PORDENONE – Colori, lingue e sogni si intrecciano in questi giorni tra le strade e gli impianti sportivi di Pordenone, invasa pacificamente da centinaia di giovani atleti arrivati da ogni parte del mondo per il Trofeo Gallini Cornacchia. Un appuntamento che, anno dopo anno, si conferma non solo come competizione sportiva, ma come momento di incontro e crescita per intere generazioni.
La manifestazione, tra le più longeve e sentite del panorama giovanile, affonda le sue radici in una storia fatta di passione, impegno e valori condivisi. Il Trofeo nasce infatti dal ricordo e dall’eredità delle famiglie Gallini e Cornacchia, trasformando nel tempo una memoria privata in un evento capace di unire sport e formazione, agonismo e amicizia. Un equilibrio che rappresenta ancora oggi il vero punto di forza dell’iniziativa.
Ad accogliere i partecipanti è stato il sindaco Alessandro Basso, che ha voluto rivolgere un messaggio di benvenuto sottolineando il significato profondo dell’evento per la città:
“Vedere tanti ragazzi provenienti da tutto il mondo qui a Pordenone è motivo di grande orgoglio per la nostra comunità. Il Trofeo Gallini Cornacchia rappresenta qualcosa di più di una semplice gara: è l’espressione di due storie umane e familiari che hanno saputo costruire, nel tempo, qualcosa di duraturo e significativo per i giovani”.

Parole che mettono al centro proprio i protagonisti della manifestazione: i ragazzi. “Che facciate sport – ha aggiunto il sindaco rivolgendosi a loro – che crediate nei suoi valori, che siate qui insieme, vivete appieno questa esperienza meravigliosa”.
Accanto all’organizzazione sportiva, un ruolo fondamentale è svolto dal tessuto dell’accoglienza cittadina. Alberghi, strutture ricettive e operatori del settore si sono mobilitati per ospitare atleti, staff e famiglie, contribuendo in modo concreto alla riuscita dell’evento. Non si tratta solo di logistica: l’ospitalità diventa parte integrante dell’esperienza, un primo contatto con la città che spesso lascia un segno duraturo nei giovani partecipanti. È anche grazie a questo impegno diffuso che il Trofeo riesce a trasformarsi in una vera festa internazionale.
L’invito finale guarda già al futuro: tornare in città nel 2027, quando Pordenone sarà Capitale Italiana della Cultura. Un legame tra sport e cultura che rafforza ulteriormente il ruolo del Trofeo come ponte tra esperienze diverse, ma unite dallo stesso spirito.
In campo si gareggia, sugli spalti si tifa, ma fuori dagli impianti si costruiscono relazioni e ricordi destinati a durare ben oltre il tempo di una competizione. Ed è forse proprio questo il vero trofeo che ogni partecipante porterà con sé tornando a casa.
