Il ministro Piantedosi a Pordenone: «Italia, Slovenia e Croazia, cooperazione più forte contro criminalità e traffici»

Dal nostro inviato

Maurizio Pertegato

PORDENONE – Sicurezza dei confini, gestione dei flussi migratori, contrasto alla criminalità organizzata e pattugliamenti congiunti. Sono stati questi i temi al centro del trilaterale tra Italia, Slovenia e Croazia, ospitato a Villa Cattaneo a Pordenone. Al termine dell’incontro il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato la solidità della collaborazione tra i tre Paesi e la volontà di trasformare alcune delle esperienze maturate lungo la frontiera in un modello da proporre anche a livello europeo.

«La nostra discussione è stata molto viva e molto vivace – ha spiegato Piantedosi – ma abbiamo sicuramente confermato la volontà dei nostri Paesi di continuare a lavorare insieme».

Una collaborazione che, secondo il ministro, nasce innanzitutto dalla particolare collocazione geografica dei tre Stati e dai profondi rapporti socioculturali che li legano. «Ci spingono ad agire per cercare soluzioni che garantiscano sempre maggiore sicurezza ai nostri confini», ha sottolineato.

Il formato trilaterale, ha ricordato Piantedosi, è ormai «consolidato e di successo» e ha prodotto risultati concreti soprattutto sul piano operativo. Al centro ci sono la cooperazione transfrontaliera tra le forze di polizia, lo scambio di informazioni, le attività investigative e i pattugliamenti congiunti, anche lungo la frontiera esterna croata dell’Unione europea.

Proprio il rafforzamento di queste attività è stato uno degli elementi qualificanti dell’incontro. Italia, Slovenia e Croazia hanno infatti rinnovato l’impegno a proseguire con i pattugliamenti congiunti, con l’idea di trasformare l’esperienza maturata nell’area in un modello da sottoporre anche all’Unione europea.

«Ci siamo ripromessi di rinnovare questi pattugliamenti congiunti e di farne anche un modello da poter proporre all’Unione Europea», ha spiegato il ministro, auspicando un maggiore sostegno da parte delle agenzie europee.

Le indagini contro i trafficanti

La collaborazione tra le strutture operative dei tre Paesi ha già prodotto risultati investigativi. Piantedosi ha ricordato le importanti indagini avviate dalle forze di polizia contro organizzazioni criminali dedite al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare.

Ed è proprio la continuità delle strutture operative, al di là dei cambiamenti politici, uno degli aspetti sui quali il ministro ha posto l’accento.

«I governi compiono il loro percorso, passano, si avvicendano, cambiano i ministri – ha osservato – ma se l’amicizia tra tre Paesi così importanti riesce a tradursi in una solida cooperazione delle strutture stabili di polizia, credo che questa sia la ricchezza maggiore di un’iniziativa come questa».

Un patrimonio operativo che Roma, Lubiana e Zagabria intendono quindi valorizzare anche sul piano europeo.

Flussi migratori in calo sulla rotta balcanica

Nel corso del confronto è stato analizzato anche l’andamento dei flussi migratori sulla rotta balcanica. Secondo i dati richiamati da Piantedosi, nei primi otto mesi del 2026 gli ingressi irregolari nell’Unione europea lungo questa rotta hanno registrato un calo del 28% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 42% rispetto al 2024.

Una dinamica che, ha spiegato il ministro, trova riscontro anche nei dati relativi al confine italo-sloveno e agli effetti della temporanea sospensione della libera circolazione nell’area Schengen.

Su questo punto, Italia, Slovenia e Croazia hanno condiviso una valutazione: i controlli adottati hanno consentito di rafforzare le esigenze di sicurezza senza incidere in maniera significativa sulla vita quotidiana dei cittadini, in particolare dei lavoratori transfrontalieri.

«Si è trattata di una misura adottata con equilibrio, moderazione e adeguatezza – ha detto Piantedosi – con modalità tali da non incidere praticamente per nulla sugli attraversamenti del confine da parte dei nostri rispettivi cittadini».

Un passaggio significativo, secondo il ministro, perché proprio i cittadini che attraversano quotidianamente la frontiera per motivi di lavoro rappresentano concretamente il legame tra i Paesi.

Sicurezza e terrorismo, attenzione alle frontiere balcaniche

Il calo dei flussi non significa però abbassare la guardia. Al contrario, Piantedosi ha sottolineato la necessità di mantenere alta l’attenzione anche rispetto ai rischi di infiltrazione terroristica che potrebbero sfruttare la permeabilità di alcune frontiere, comprese quelle dei Paesi balcanici.

In questo quadro assume un ruolo importante Frontex. Il ministro ha richiamato un rapporto dell’agenzia europea dello scorso giugno, secondo il quale alcuni migranti utilizzerebbero i regimi di esenzione dal visto per entrare legalmente nei Paesi balcanici, spesso per via aerea, per poi proseguire irregolarmente via terra verso i confini dell’Unione europea.

«È un fenomeno che dobbiamo seguire con grande attenzione», ha affermato Piantedosi, ribadendo la necessità di rafforzare la cooperazione tra i tre Paesi e di collegarla sempre di più alle possibilità di supporto offerte dalle agenzie europee.

Sicurezza, migrazione, contrasto alla criminalità organizzata transnazionale e tutela delle frontiere, nella lettura del ministro, sono infatti fenomeni strettamente connessi e richiedono risposte coordinate.

L’obiettivo: confini sicuri e libera circolazione

Resta, sullo sfondo, la questione della libera circolazione all’interno dello spazio europeo. L’obiettivo dichiarato dai tre Paesi è garantire la sicurezza senza mettere in discussione i principi su cui si fonda Schengen.

«Il nostro obiettivo è creare le condizioni affinché le frontiere possano tornare a essere pienamente aperte, ma ovviamente all’interno di uno spazio sicuro», ha spiegato Piantedosi.

Da Pordenone emergono quindi tre direttrici operative: rafforzare la cooperazione transfrontaliera tra le forze di polizia, migliorare lo scambio di informazioni investigative per colpire le organizzazioni criminali che trafficano esseri umani e garantire ai cittadini una reale libertà di movimento all’interno di uno spazio europeo sicuro.

«Due direttrici chiare: una maggiore cooperazione tra le nostre forze di polizia e una maggiore capacità di contrasto delle organizzazioni criminali», ha sintetizzato il ministro.

Il trilaterale di Pordenone si chiude così con l’impegno a proseguire il lavoro comune e a verificare concretamente le iniziative concordate. Piantedosi si è detto «molto soddisfatto» dell’esito dell’incontro, sottolineando non solo il valore del confronto, definito aperto e concreto, ma anche la possibilità di trasformare le decisioni assunte in nuove iniziative operative.

Per Italia, Slovenia e Croazia, dunque, la sfida è ora quella di dare continuità a una collaborazione che, dalle frontiere del Nordest, punta a diventare un modello di cooperazione europea.

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