L’osservatorio che i pordenonesi si sono costruiti da soli, e dove guardare le stelle in provincia

A meno di un’ora da Pordenone, su un poggio panoramico sopra la Val Cellina, c’è una cupola che quasi nessuno in città sa di avere. Non l’ha costruita un ente né un’università: l’hanno tirata su, a mano e nei fine settimana, un gruppo di appassionati pordenonesi tra il 1987 e il 1991.

Foto: Giles Laurent, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Sucul de la volp

L’osservatorio dell’Associazione Pordenonese di Astronomia si trova nel comune di Montereale Valcellina, in una posizione che porta un nome che vale già da solo il viaggio: Sucul de la volp, nella Val de la Roja.

I lavori sono andati avanti quattro anni. È il genere di impresa che in provincia si capisce al volo: nessun finanziamento importante, molte domeniche, materiale portato su un po’ per volta.

La scelta del posto non è casuale. Serve un orizzonte libero, serve quota, e serve soprattutto stare lontani dalla cappa luminosa che la pianura si porta dietro. Da lassù le montagne schermano il cielo verso nord dalle luci della fascia pedemontana, ed è esattamente la direzione in cui conviene guardare.

Perché il cielo cambia così tanto in trenta chilometri

Dal centro di Pordenone, in una sera limpida, si contano qualche decina di stelle. Sopra i mille metri, con la luna giù e gli occhi abituati al buio, si arriva a qualche migliaio e la Via Lattea smette di essere un modo di dire: si vede come una banda chiara che taglia il cielo da un orizzonte all’altro.

Non è che in montagna ci siano più stelle. Sono sempre quelle. Cambia solo quanta luce artificiale si frappone.

Dove andare in provincia


L’altopiano di Piancavallo. Foto: Croberto68, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

  • Piancavallo. Il più comodo: mezz’ora da Aviano, ampi spazi aperti e cieli invernali spesso nitidissimi. Basta spostarsi dai parcheggi illuminati.
  • Val Cellina e dintorni di Barcis. Orizzonte ridotto dal fondovalle stretto, ma buio vero e a portata di mano.
  • Le Dolomiti Friulane. Salendo verso la Val Tramontina il buio diventa notevole, a patto di conoscere le strade.
  • Sauris, in provincia di Udine, ha una certificazione di qualità del cielo notturno ed è la meta regionale per chi vuole andare sul sicuro.

Le tre cose che fanno la differenza

Guardare il calendario lunare. Con la luna piena si perde tutto ciò che è debole, Via Lattea compresa. Meglio i giorni vicini al novilunio: è l’errore più comune e il più facile da evitare.

Dare venti minuti agli occhi. La visione notturna si attiva lentamente e basta un’occhiata al telefono per azzerarla.

Vestirsi più del necessario. Stando fermi si sente freddo molto prima che camminando, e in quota la temperatura cala in fretta appena tramonta il sole.

E se si volesse «dare un nome» a una stella

È la domanda che arriva puntuale la prima volta che si portano i figli o i nipoti a vedere un cielo scuro.

I nomi ufficiali delle stelle li assegna soltanto l’Unione Astronomica Internazionale e non sono in vendita. Esistono però registri privati e commemorativi che permettono di dedicare simbolicamente una stella, con un certificato e una mappa della sua posizione. Sono ricordi, non denominazioni astronomiche, ed è giusto dirlo apertamente. Non si compra un pezzo di cielo: ci si dà un motivo per tornare a guardare sempre lo stesso punto, come la targhetta su una panchina.

Quando conviene salire

Il periodo migliore va da ottobre a marzo: il buio arriva presto e l’aria fredda e secca è più trasparente di quella umida d’agosto.

Se poi capita una serata pubblica all’osservatorio, conviene approfittarne prima di provare da soli. Vedere Saturno con i suoi anelli in un telescopio vero, spiegato da chi lo usa da trent’anni, è un’esperienza che nessuna fotografia restituisce. E per una volta non bisogna andare lontano.

 

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