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mercoledì , 4 Marzo 2026

Escalation in Medio Oriente, interrogazione di Fratoianni: riflettori su Aviano e Sigonella

FVG – L’escalation militare in Medio Oriente arriva in Parlamento. Dopo l’attacco lanciato il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la conseguente risposta di Teheran – con raid contro Israele e contro basi statunitensi in Bahrain, Iraq, Kuwait, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – il segretario di Sinistra Italiana e leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta rivolta alla Presidente del Consiglio e al Ministro della Difesa.

L’interrogazione prende spunto anche da una notizia di stampa anticipata da pordenoneoggi.it relativa a movimenti aerei sospetti nelle ore successive all’attacco del 28 febbraio.

Al centro dell’atto ispettivo, l’eventuale utilizzo delle basi militari statunitensi presenti in Italia, in particolare quelle di Sigonella e Aviano, nel contesto dell’operazione militare contro l’Iran e nelle successive manovre nell’area del Golfo.

Il precedente spagnolo e la richiesta di legalità internazionale

Fratoianni richiama quanto avvenuto in Spagna, dove il governo guidato da Pedro Sánchez ha preso una posizione netta. Madrid, pur condannando sia l’azione unilaterale di Stati Uniti e Israele sia le iniziative del regime iraniano e della Guardia Rivoluzionaria, ha deciso di non concedere supporto operativo. Una scelta che ha avuto conseguenze dirette sulle basi di Morón e Rota, dove erano schierati velivoli statunitensi KC-135.

La ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles, ha chiarito che il trattato di cooperazione con Washington “deve operare nell’ambito della legalità internazionale” e che, in assenza di una risoluzione di organismi multilaterali come Onu, Nato o Unione europea, non può essere applicato per operazioni di questo tipo. Un precedente che, secondo Fratoianni, impone chiarezza anche in Italia.

Le dichiarazioni di Meloni e del Ministro della Difesa

Nelle comunicazioni alla Camera del 23 giugno 2025, successive al primo attacco statunitense contro l’Iran, la Presidente del Consiglio aveva affermato che non era stato chiesto l’uso delle basi Usa in Italia. Aveva inoltre precisato che un eventuale utilizzo sarebbe possibile solo previa autorizzazione del Governo italiano e che una decisione del genere avrebbe comportato un passaggio parlamentare.

Anche il Ministro della Difesa, a margine di un’audizione il 2 marzo, ha ribadito che gli Stati Uniti, “per le operazioni cinetiche devono chiederci l’autorizzazione” e che non risultava ancora alcuna richiesta formale.

In una successiva dichiarazione, il Ministro ha richiamato gli accordi che regolano la presenza militare americana in Italia – dal Nato Sofa del 1951 al Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 (aggiornato nel 1973) fino al Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995 – sottolineando che le installazioni possono essere utilizzate esclusivamente per responsabilità Nato e non per scopi bellici al di fuori delle disposizioni dell’Alleanza o senza l’assenso del Governo italiano.

I voli da Sigonella e Aviano

Secondo quanto riportato, un velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P-8A “Poseidon” della Marina militare statunitense sarebbe decollato dalla base di Sigonella diretto verso il Mediterraneo orientale. Il 3 marzo, inoltre, dalla base di Aviano sarebbe partito un Galaxy C5-M diretto verso la penisola del Golfo mediorientale, il secondo in poche ore. Il velivolo, proveniente dalla base Usa di Al Udeid in Qatar, avrebbe disattivato il sistema di tracciamento radar dopo aver sorvolato le coste egiziane, rendendo impossibile seguirne la rotta fino all’atterraggio.

Circostanze che, se confermate, riaprirebbero il tema del coinvolgimento – diretto o indiretto – dell’Italia nelle operazioni militari nell’area.

La richiesta al Governo

Fratoianni chiede dunque al Governo di chiarire se corrispondano al vero le notizie sull’utilizzo delle basi di Sigonella e Aviano e di comunicare con urgenza al Parlamento ogni determinazione in merito all’autorizzazione e all’eventuale partecipazione italiana a operazioni militari nel Golfo.

Una richiesta di trasparenza che arriva mentre il conflitto rischia di assumere una dimensione regionale sempre più ampia e mentre, anche in Europa, cresce il dibattito sul rispetto del diritto internazionale e sul ruolo delle basi militari straniere nei Paesi alleati.

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