PORDENONE – Domenica 29 marzo si conclude un’edizione partecipatissima, dal respiro sempre più internazionale con ospiti e spettatori da tutta Europa e continui sold-out, di Pordenone Docs Fest, il festival del documentario che, già da ora, inizia a prepararsi all’appuntamento di Capitale della Cultura 2027.
In anteprima nazionale alle 15.30 la proiezione di 2m² di Volkan Üce, che con una vena di ironia e delicatezza, affronta il tema della fine della vita. Seguendo il lavoro di un impresario funebre nella comunità turco-belga, il film racconta il tema dell’identità e dell’appartenenza attraverso una domanda tanto concreta quanto simbolica: dove essere sepolti quando si appartiene a due Paesi? Tra pratiche burocratiche e scelte familiari, emerge una riflessione sottile sulla migrazione, la memoria e il bisogno di radici. Presenti il regista e il protagonista del film.
Alle 17.30 l’anteprima nazionale di Super Nature dell’inglese Ed Sayers – presente al festival – è una vera e propria esperienza collettiva e poetica. Attraverso un mosaico di immagini girate in pellicola Super 8 da persone provenienti da tutto il mondo, il documentario indaga il rapporto tra essere umano e natura, con la delicatezza “patinata” delle immagini analogiche. Il film è un grande album di famiglia globale, in cui storie personali e paesaggi si intrecciano, restituendo al tempo stesso la bellezza del pianeta e la fragilità degli equilibri ambientali.
A chiudere la XIX edizione del festival è il potente The Westoxicateds della iraniana Gilda Pourjabar – presente in sala -, un racconto intimo e politico insieme. Attraverso materiali d’archivio e animazioni, la regista ripercorre la propria adolescenza nell’Iran post-rivoluzionario, segnata dalla scoperta clandestina della cultura occidentale. Con musica di contrabbando, con cassette vietate di rock “dell’Ovest”, le immagini e l’arte diventano strumenti di resistenza e di costruzione identitaria, in un contesto segnato dal controllo e dalla censura.
La proiezione sarà preceduta dalla cerimonia di premiazione, con inizio alle 21. Il riconoscimento più atteso è il Grand Jury Prize. La scrittrice Esther Kinsky e i registi Igor Bezinović e Nickolaus Geyrhalter conferiranno il premio al miglior documentario della XIX edizione di Pordenone Docs Fest. Nella serata saranno consegnati anche il premio Young Jury Award, del Cinemazero Young Club con i numerosi studenti e studentesse provenienti da tutta Italia, l’Audience Award, il premio della Critica SNCCI, il Green Documentary Award per il miglior documentario a tematica ambientale e il DocsXR Audience Award, per la miglior opera immersiva.
L’ultima giornata prevede anche gli ultimi appuntamenti dell’omaggio al regista Nikolaus Geyrhalter. Alle 15 Donauspital è un’immersione all’interno di uno dei più grandi ospedali europei, che attualizza molte riflessioni sulla sanità pubblica. Attraverso un’acuta osservazione, il film mette in scena la complessa relazione tra tecnologia, cura e umanità, interrogando lo spettatore su cosa resti dell’esperienza umana in un sistema sempre più automatizzato e iper-specializzato. Alle 17.30 inoltre ci sarà la speciale masterclass del grande regista, un’occasione rara per entrare nel cuore di uno degli sguardi più radicali del documentario contemporaneo. Il cinema di Geyrhalter, infatti, invita a ripensare il rapporto tra osservazione, etica e rappresentazione, restituendo al gesto filmico una dimensione profondamente politica.
Domenica si concludono anche le due retrospettive del festival. Quella curata da Federico Rossin e dedicata alla Spagna post-franchista ha in programma alle 10:30 Non potete essere lasciati soli di Cecilia Bartolomé e José Juan Bartolomé.
Il film, a lungo censurato, restituisce un affresco vivido e complesso della transizione democratica, costruito attraverso una molteplicità di voci: cittadini e cittadine, movimenti sociali, tensioni territoriali e conflitti politici emergono in tutta la loro contraddittorietà. La retrospettiva si conclude alle 17.30 con Legato e ben attaccato, seconda parte di un dittico che approfondisce ulteriormente le dinamiche politiche della transizione spagnola. Ne emerge un quadro lucido e disincantato, che mette in discussione l’idea stessa di transizione come processo lineare e condiviso.
La retrospettiva dedicata a Sarajevo trova, invece, una sintesi e conclusione potente, alle 18, nei film di Jean-Luc Godard. Je Vous Salue, Sarajevo, in pochi minuti, condensa una riflessione intensa sulla violenza e sulla storia attraverso la scomposizione di un’unica immagine, mentre Notre Musique amplia lo sguardo in una struttura tripartita che attraversa inferno, purgatorio e paradiso, interrogando il rapporto tra guerra, memoria e rappresentazione. Sarajevo diventa così un luogo simbolico, in cui si riflettono le contraddizioni dell’intero Novecento.
Lo spazio industry del festival si proietta verso il futuro con una tavola rotonda dedicata alla costruzione di nuovi modelli di circuitazione per il documentario indipendente. Al centro del confronto, in programma a spazioZero alle 11.00, la presentazione di una nuova piattaforma promossa dal festival, pensata per rafforzare le connessioni tra produzione, distribuzione ed esercizio, e per ampliare concretamente le possibilità di accesso delle opere al pubblico.
Per maggiori informazioni:
www.pordenonedocsfest.it
