FONTANAFREDDA – Fa discutere a Fontanafredda un cartello affisso da anni sul muro esterno di un bar d’angolo tra via Silvio Pellico e via Cesare Battisti. La scritta, che propone un presunto «menù fisso a 25 euro con cameriera inclusa», è finita al centro delle polemiche dopo che, nella giornata di sabato, il sindacato Flc-Cgil ha chiesto ufficialmente la sua rimozione, affiancato da un gruppo di cittadini pordenonesi.
Secondo il sindacato, il messaggio veicolato dal cartello è sessista e offensivo, perché riduce la figura della lavoratrice a un elemento “compreso” nell’offerta, alimentando stereotipi di genere e una cultura che banalizza il rispetto sul luogo di lavoro. Una richiesta che ha riacceso il dibattito pubblico sul confine tra ironia e discriminazione, soprattutto quando l’umorismo viene esposto in spazi pubblici.
Il cartello, ormai parte del paesaggio urbano per molti residenti, è presente da tempo sul muro esterno del locale e in passato non aveva mai generato proteste formali. La presa di posizione della Flc-Cgil, però, ha portato la vicenda all’attenzione dell’opinione pubblica, sollevando reazioni contrastanti tra chi chiede maggiore sensibilità sul linguaggio e chi difende la libertà di espressione.
Il titolare del bar, autore del cartello, non ha intenzione di fare marcia indietro. «L’umorismo non offende nessuno – afferma –. Con tutte le disgrazie che capitano nel mondo dobbiamo davvero sparare sul mio cartello? Piuttosto facciamo una risata con tutti i clienti e stop». Una posizione netta, che non lascia spazio a compromessi: «Non rimuovo nessuno dei miei cartelli», ribadisce.
Parole che alimentano ulteriormente la discussione, in un contesto in cui la sensibilità verso temi come il linguaggio sessista e il rispetto delle persone nei luoghi di lavoro è sempre più alta. Da una parte, chi ritiene che certi messaggi, anche se ironici, contribuiscano a normalizzare atteggiamenti discriminatori; dall’altra, chi rivendica il diritto alla battuta e considera eccessivo l’intervento sindacale.
Al momento non risultano provvedimenti formali da parte del Comune, mentre il cartello resta al suo posto. La vicenda, però, continua a far discutere, diventando l’ennesimo caso in cui una frase apparentemente leggera si trasforma in terreno di scontro culturale e sociale. Un segnale di come, anche nei piccoli centri, il dibattito su linguaggio, rispetto e libertà di espressione sia ormai parte integrante della vita quotidiana.
