Entrare in un negozio di prodotti per unghie senza sapere cosa cercare è come andare dal ferramenta a chiedere “quella cosa che serve per avvitare”. Ti guardano male, tu farfugli qualcosa e torni a casa con un prodotto sbagliato che finirà in fondo a un cassetto.
La verità è che nel mondo della ricostruzione unghie esistono tre grandi famiglie di materiali e ognuna ha pregi, difetti e caratteristiche precise. Non esiste il prodotto miracoloso buono per tutto, ma quello giusto per ciò che vuoi fare tu.
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Il gel: il più amato e il più tradito dai principianti
Partiamo dal gel, il materiale che ha conquistato l’Europa e che trovi in qualsiasi salone di bellezza. Argomento affrontato anche in ogni scuola per estetista È un prodotto che si presenta in barattolo, ha una consistenza che va dal miele denso alla marmellata e non puzza.
Il suo punto di forza è la lavorabilità. Non si asciuga all’aria, quindi puoi prenderti tutto il tempo che vuoi per modellarlo e sistemarlo prima di infilare la mano nella lampada UV o a LED. Solo quando sei soddisfatta del risultato, lo polimerizzi e lui si indurisce.
Esistono gel elastici e gel rigidi, gel autolivellanti che si stendono quasi da soli e gel tissotropici che stanno fermi dove li metti. Il rovescio della medaglia è la limatura. Alcuni, specialmente quelli più duri, quando li sfreghi con la lima producono una polvere sottilissima che si infila ovunque. Se sbagli poi i tempi di polimerizzazione o metti uno strato troppo spesso, rischi il surriscaldamento.
L’acrilico: il duro per eccellenza che fa paura a molti
L’acrilico è il nonno di tutti i materiali da ricostruzione. Funziona con il sistema a due componenti: polvere colorata o trasparente e liquido chiamato monomero. Intingi il pennello nel liquido, raccogli la pallina di polvere e la stendi sull’unghia.
Ecco però il primo scoglio: puzza. Il monomero ha un odore forte, chimico, quindi o lo ami o lo odi. Non è tossico, ma solo scomodo se lavori in una stanza senza ricambio d’aria. La vera magia dell’acrilico è che polimerizza all’aria, dunque non ti serve la lampada. In pochi secondi la pallina che hai modellato diventa dura come il cemento. Una volta indurito completamente, sembra un sasso. Questo lo rende l’arma definitiva per le onicofagiche incallite. Prova a mordere quello e ti spacchi i denti.
Lo svantaggio enorme è la velocità. Devi essere rapida e precisa. Se cincischi, il prodotto si indurisce tra le dita e hai buttato materiale e tempo.
L’acrygel: il figlio ibrido che promette il meglio dei due mondi
Eccoci all’acrygel, chiamato anche polygel. L’idea di base è geniale: prendere la resistenza e la leggerezza dell’acrilico e fonderla con la facilità di lavorazione del gel. Il risultato è un prodotto in tubetto o barattolo, densissimo, che non cola nemmeno se lo metti a testa in giù. Lo lavori con una soluzione specifica che fa da scivolante, proprio come il monomero per l’acrilico. Il bello è che non si asciuga finché non lo metti in lampada.
Sembra la soluzione a tutti i mali, vero? In parte lo è, ma ha i suoi difettucci. Se esageri con la soluzione, il prodotto si diluisce troppo e cola lo stesso.
Alla fine della fiera, la vera professionalità sta nel capire che gel, acrilico o acrygel sono solo strumenti, e lo strumento giusto fa il lavoro migliore.
