PORDENONE – I piccoli centri sono in piena trasformazione e pagano ancora la fragilità di un commercio che non si è mai davvero ripreso. «Serve una vera rigenerazione e un cambio di paradigma, altrimenti tra qualche anno nei centri storici resteranno solo bar e locali», avverte Alberto Marchiori, già presidente di Confcommercio e rappresentante al Cese, il Comitato economico e sociale europeo. «Non parlo per ambizioni personali – precisa –: ho già dato, ma resto disponibile a offrire idee e contributi».
Marchiori ricorda come il protocollo Anci-Confcommercio del 2014 sulla rigenerazione urbana abbia rappresentato un passo decisivo: «Quei bandi hanno permesso di superare la deregulation introdotta da Dressi. Il problema non è mai stata la grande distribuzione, ma l’assenza di regole».
Con la nascita dei distretti del commercio e il modello presentato con il sindaco Ciriani al presidente Fedriga, «si era compiuto un salto di qualità. Fedriga aveva colto la visione, ma poi le cose si sono arenate. Bene la nuova legge sul commercio, ma piccoli contributi a pioggia sono come una flebo al moribondo: rallentano il declino, non lo curano».
Tra le sfide più urgenti, Marchiori indica la concorrenza dell’e-commerce: «Non è il problema la grande distribuzione, ma l’online. Anche i negozianti lo usano, ed è giusto, ma manca una piattaforma italiana. Siamo ancora in tempo per provarci».
Serve anche un piano merceologico mirato, insiste: «Non basta intervenire sugli affitti. Avevamo avviato con una banca e l’università di Udine un progetto per studiare le attività più adatte a ciascun centro storico: è una strada da riprendere in tempi rapidi».
Marchiori rilancia poi un tema spesso trascurato: la formazione professionale. «Servono nuove figure artigiane, dal panettiere al macellaio, sostenendo i costi formativi con un modello simile alla “farmacia comunale”: il pubblico accompagna l’avvio dell’attività».
Sui bandi, è netto: «Tanti micro-finanziamenti sono un’illusione: serve una visione complessiva, non frammentata».
Infine, l’appello alla tutela del decoro urbano: «Non può essere che i dehors coprano le vetrine. Tenere puliti i centri storici e garantire sicurezza è il primo passo per preservarne anche il valore economico».
