Al Ministero delle Imprese confronto serrato tra azienda, sindacati e istituzioni. Sul tavolo produzione, occupazione e prospettive dello stabilimento pordenonese. Il ministro punta a chiudere la trattativa entro domani, 3 novembre.
PORCIA – Sono ore decisive per il futuro di Electrolux e dello stabilimento di Porcia. Il confronto al Ministero delle Imprese, con la presenza del ministro Adolfo Urso, è entrato nel vivo nel pomeriggio di oggi, con l’obiettivo di trovare un’intesa sul piano di riorganizzazione presentato dalla multinazionale.
Restano diversi i nodi da sciogliere, a partire dagli esuberi e dalle garanzie produttive per il sito friulano. Per Porcia, in particolare, l’azienda avrebbe prospettato un aumento della produzione di lavasciuga da 70 mila a 100 mila pezzi all’anno. Una disponibilità giudicata ancora insufficiente dai sindacati, che chiedono prospettive più solide e garanzie sul futuro industriale dello stabilimento.
Sul fronte occupazionale, gli esuberi operai a Porcia sarebbero scesi da 175 a 145 unità. Rimane però la forte preoccupazione per il personale impiegatizio e per le ricadute sulle attività tecniche, amministrative e di ricerca.
Al tavolo romano partecipano anche gli assessori regionali Sergio Emidio Bini e Alessia Rosolen, impegnati a sostenere le ragioni del territorio e a chiedere garanzie per l’intero polo produttivo pordenonese.
La richiesta sindacale è quella di evitare licenziamenti forzati e puntare su uscite volontarie, strumenti di accompagnamento alla pensione e contratti di solidarietà, senza sacrificare le competenze presenti in fabbrica.
Il ministro Urso avrebbe indicato nella giornata di domani il termine per arrivare a un’intesa, prima del successivo passaggio internazionale previsto a Stoccolma.
Per Porcia, dunque, la partita resta aperta. Non si tratta soltanto di ridurre gli esuberi, ma di assicurare un futuro produttivo a uno degli stabilimenti simbolo dell’industria pordenonese. Lavoratori, sindacati e istituzioni attendono risposte concrete: il territorio non vuole perdere un patrimonio industriale costruito in decenni di lavoro.
