PORDENONE – Il confine non come barriera, ma come soglia. Non come linea di separazione, bensì come spazio vivo di incontro, scambio e trasformazione. È questo il cuore di Confine Culturale, l’appuntamento in programma martedì 3 marzo alle ore 18.30 all’Ex Convento di San Francesco, in Piazza della Motta 2.
In un tempo storico segnato da tensioni geopolitiche, migrazioni e ridefinizioni identitarie, il concetto di confine torna al centro del dibattito pubblico. Ma se anziché immaginarlo come un limite lo considerassimo un territorio fertile? Un luogo in cui tradizioni, linguaggi e visioni del mondo si intrecciano generando ibridazioni, comprensione reciproca e nuove forme di convivenza?
A guidare la riflessione sarà la scrittrice Helena Janeczek, keynote speaker dell’incontro. Autrice capace di attraversare memorie europee e identità plurali, Janeczek incarna essa stessa un percorso di frontiera, dove biografie individuali e grandi narrazioni collettive si incontrano.
Con lei dialogheranno l’antropologo Marco Aime, studioso delle dinamiche culturali e delle costruzioni identitarie, e Monique Veaute, vicepresidente della Fondazione Romaeuropa Festival, osservatrice privilegiata dei processi di innovazione artistica e contaminazione tra linguaggi contemporanei.
A moderare il confronto sarà Jacopo Tondelli, direttore de Gli Stati Generali, che guiderà il dialogo tra letteratura, antropologia e progettazione culturale.
L’incontro si propone come uno spazio aperto alla cittadinanza, un momento di approfondimento e confronto sul valore culturale e politico del “confine” inteso come luogo dinamico. Un laboratorio di idee in cui la diversità non viene temuta ma riconosciuta come risorsa generativa.
In un’epoca che spesso innalza muri, Confine Culturale invita a immaginare ponti. E a riscoprire, proprio nelle zone di passaggio, la possibilità di costruire nuove mappe condivise.
