PORDENONE – «Il ritorno dell’Italia al nucleare segna un passaggio molto importante nella definizione di una politica energetica capace di sostenere la competitività dell’industria e rafforzare l’autonomia strategica del Paese»: Michelangelo Agrusti, Presidente di Confindustria Alto Adriatico, esprime soddisfazione per il via libera definitivo al disegno di legge, riconoscendo nel provvedimento una risposta a una delle principali criticità strutturali del sistema produttivo.
«Per un Paese manifatturiero come il nostro, fortemente dipendente dalle importazioni di energia, il costo dell’elettricità è una variabile decisiva per la capacità delle imprese di investire, produrre e competere sui mercati internazionali; è una questione che riguarda direttamente anche il Friuli Venezia Giulia, dove la presenza di filiere industriali fortemente orientate all’esportazione – prosegue il Presidente – rende particolarmente rilevante il divario energetico rispetto ai principali concorrenti. Non possiamo continuare a considerare l’energia soltanto come un costo da contenere nell’immediato: dobbiamo affrontarla come una componente strutturale della politica industriale».
Agrusti sostiene da tempo la necessità di reinserire il nucleare di nuova generazione nel mix energetico nazionale, affiancandolo alle fonti rinnovabili per garantire continuità degli approvvigionamenti e maggiore prevedibilità dei costi. «Dobbiamo affrontare senza pregiudizi tutte le opzioni disponibili; il nucleare di nuova generazione – dice – è una delle soluzioni per garantire energia stabile a costi sostenibili».
Il nuovo quadro legislativo apre ora la strada a una programmazione di lungo periodo, nella quale la diversificazione delle fonti potrà contribuire a ridurre la vulnerabilità del sistema produttivo alle oscillazioni dei mercati energetici. «La transizione energetica deve procedere insieme alla competitività industriale; il nucleare può offrire un contributo importante a entrambi gli obiettivi, assicurando una produzione elettrica continua e a basse emissioni. La sfida sarà tradurre questa scelta in un programma concreto, con tempi, investimenti e responsabilità chiaramente definiti».
Il rilancio del settore presenta inoltre una dimensione economica che va oltre la produzione di elettricità: lo sviluppo di nuovi impianti può generare opportunità per la meccanica, la componentistica, l’impiantistica e i servizi tecnologici avanzati, favorendo investimenti e occupazione qualificata. «Un percorso nel quale anche il Friuli Venezia Giulia, grazie alla presenza di un tessuto manifatturiero specializzato e di competenze industriali avanzate, potrà trovare nuovi spazi di partecipazione, rafforzando il proprio inserimento nelle filiere tecnologiche nazionali ed europee».
Secondo il Presidente «il via libera al ddl è un passaggio importante, ma non risolve nell’immediato il problema dei costi energetici che le nostre imprese continuano a sostenere: occorre intervenire su entrambi i fronti: dare risposte alle esigenze attuali del sistema produttivo e costruire le condizioni perché, nel medio-lungo periodo, l’Italia possa disporre di energia a prezzi competitivi, riducendo la propria dipendenza dall’estero. Per il Friuli Venezia Giulia, una regione a forte vocazione industriale, significa creare condizioni più favorevoli per attrarre investimenti, sostenere la crescita delle imprese e mantenere sul territorio produzioni e occupazione qualificata».
