PORDENONE – Il censimento del Comune di Pordenone fotografa la crisi del commercio cittadino: sono 335 i negozi sfitti tra centro e periferie, di cui 154 solo nel cuore della città. Un dato che racconta le difficoltà del commercio tradizionale, schiacciato dall’e-commerce e dai costi di gestione.
Nei corsi principali, Vittorio Emanuele e Garibaldi, si contano una ventina di vetrine vuote. Ma l’amministrazione comunale prova a reagire. Domani, 8 gennaio, l’assessore al Commercio Emilio Badanai Scalzotto, insieme all’assessore alla Cultura Alberto Parigi, presenterà un piano per arrestare la chiusura delle serrande e rilanciare il centro.
Tra le misure allo studio, una fiscalità di vantaggio per i proprietari: meno tasse per chi affitta, con un taglio dell’Ilia, per sbloccare un mercato immobiliare oggi fermo. «Pordenone non resta a guardare il declino – sottolinea il sindaco Alessandro Basso – ma si muove in linea con le innovazioni della legge regionale», puntando su un lavoro di squadra con Confcommercio e le associazioni di categoria.
Il piano guarda anche al riuso degli spazi: vetrine trasformate in infopoint, gallerie, uffici, botteghe artigiane e gourmet, con l’obiettivo di mantenere i locali attivi almeno fino al 2027, anno di Pordenone Capitale italiana della Cultura. «Il centro deve diventare un organismo vivo – spiega Badanai – dove la vetrina non è solo vendita, ma luogo d’incontro e servizi».
Un percorso graduale che coinvolgerà eventi culturali, operatori economici e privati, e che si inserisce in una visione più ampia di rigenerazione urbana, tra decoro, verde e nuovi arredi. Pordenone prova così a riaccendere le luci del centro e a trasformare la crisi in opportunità.
