Negli ultimi mesi il mercato dei titoli di Stato americani è diventato molto più di un semplice indicatore finanziario, trasformandosi in uno strumento geopolitico centrale nella nuova fase di tensione globale: in Asia si sta infatti verificando un vero “travaso” di Treasury Bond, con la Cina che ha progressivamente ridotto la propria esposizione passando da circa 900 miliardi di dollari a fine 2022 a 682,6 miliardi oggi, mentre un gruppo di Paesi alleati degli Stati Uniti – Giappone, Singapore, Corea del Sud e Taiwan – ha aumentato le proprie detenzioni complessive da circa 1.600 miliardi a 1.932 miliardi, segnalando come ciò che non è più in mano a Pechino venga sostituito da investitori considerati più sicuri. In questo contesto, la presidenza Trump ha riportato i Treasury al centro della strategia globale americana, utilizzando anche i dazi come leva di pressione sugli alleati affinché sostengano il debito Usa, ma l’escalation geopolitica e le nuove tensioni commerciali stanno alimentando instabilità sui mercati, con un ritorno del tema “Sell America”, anche se l’Europa nel 2025 ha fatto incetta di Treasury secondo i dati disponibili. Sul fronte macro, arrivano segnali contrastanti: in Germania l’attività economica accelera a gennaio ma l’occupazione scende, mentre la fiducia degli investitori migliora più del previsto secondo l’indice Zew; nell’Eurozona la produzione continua a crescere, ma l’espansione complessiva è più lenta delle attese, mentre la Cina potrebbe fissare l’obiettivo di crescita del Pil 2026 tra il 4,5% e il 5%. Negli Stati Uniti la spesa per consumi è risultata in deciso aumento tra ottobre e novembre, confermando la resilienza della domanda interna, e il Fondo Monetario Internazionale, sostenuto dalla prospettiva di una riduzione dei dazi e dal boom dell’intelligenza artificiale, ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita globale per il 2026. Dopo un inizio settimana all’insegna della correzione, i mercati sembrano però ritrovare stabilità: l’S&P 500 staziona ora intorno a +1,20% e il Nasdaq a +1,96%, mentre il Vix, l’indice della paura, dopo un balzo è rientrato verso quota 15,45, segnalando un ritorno a condizioni più tranquille; il dollaro resta debole con l’euro che si apprezza, l’Msci World recupera parte degli storni settimanali e anche il Bitcoin torna ad attaccare area 95.500 punti, pur venendo per ora respinto, in un quadro che conferma come oggi debito americano, geopolitica, tecnologia e volatilità restino sempre più intrecciati in un unico scenario globale.
