuro parlare di siluramenti o di sostituzioni. Ma una cosa è certa: il sindaco ha aperto pubblicamente la questione.

E non è un tema che nasce ieri.

La macchina amministrativa è già stata oggetto di un percorso di riorganizzazione nel corso dei mesi scorsi. Il Comune ha programmato e annunciato oltre trenta inserimenti tra assunzioni e sostituzioni, con l’obiettivo di rafforzare diversi settori dell’ente. Una necessità legata anche al ricambio del personale e all’aumento degli impegni che attendono l’amministrazione.

Il punto, però, non sembra essere soltanto quantitativo. A giudicare dalle parole di Basso, adesso è in discussione anche il modo in cui la struttura funziona e soprattutto la sua capacità di rispondere alle priorità fissate dalla politica.

Il momento, del resto, non è banale.

Pordenone si avvicina al 2027, anno nel quale sarà Capitale italiana della cultura. E proprio la capacità della macchina comunale di trasformare programmi e progetti in atti concreti sarà uno degli elementi decisivi della prossima fase amministrativa.

Le linee di mandato 2025-2030 parlano di efficienza della pubblica amministrazione, digitalizzazione, servizi, sicurezza e territorio. Ma una linea di mandato resta un documento politico se non viene accompagnata da una struttura in grado di attuarla.

Ed è probabilmente su questo passaggio che il sindaco ha deciso di alzare il livello dello scontro, o meglio della verifica.

Anche perché negli ultimi mesi non sono mancati casi nei quali l’amministrazione ha dovuto difendere pubblicamente decisioni assunte dagli uffici e poi finite sotto esame.

C’è il caso della cornacchia di via Damiani, con il Tar che ha annullato l’ordinanza di abbattimento. Basso aveva rivendicato la necessità dell’intervento a tutela dei residenti, pur prendendo atto della decisione del tribunale amministrativo.

E c’è la vicenda del logo «Pordenone – Verso Capitale Italiana della Cultura 2027» negato all’Uaar, con il Tar che ha accolto il ricorso e annullato il provvedimento del Comune.

Due casi diversi, con dinamiche diverse e che non possono essere indicati come la causa della decisione assunta ieri. Ma due episodi che mostrano quanto le scelte amministrative possano diventare rapidamente terreno di confronto pubblico e giudiziario.

E proprio per questo, nell’attuale fase del mandato, il rapporto tra indirizzo politico e apparato amministrativo diventa ancora più delicato.

Basso sembra volerlo chiarire: le scelte spettano alla politica, ma la macchina deve essere nelle condizioni di realizzarle.

La cancellazione della giunta, allora, assume un significato preciso. Non una crisi dell’esecutivo, non una rottura nella maggioranza, non un incidente politico. Piuttosto, un richiamo interno che per la prima volta è diventato visibile all’esterno.

Una sorta di «fermate tutto e lavorate» rivolto alla struttura.

La domanda, adesso, è cosa succederà dopo il richiamo.

Perché se il problema sono davvero i ritardi nell’attuazione del programma, la verifica dovrà necessariamente produrre conseguenze: cambiare procedure, redistribuire competenze, accelerare alcuni dossier oppure intervenire sulle responsabilità. Ed è qui che potrebbe aprirsi la partita più interessante.

La frase pronunciata dal sindaco non lascia molto spazio alle ambiguità: «Non ci saranno sconti per nessuno, a nessun livello».

Resta da capire chi e che cosa finirà concretamente sotto esame.

Per ora Palazzo tace sui dettagli. La maggioranza resta compatta e non risultano segnali di crisi politica. Ma una cosa è cambiata: il sindaco ha riconosciuto pubblicamente che nella macchina amministrativa c’è qualcosa da rivedere.

E la giunta cancellata di ieri potrebbe essere soltanto il primo segnale di una verifica molto più ampia.

Quella, tutta interna al Palazzo, sul funzionamento della macchina che dovrà accompagnare Pordenone fino al 2027.

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