Mercati finanziari, Borse positive. Euro in ascesa

MERCATO AZIONARIO
Il tono delle borse è rimasto sostanzialmente positivo anche nell’ottava appena terminata, dove però i rapporti di forza tra i settori hanno mostrato qualche nota di contrasto rispetto alla sinfonia degli scorsi mesi.

I tecnologici, infatti, che fino ad ora avevano guidato la corsa degli indici, stanno tenendo un profilo meno performante (Nasdaq -1,8% nella settimana), vuoi per la corsa che ha contraddistinto il corso di quel comparto, vuoi per il raggiungimento in alcuni casi di valutazioni molto ottimistiche circa le prospettive di crescita.

E’ il caso, ad esempio, di Netflix che pur aumentando i ricavi ha visto degli utili per azione al di sotto delle attese degli analisti, correggendo la traiettoria di crescita quasi verticale del titolo (+52% da inizio anno). Incidenti di percorso a parte, resta il fatto che il mercato ha premiato il comparto tecnologico ritenendolo addirittura meno rischioso rispetto agli altri settori della Old Economy. La tecnologia, quindi, sia come garanzia anti-Covid, sia come tema di lungo termine capace di rivalutarsi maggiormente in un ambiente deflazionistico e di abbondante liquidità.

La settimana appena trascorsa ha riportato invece denaro sull’altro versante dei settori, ossia verso i comparti ‘value’, caratterizzati da multipli di valutazione più bassi.

Un travaso di denaro necessario all’indice guida americano S&P 500 (+1,3% nell’ottava) sia per mantenere la struttura rialzista in essere e nata dalla “V” dei minimi di marzo, sia per ambire a nuovi target rialzisti. E in questa logica val la pena osservare come le ultime dinamiche di mercati abbiano individuato due soglie per l’S&P 500 utili ad inquadrare la situazione tecnica del principale indice borsistico mondiale.

Da una parte area 3.000 ha più volte dato sostegno ai corsi dei prezzi, un’area che si è rivelata basilare per non dare nemmeno il ‘’la’’ ad un movimento correttivo. Dall’altra parte, l’utilizzo di frame temporali di analisi superiori rivela che i 3.240/3.250 punti sono una chiave di volta strategica per l’evoluzione futura.

Mai, infatti, a livello mensile o trimestrale, vi è stata una chiusura sopra questo livello: un superamento confermato darebbe chiara indicazione che il mercato non solo vuole rivedere i massimi ma, come è successo per il Nasdaq, probabilmente è pronto per bypassarli al rialzo.

Ipotesi che, ovviamente, dovranno tener conto di tanti aspetti che ora cominciano a sommarsi: trimestrali e valutazioni dei titoli, contesto macroeconomico, tensioni tra USA e Cina, elezioni americane. Nel corso della settimana i risultati delle banche americane sono stati a tinte alterne: bene il business del trading (era facile immaginarlo) ma anche tante svalutazioni per potenziali casi di default sui prestiti causati dalla pandemia da Covid.

I dati macro USA sono stati complessivamente buoni, con il dato delle vendite ancora in recupero.
Tra gli altri mercati: tono brillante per l’Europa grazie ai comparti ciclici mentre hanno corretto gli indici cinesi nonostante sul fronte macro sia tornato a crescere il PIL (+3,2% nel secondo trimestre).

MATERIE PRIME
In tema di materie prime, il basket generale vede una variazione limitata (-0,2%), frutto di andamenti poco volatili delle diverse componenti. L’oro è rimasto infatti nei paraggi di quota 1.800 mentre il WTI Crude Oil non si è allontanato molto da area 40. Contrastati anche i metalli industriali e le materie prime agricole.

MERCATO OBBLIGAZIONARIO
I mercati obbligazionari hanno visto un tono complessivamente positivo per quei segmenti maggiormente orientati al rischio. In particolare il credito lato US ha dato segnali ancora di buona salute, tanto sul comparto investment grade tanto su quello high yield. Stanno dando una mano sia l’ulteriore e continua compressione degli spread di credito, sia il tono positivo che persiste sulle asset class che presentano ancora sacche di rendimento.

Minori le performance del credito europeo nell’ultima settimana ma anche year to date: un gap dovuto al significativo supporto dato da binomio FED-Governo USA e sicuramente superiore rispetto ai budget stanziati nel Vecchio Continente. Proprio nella settimana si è tenuto il consueto meeting della BCE che non ha ovviamente messo mano alle politiche sui tassi di interesse e ha confermato il piano di acquisto dei titoli (PEPP da 1.350 miliardi) per supportare l’economia nel recupero della crisi pandemica.

Il consiglio direttivo ha inoltre auspicato un accordo intergovernativo per trovare ulteriori misure di sostegno, laddove l’approvazione del Recovery Fund diventa chiave per il raggiungimento degli obiettivo. Secondo la BCE l’economia dell’Eurozona resta bisognosa di ampio e prolungato sostegno monetario e che se pur con le attività in recupero l’outlook prospettico resta altamente incerto.

Una BCE, quindi, con il pilota automatico e tale prospettiva esercita una pressione al ribasso sui tassi: il Bund decennale resta in area -0,45%, quello francese ancora in negativo (-0,15%) mentre il titolo di stato italiano sulla medesima scadenza è scivolato sotto i minimi dell’1,20%, ancora incanalato nel rientro dai picchi di marzo.

Restano ancora molto sacrificati anche i rendimenti sul debito governativo americano: il Treasury sulla scadenza decennale si attesta in area 0,60% mentre sul trentennale l’yield è appena dell’1,20%. La mancata risalita dei rendimenti negli ultimi è da ascrivere alla azioni delle banche centrali ma anche all’outlook generale di medio lungo termine sulla crescita che vede ancora pochi elementi per prevedere inflazione in aumento.

Il FMI segnala infatti una ripresa delle attività nel breve ma anche il rischio di vedere nella seconda parte dell’anno un boom del default delle PMI, duramente colpite dalla pandemia e che dovranno poi fare i conti con la fine delle politiche economiche di supporto.

MERCATO VALUTARIO
Per quanto riguarda le valute, settimane di movimenti significativi tra i cross: l’Euro è risultato decisamente in forza rispetto a Sterlina, Franco svizzero e Dollaro USA. L’assenza di ulteriori misure espansive da parte della BCE ha portato ad una forza relativa maggiore per la valuta del Vecchio Continente che ha guadagnato posizioni anche verso diverse currency emergenti. Situazione invariata invece per il Bitcoin.

Dott. Alessandro Pazzaglia
Pazzaglia & Partners Consulente Finanziario Indipendente




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