Via alle Giornate del Cinema Muto con Fairbanks e Il figlio di Zorro

PORDENONE – L’evento speciale che sabato 3 ottobre alle ore 21 inaugura la 45a edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone (Teatro Verdi, 3-10 ottobre) è lo spettacolare Don Q, Son of Zorro (Don X, il figlio di Zorro; US 1925) con la regia di Donald Crisp. Il mattatore indiscusso nonché produttore del film è però Douglas Fairbanks, star assoluta di Hollywood, forte dell’enorme successo di film come Il segno di Zorro, I tre moschettieri, Robin Hood, Il ladro di Bagdad, dove veniva esaltata la sua prestanza fisica e capacità atletica. Era l’interprete ideale dei film d’avventura e anche dopo Don Q, Son of Zorro inanellerà altri successi popolari con Il pirata nero e La maschera di ferro.

Fairbanks fin da adolescente comincia a calcare le tavole del palcoscenico e quando arriva al cinema nel 1915 ha 32 anni e una notevole fama in campo teatrale. I suoi primi film sono commedie ma ben presto capisce che la mossa vincente è quella di sfruttare le sue doti sportive e trasformarsi in una specie di supereroe, come nel primo Zorro del 1920 in cui dà vita al vendicatore mascherato, imbattibile spadaccino, che combatte in difesa dei deboli e degli oppressi. In quello stesso anno, il 1920, sposa Mary Pickford, altro calibro da 90 dello star system e diventano la coppia più famosa dello spettacolo in tutto il mondo. La loro villa, chiamata Pickfair dalla fusione dei loro cognomi, diventa luogo di memorabili feste e di incontri non solo tra i nomi più importanti del cinema ma anche della finanza e della politica.

D’altra parte, che Fairbanks fosse anche un abile uomo d’affari l’aveva dimostrato fondando con D.W. Griffith, Charlie Chaplin e la stessa Pickford la United Artists, con cui si assicuravano il totale controllo sulla loro opera, svincolandosi dal potere degli studios. Fu anche il fondatore, con altre 35 personalità del cinema, dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, gli Oscar, di cui fu il primo presidente. Fairbanks morì nel 1939, all’età di 56 anni, e l’anno dopo fu onorato con il conferimento di un Oscar postumo alla carriera.

Tornando a Don Q, Son of Zorro, la cosa curiosa è che la sceneggiatura inserisce nel romanzo di Kate Prichard e dal figlio di lei, Hesketh-Prichard, del 1904, il personaggio di Zorro che nacque solo 15 anni dopo, nel 1919. Fairbanks, forte del successo commerciale di Il segno di Zorro, volle riproporre il personaggio in una sorta di sequel e ancora una volta i fatti gli dettero ragione premiando il film con incassi strepitosi. Douglas Fairbanks interpreta due ruoli, padre e figlio e introduce un’altra novità: oltre alla spada, Don Q utilizza moltissimo la frusta e questo dà vita anche a situazioni comiche come quando strappa con un colpo di frusta la sigaretta dalla bocca di un avversario. Altre curiosità su Don Q, Son of Zorro riguardano gli interpreti. Il regista Donald Crisp recitò nel ruolo del cattivo e finì anche ferito durante le riprese; questo non gli impedì tuttavia di riprendere immediatamente il suo posto dietro la macchina da presa.

La protagonista femminile è la diciannovenne Mary Astor, che nel 1942 avrebbe vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista in La grande Menzogna di Edmund Goulding e soprattutto sarebbe entrata nella leggenda per la dark lady del Mistero del falco di John Huston. Nel cast troviamo anche altri nomi interessanti: Warner Oland che interpreta l’arciduca Paul d’Austria, e che negli anni Trenta sarebbe diventato famosissimo nel ruolo del detective Charlie Chan; e Jean Hersholt che l’anno prima era stato protagonista in Greed di von Stroheim.

Don Q, Son of Zorro viene proiettato a Pordenone nel nuovo restauro del Danish Film Institute, con l’accompagnamento musicale di Andrej Goričar eseguito dal vivo in anteprima assoluta dalla RTV Slovenia Symphony Orchestra di Lubiana diretta dallo stesso Goričar. La partitura è stata commissionata dalla Slovenska Kinoteka, partner dell’evento.

Le proiezioni della giornata inaugurale iniziano alle 14.15 con i corti Biograph di D.W.Griffith del periodo 1908-1910 e con La maschera e il volto (1919) di Augusto Genina, tratto dall’omonima pièce teatrale di Luigi Chiarelli, con cui prosegue la retrospettiva dedicata a Italia Almirante Manzini.

Dopo averci portato nelle edizioni precedenti delle Giornate in Sicilia e in Liguria, il viaggio nelle regioni italiane approda nel Lazio con un programma che comprende fiction e documentari.

L’attenzione cade inevitabilmente su Roma con Villa Pacelli, del 1910, e le immagini del ricevimento e delle personalità invitate dal banchiere Ernesto Pacelli, cugino del futuro papa Pio XII, nella sua villa sull’Aurelia. Capriccio di miliardario, sempre una produzione Cines del 1914, ci porta nei luoghi monumentali di Roma ma anche in angoli meno conosciuti. Roma, una produzione americana del 1921 conservata dalla Cineteca del Friuli, è interessante perché ci fa vedere Spina di Borgo prima degli sventramenti del 1936 effettuati per far posto a via della Conciliazione. Il romanzo di Maddalena, una produzione della Film d’Arte Italiana del 1913 è una commedia drammatica ambientata nel quartiere artistico intorno a via Margutta. Il viaggio nel Lazio inizia sabato alle 17.15.

Le Giornate del Cinema Muto sono realizzate grazie al sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Pordenone, della Camera di Commercio Pordenone-Udine, della Fondazione Friuli e con la partecipazione di BCC Pordenonese e Monsile.

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