PORDENONE – Hanno preso avvio nella mattinata di sabato 28 febbraio le iniziative collaterali pensate a latere della mostra “Ricordando Benedetto XVI. Verso il centenario della nascita” in corso fino al 12 aprile prossimo al Museo Diocesano di Arte Sacra di Pordenone. Nell’Auditorium “Card. Celso Costantini” della Curia Vescovile di Pordenone si è tenuta la conferenza dal titolo “L’Europa nella visione di Joseph Ratzinger: identità spirituale, missione storica e sfide attuali” che ha visto ospiti il senatore Marcello Pera, il professor Giovanni Maria Vian e monsignor Crepaldi.
Ad aprire il confronto è stato S.E. monsignor Giampaolo Crepaldi, vescovo emerito di Trieste, che ha ben inquadrato il pensiero ratzingeriano sull’Europa, a partire da quattro momenti cardine, quattro discorsi tenuti dal papa tedesco nel corso di viaggi apostolici in europa – all’Università di Ratisbona nel 2006, al Collège des Bernardins di Parigi nel 2008, a Westminster Hall nel 2010 al Reichstag di Berlino nel settembre 2011 – argomentando anche il suo presunto “eurocentrismo”.
«Perché l’interesse di Ratzinger sul rapporto tra fede e ragione nel contesto Europeo?» si è chiesto monsignor Crepaldi «perché Benedetto XVI era consapevole che nel Vecchio Continente era nato qualcosa di nuovo e inedito: una cultura non religiosa, un modo di pensare e agire ateistico che combatteva il religioso in quanto tale. Combattere Dio ed escluderlo in via sistematica dalla Storia è diventato obiettivo dell’ateismo moderno». Dacché l’impegno a contrastare questa “fede atea”, questo «presupposto dogmatico e secolarizzato» che è stato primario nel magistero del Papa.
Intorno al “metodo” di Ratzinger e al suo impegno per il riconoscimento le radici cristiane dell’Europa, si è sviluppato l’intervento del senatore Marcello Pera, dal 2001 al 2006 presidente del Senato della Repubblica Italiana. Soprattutto è stato il Pera filosofo che con slancio ha ricordato l’interazione che Ratzinger ha intrattenuto con il mondo intellettuale europeo: «Come pensatori, come intellettuali, ci siamo sentiti sfidati e coinvolti, in un risveglio della coscienza».
E ha poi spiegato perché ha definito Benedetto XVI un “Papa laico”: «Non predicava nel senso stretto. Interveniva con un approccio laico, ponendosi sullo stesso piano dei laici, avviando un dialogo che poi si facevo confronto. E non era difficile seguirlo anche per un laico coerente. Nel confronto il laico diventava scosso: arrivava a far riflettere sui fondamenti stessi delle proprie argomentazioni, evidenziandone le lacune». Proprio questo ne ha fatto una figura poco comoda. E Pera ha voluto ricordare la fredda accoglienza in Senato per la lectio magistralis dell’allora cardinale Ratzinger nel maggio 2004.
Anche il professor Giovanni Maria Vian, storico, direttore emerito dell’Osservatore Romano e già ordinario di Filologia Patristica alla Sapienza di Roma, ha voluto ricordare i famigerati “fatti del 2008”, quando il papa-teologo fu invitato all’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo romano suscitando una reazione di sdegno da parte del corpo docente – compreso il futuro premio Nobel Giorgio Parisi –, reazione che portò Benedetto XVI a declinare l’invito: «Nelle università tedesche –, ha precisato Vian – ci sono le facoltà teologiche. Ratzinger era quindi abituato a parlare con i laici; un’abitudine che ha portato avanti anche da cardinale, da vescovo e poi da papa. Per questo ha sistematicamente perseguito il confronto con i laici». Mentre per tornare alle radici cristiane dell’Europa, Vian ha sottolineato l’interesse di Ratzinger per il Vecchio Testamento e l’importanza data all’ebraismo e al dialogo con gli ebrei: «Secondo Benedetto XVI le radici cristiane dell’Europa erano sempre anche radici ebraiche. Ciò è fondamentale e alquanto attuale in un’epoca come la nostra dominata da neosemitismo e neomarcionismo, ritornati prepotentemente, anche nella Chiesa cattolica, per ragioni ovviamente politiche».
Nel pomeriggio nella sala conferenze “Papa Benedetto XVI” della parrocchia di Tiezzo di Azzano Decimo si è tenuta la presentazione del libro “Joseph Ratzinger. Frammenti di umanità” (ed. Ancora) della vaticanista Giovanna Chirri che ha conversato con la direttrice del settimanale diocesano di Pordenone Il Popolo Simonetta Venturin. Il volume raccoglie in forma di conversazioni una serie di testimonianze di chi conobbe più da “vicino” Benedetto XVI come il cardinale Tarcisio Bertone, Achim Buckenmaier, padre Stephan Horn, padre Federico Lombardi, Pier Luca Azzaro, don Giuseppe Costa sdb.
Promossa da Centro Studi Odoriciani e Associazione Eventi di Pordenone con la partnership scientifica di Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI l’esposizione offre un percorso immersivo ed emozionale che consente al visitatore di ripercorre la vita e l’opera del “papa-teologo” a vent’anni dall’avvio del suo pontificato (19 aprile 2005–5 gennaio 2023) e mentre si approssima il centenario della nascita (16 aprile 2027), attraverso una serie di oggetti e suppellettili lui appartenuti, abiti sacri e paramenti liturgici, fotografie e opere d’arte. Uno scorcio inedito, dunque, soprattutto sul Ratzinger più privato, come l’hanno conosciuto stretti collaboratori e congiunti.
La mostra potrà essere visitata fino al 12 aprile prossimo: venerdì dalle 15 alle 18, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Chiuso domenica 5 e lunedì 6 aprile. Ingresso libero. Per informazioni e visite guidate scrivere a [email protected].
