Borsa Usa su nuovi massimi! La Fed modera i toni, i mercati più distesi

MERCATO AZIONARIO

Nella settimana di borsa appena conclusa nel complesso è tornato il sereno sui mercati finanziari globali, dopo la precedente movimentata ottava in cui non solo le borse ma anche tassi, valute e commodities avevamo mostrato un incremento di volatilità.

Si è passati quindi dalle onde provocate dal meeting della Federal Reserve (e dalle successive dichiarazioni di alcuni componenti del FOMC) a giornate più tranquille che hanno portato a incrementi generalizzati sui listini azionari. L’indice S&P 500, che venerdì scorso aveva chiuso sui minimi settimanali in ara 4.160), ha reagito con vigore, inanellando una serie di sedute positive tanto da aggiornare i massimi assoluti, con un top a 4.286 punti. La discesa del principale indice azionario americano era legata in particolare alla drastica caduta di tutta quella componente ‘value’ del listino che, in realtà, da inizio anno era stata la più performante, in quanto direttamente collegata al tema delle riaperture economiche e delle recovery post Covid.

Un comportamento in negativo, quello della settimana scorsa, che non si era quasi per nulla evidenziato nell’indice Nasdaq 100 capace, in questa ottava, di allungare su nuovi massimi storici, superando finalmente con vigore le resistenze a quota 14.100 e confermando il proprio trend di forza relativa crescente. Un andamento che ha portato l’azionario globale ad ottenere un saldo settimanale del 2,4%, vedendo però una partecipazione al rialzo piuttosto corale da punto di vista settoriale: il MSCI World Growth registra infatti un +2,4%, mentre il MSCI World Value un +2,5%.

La risalita dei listini americani in particolare dà qualche indicazione: la prima riguardante la buona salute ancora delle borse e, in secondo luogo, un ridimensionamento delle tensioni percepite dagli operatori dopo il meeting della Fed e che Powell, nelle recenti dichiarazioni, ha cercato di smorzare. La volatilità della scorsa settimana si può spiegare probabilmente con l’eccesso di consensus sulle tesi reflazionistiche e che investiva, a livello intermarket, preferenze nei settori merceologici, posizionamento sulle materie prime e sui tassi di cambio. L’S&P chiude quindi con un +2,8% (con gli altri indici USA, Nasdaq e Russell 2000 rispettivamente a +2,1% e +4,3%), che sovraperforma la quasi totalità degli altri listini.

In Europa, infatti, le performance sono di minore intensità, a riprova che, nella ripartenza, i flussi si sono diretti ancora Oltreoceano, dove i supporti monetari e di stimolo fiscale hanno un livello di confidenza maggiore da parte degli investitori. Tra le altre aree geografiche, l’effetto si è diffuso anche sulle borse emergenti, se pur con tonalità differenti: da notare la ritrovata positività per le borse cinesi di Hong Kong e Shanghai (+2,5%).

L’indice Vix, dopo lo spyke sopra quota 20, ripiomba su nuovi minimi (14,19) per poi chiudere in area 15.

MERCATO DELLE MATERIE PRIME

Per quanto riguarda l’ambito commodities, dopo lo shock della scorsa ottava (con pesanti flessioni generalizzate), si sono registrati discreti rimbalzi (+1,6% il paniere generale). Metalli preziosi, in rimbalzo, con l’oro (+1%), però, ancora sotto quota 1.800$, mentre tra quelli industriali i recuperi più consistenti sono stati per alluminio e nickel. Si mantiene tonico il greggio (+3,6%), in avvicinamento a quota 75$ al barile.

MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Dopo i recenti forti movimenti dettati dalle parole provenienti dal meeting del FOMC, c’era particolare attenzione da parte degli operatori per gli ulteriori sviluppi di mercato, soprattutto perché il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, era atteso al Congresso per USA per parlare della situazione dell’economia americana.

Il capo della Fed ha dipinto un quadro in miglioramento complessivo, se pur soggetto ancora ai rischi legati alla pandemia, in particolare per la velocità di diffusione delle varianti Covid e per la difficoltà nel ‘correre’, almeno alla stessa velocità, in termini di campagne vaccinali. L’impeto derivante dalle riaperture delle attività economiche, infatti, è continuato anche se con ‘momentum’ in diminuzione rispetto ai mesi scorsi. L’inflazione che ne è derivata e che viene registrata in accelerazione significativa, secondo Powell, avrà effetti transitori e tornerà poi nei ranghi desiderati dalla Federal Reserve. Un messaggio rassicurante che ha stemperato le tensioni viste la scorsa settimana, quando i mercati avevano cominciato a ‘ragionare con pessimismo’, ipotizzando rapide strette da parte della Fed e una riduzione degli acquisti di asset già entro la fine dell’anno. Powell ha rimarcato le condizioni ancora non soddisfacenti del mercato del lavoro, motivo per cui il mix delle misure di politica monetaria non può ancora essere molto distante da quelle attuale. Scenari iper-inflattivi, ugualmente, non sono contemplati e che le ‘disruption’ tra domanda e offerta sono dipese dallo sfasamento con cui la seconda non è stata in grado di adattarsi rapidamente agli sviluppi di crescita dei business.

Appuntamento quindi a settembre per capire se in questi mesi cambierà qualcosa in termini macroeconomici, con la Fed che, con il meeting di giugno, ha voluto comunque far percepire al mercato di non essere troppo appiattita su una posizione passiva o di attesa. Elementi che hanno contribuito comunque a non far troppa pressione sulla Fed sono arrivate dall’ambito macro dove i dati relativi alle richieste di sussidi di disoccupazione si sono attestati al di sopra delle attese. Sullo sfondo resta il tema che la Fed ha margini di manovra non troppo larghi: tra un’economia che ancora si deve riprendere, un mercato del credito messo in sicurezza da appena 12 mesi e un bilancio pubblico in ampia espansione, i rischi di far danni appaiono simili a quelli di un elefante in un negozio di cristalli. I tassi USA si sono mossi al rialzo sia sul decennale (area 1,50%), sia, soprattutto, sul trentennale (area 2,15%) dopo la discesa della scorsa settimana.

Nella zona Euro, la numero uno della BCE, Lagarde, ha detto di concordare sulla transitorietà dello spyke inflattivo e che strette monetarie non sono all’orizzonte per via di una ripresa economica europea ancora acerba (se pur in accelerazione). Tra gli altri segmenti obbligazionari: positivo l’high yield e i paesi emergenti debole invece il corporate investment grade.

MERCATO DELLE VALUTE

Sul mercato forex, movimento di rimbalzo per l’Euro-USD, dopo che la settimana scorsa il meeting Fed aveva dato sprint al Dollaro USA. Il biglietto verde in questa settimana ha perso qualche posizione, con il cross che è tornato a rivedere area 1,195-1,20, sostanzialmente un livello di equilibrio degli ultimi mesi. Stabile la Sterlina mentre frena lo Yen. Tra le cripto, il Bitcoin scende negli inferi sotto quota 30.000 per poi rimbalzare come già fatto in precedenza.

Dott. Alessandro Pazzaglia Consulente Finanziario Autonomo, mail: [email protected]




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