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venerdì , 13 Marzo 2026

“Le donne in carcere”, la scrittrice Carmen Gasparotto al Santin

PORDENONE – Mercoledì 11 marzo, nella sala convegni dell’Hotel Santin, alla presenza della scrittrice Carmen Gasparotto, si è affrontato l’argomento “Le donne in carcere”.

L’incontro, organizzato dalla Fidapa Pordenone, è stato introdotto dalla presidente, prof.ssa Sonja Pin, che, dopo aver ringraziato i numerosi presenti in sala, ha presentato l’autrice.

Carmen Gasparotto, originaria di Taiedo di Chions, vive ora in provincia di Trieste. Ha sviluppato la sua passione per la scrittura come allieva di Pordenonescrive. Ha pubblicato diversi libri ma, in questa occasione, è stato presentato “Sguardi. Storie brevi scritte sulla pelle”, una raccolta di testimonianze vissute in qualità di volontaria nelle carceri.
Si parla delle donne in mille occasioni, ma a volte ci si dimentica di chi, privata della libertà, non ha voce: di chi, in tali circostanze, vive in uno stato di isolamento e con rapporti spesso difficili con la famiglia.

In Friuli Venezia Giulia esiste una sola sezione carceraria femminile, che si trova a Trieste e ospita 29 detenute.
Il percorso di riabilitazione, a volte, è reso difficile dal sovraffollamento e dalla discriminazione che le donne subiscono anche in carcere. Rispetto agli uomini, infatti, possono usufruire di minori opportunità che permettano una formazione lavorativa da impiegare una volta scontata la pena.

Per le detenute madri sarebbe auspicabile dar vita a delle case-famiglia, per alleggerire la situazione di chiusura subita dai figli.
Importante è anche l’opera del volontario carcerario: una scelta che si prefigge di accompagnare il detenuto nel suo percorso rieducativo, rendendo il quotidiano, appesantito dalla mancanza di libertà, meno opprimente.
È necessario dare loro una speranza e una dignità, poiché molto spesso la vita si subisce e non la si sceglie.

Nonostante le grandi difficoltà, ultimamente sono emersi segnali positivi, forse anche grazie alla presenza, negli ultimi anni, di personale penitenziario più giovane, capace di instaurare relazioni più rispettose, costruttive ed empatiche.

A dialogare con l’autrice è stata la socia Daniela Dose. Sono stati letti alcuni brani significativi tratti dal libro, illustrato dalla tatuatrice Lisa Palleva.

Nerina Battiston

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