Wall Street continua la corsa; nuovi massimi per gli indici USA, calano i Tassi

Commento ai Mercati

 

Mercato Azionario

Settimana dal tono complessivamente positivo quello visto sui mercati finanziari azionari, anche se i risultati hanno rivelato un’ampia dispersione tra le diverse aree geografiche. Positivi infatti gli indici americani, con l’S&P 500 (+1,7%) ed il Nasdaq (+2,7%) capaci di far registrare nuovi massimi assoluti e allungare la serie positiva in corso. Il superamento di quota 4.250, che aveva sostanzialmente costruito il limite superiore del consolidamento degli indici USA tra aprile e giugno, è stato il preludio per un allungo che ha messo la ‘bandierina a stelle e strisce’ anche ai 4.300 punti (top a 4.355).

Un segnale di forza che a questo punto appare foriero di ulteriori aggiustamenti verso l’alto e che rinvia ancora una volta quel consolidamento che manca in maniera sostanziale da diversi mesi e che si è limitato, nel 2021, a drawdown dai massimi nell’ordine del 5%-6%. In maniera simmetrica si può analizzare il corso del paniere dei titoli a maggiore contenuto tecnologico, il Nasdaq 100: l’indice, bucata la resistenza dei 14.000 ha anch’esso allungato su nuovi top di periodo, confermando non solo la stessa tonicità dell’S&P 500 in termini direzionali, ma anche il significativo recupero di forza relativa che sta caratterizzando l’ambito ‘growth’ del listino. La tendenza discendente dei tassi a medio lungo dell’obbligazionario governativo USA, infatti, ha riportato una maggiore serenità sui settori e temi a più alta crescita attesa e caratterizzati quindi anche da maggiori multipli di valutazione. L’azionario globale nell’ultima settimana fa registrare un+0,74%, ma con dinamiche settoriali ancora scorrelate (Growth +0,7%, Value 0%, High Dividend +0,1%), segno ancora dello smorzamento della popolarità dei reflation trade da parte degli investitori.

Settori ciclici come auto, banche, costruzioni ed energy, perdono, tra i comparti merceologici globali tra l’1% ed il 2%mentre quei settori che traggono beneficio da un clima più rilassato in tema di tassi (come Information Tech e Health Care) sono stati premiati dagli investitori. La tonalità complessiva del mercato americano riflette da un lato il continuo rafforzamento delle stime sugli utili USA 2021 vs 2020 (da inizio anno sono migliorate, da valori iniziali già positivi, di un altro 16%), dall’altro da attese che vedono un ciclo economico capace di poter restare forte anche per i prossimi trimestri e nonostante le dinamiche negative collegate alla diffusione delle nuove varianti del virus Covid-19.

Meno capace di rincorrere la lepre ‘Wall Street’ è stata l’Europa, praticamente invariata nel risultato d’ottava complessivo, ma con alcuni indici in negativo (Cac -1%, Ibex -1,8%). La composizione poco tech una delle cause di questo andamento ed anche qualche preoccupazione sulla gestione della pandemia, visto l’espandersi della variante ‘delta’. In ambito tematico, buoni i recuperi di temi come Blockchain, Clean Energy e Biotech/Health care Tech. Tra i paesi emergenti, il tono è stato invece deludente, con un risultato dell’indice generale che flette al ribasso soprattutto per il debole corso degli indici cinesi (Hong Kong -4%, Shanghai -2,3%). Pesano i dati di rallentamento mostrati dagli indici PMI e le parole di Xi Jinping che sono state lette in maniera preoccupata dagli investitori. Il Vix, l’indice della volatilità, resta su valori moderati (area 15/16).

Mercato Materie Prime

In ambito commodities, ottimi incrementi per diverse materie prime, con il basket generale in aumento di quasi il 3%. I contributi vengono soprattutto dal petrolio (+1,2% a 75 Dollari al barile) ma vanno segnalati anche i forti apprezzamenti per alcune agricole (soia e mais, +11%) e metalli (palladio, alluminio). L’oro fatica a rimbalzare dopo la recente discesa, rimanendo sotto quota 1.800 Dollari l’oncia.

 

Mercato Obbligazionario

Il mercato del reddito fisso ha visto una settimana di generale guadagno per gli indici obbligazionari governativi, in aumento in maniera generalizzata su tutte le aree geografiche, segno di una distensione sui tassi di interesse sulla parte medio lunga delle curve di rendimento.

Il decennale americano, infatti, sta disegnando ormai in maniera abbastanza precisa un trend di discesa con massimi decrescenti e partiti dal top a fine marzo in area 1,75%-1,80%. I valori, nonostante il mainstream delle notizie si sia concentrato sui rischi di inflazione negli USA (come movimento di rimbalzo post 2020), si sono ormai attestati sotto area 1,50%, di fatto stoppando quei reflation trades intermarket che erano stati protagonisti nei primi mesi del 2021 (forza dei ciclici/value vs difensivi/growth, momentum significativo per le materie prime). Questo movimento è particolarmente interessante perché sulla parte medio lunga della curva intervengono poco i fattori di politica monetaria mentre vengono prezzati con maggiore importanza scenari di crescita economica e inflazione di medio lungo termine.

Il mercato obbligazionario, quindi, per il momento, su questo frame non vede particolari ‘shift’ rispetto alla situazione pre Covid. Area 1,45%, infatti, non è altro che il valore che aveva il decennale USA prima della diffusione globale della pandemia. Più influenzato dai toni della banca centrale americana (e dalla sua intenzione verbale) è naturalmente il quadro di breve termine, che si è ‘adattato’ ad una visione più restrittiva da parte dei governatori membri del FOMC. Alcuni di questi segnalano la possibilità di due rialzi da parte della Fed nel 2023 e altri uno già del 2022, quadro che il mercato ha prezzato sulla parte breve della curva, condizionando negativamente i settori più legati al ciclo economico oltre che rafforzando in maniera evidente il Dollaro USA. Un modesto movimento a dire il vero, per il momento generato da ‘parole’ più che reali dati macroeconomici. Il mercato del lavoro, infatti, resta lontano dai target della Federal Reserve, motivo per cui la fase ribassista dei tassi riflette l’idea del mercato di una crescita economica potenziale molto dipendente ancora dagli stimoli monetari. Tapering quindi nel menu dei prossimi mesi, ma che per il momento preoccupa gli investitori in maniera limitata. Da vedere, naturalmente, cosa accadrà a livello di dati macroeconomici sul mercato del lavoro, sia a livello di occupati, sia a livello di salari. In flessione anche i rendimenti dei governativi della zona Euro, con il Bund decennale che scende tra -0,20% e -0,25% ed il BTP italiano pari scadenza che rapidamente scende sotto quota 0,80%. La tendenza di ribasso degli yield dei governativi è stata univoca, con i cali anche per le altre aree geografiche. La conseguenza è un rafforzamento degli inflation linked e del segmento corporate investment grade. Il tono positivo invece dell’equity ha confermato la continuazione del buon trend del debito ad alto rendimento.

Mercato delle valute

Nel mercato delle valute, resta forte il Dollaro USA che trae vantaggio dal gap creatosi nel post meeting Fed, dove la banca centrale americana si è attestata su una posizione leggermente meno accomodante. Il cross torna in area 1,185, non troppo distante dai minimi del 2021. Tra le altre valute, in apprezzamento anche lo Yen giapponese mentre tra le valute emergenti il quadro è stato misto. Stabile in area 33.000/34.000 il Bitcoin.

 

Dott. Alessandro Pazzaglia, Consulente Finanziario Indipendente, mail; alessandro@pazzagliapartners.it




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