PORCIA – I cancelli dell’Electrolux di Porcia questa mattina sono diventati ancora una volta il simbolo di una vertenza che continua a tenere con il fiato sospeso il territorio pordenonese. I lavoratori hanno incrociato le braccia per otto ore, aderendo allo sciopero proclamato da Fim, Fiom e Uilm in tutti gli stabilimenti italiani del gruppo.
Una mobilitazione che arriva dopo due giorni di confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e che, secondo le organizzazioni sindacali, non ha prodotto quei cambiamenti sostanziali attesi sul piano industriale. L’azienda ha ridotto il numero complessivo degli esuberi, passati dai 1.719 inizialmente annunciati a circa 1.450, ma per i sindacati la sostanza della strategia non sarebbe cambiata.
A Porcia il conto è particolarmente pesante: sono previsti 463 esuberi. Una cifra che pesa su uno degli stabilimenti industriali più importanti del Friuli occidentale e che si aggiunge alle preoccupazioni per il futuro delle produzioni e dell’organizzazione del lavoro.
La protesta non riguarda però soltanto i numeri dell’occupazione. Al centro della contestazione c’è anche l’aumento della produttività richiesto dall’azienda. Secondo quanto riferito dai sindacati, l’obiettivo sarebbe quello di portare la produzione da circa 94 pezzi l’ora fino a 140 a regime, in un contesto caratterizzato però da una forte riduzione dell’organico. Una prospettiva giudicata insostenibile dalle rappresentanze dei lavoratori.
Questa mattina i dipendenti hanno quindi scelto di manifestare all’esterno dello stabilimento, ribadendo la propria contrarietà al piano. Il colore della protesta è il giallo, accompagnato dallo slogan “L’Electrolux non si spegne”, un richiamo evidente alle grandi mobilitazioni che in passato hanno coinvolto la fabbrica di Porcia.
La vertenza coinvolge, oltre a Porcia, anche gli stabilimenti di Susegana, Forlì e Solaro. È inoltre confermata la chiusura del sito di Cerreto d’Esi, nelle Marche, mentre i sindacati denunciano il rischio di ulteriori trasferimenti di produzione verso altri Paesi.
Ora lo sguardo è rivolto a Roma. Dopo il confronto tecnico al ministero, Fim, Fiom e Uilm chiedono un nuovo passaggio a livello politico e sollecitano la convocazione da parte del ministro Adolfo Urso. L’obiettivo è riaprire una trattativa capace di modificare un piano che, per i sindacati, continua a scaricare sui lavoratori il peso della riorganizzazione.
A Porcia, intanto, la mobilitazione continua. E con essa cresce la preoccupazione non soltanto per i lavoratori direttamente coinvolti, ma anche per l’indotto e per un territorio che da decenni identifica nella fabbrica Electrolux-Zanussi uno dei propri pilastri industriali.
La giornata di oggi segna dunque un nuovo capitolo della vertenza. Ma soprattutto consegna un messaggio chiaro dai cancelli di Porcia: i lavoratori chiedono che il futuro dello stabilimento venga discusso ancora, e questa volta a partire dalle prospettive produttive e occupazionali del territorio.
