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martedì , 26 Maggio 2026

Electrolux, muro contro muro sugli esuberi: Porcia teme oltre 260 tagli

ROMA – Nessun passo indietro. Dal primo tavolo convocato al ministero delle Imprese sulla crisi Electrolux arriva un segnale che accende la preoccupazione anche a Porcia: la multinazionale svedese non ha mostrato alcuna apertura sul ritiro dei 1.719 esuberi annunciati l’11 maggio. E per lo stabilimento pordenonese il conto rischia di essere pesantissimo, con 262 posti di lavoro a rischio.

L’incontro, presieduto dal ministro Adolfo Urso, si è concluso con un aggiornamento fissato al 15 giugno. Ma il clima resta teso. Governo, sindacati ed enti locali hanno recapitato al gruppo un messaggio unanime: il piano deve essere ritirato e sostituito con una proposta industriale alternativa capace di salvaguardare produzione e occupazione.

Dall’altra parte, però, i vertici aziendali hanno difeso la necessità della ristrutturazione. Pur ribadendo che “l’Italia rimane un Paese strategico”, Electrolux sostiene che produrre elettrodomestici in Europa sia diventato economicamente “insostenibile” a causa della domanda stagnante, della pressione sui prezzi e soprattutto dei costi industriali molto più elevati rispetto ai competitor extraeuropei.

Sul tavolo del ministero sono stati presentati numeri che, secondo il gruppo, spiegano la scelta dei tagli: il costo dell’acciaio in Europa sarebbe superiore del 31% rispetto alla Cina e del 27% rispetto alla Thailandia; il costo orario del lavoro nell’Europa occidentale raggiungerebbe i 37 euro contro i 12 dell’Est Europa, i 9 della Turchia e i 5 dell’Asia. A pesare anche il costo dell’energia, con 204 euro per megawattora in Europa contro i 114 dell’Asia e i 77 della Turchia.

Da qui la decisione di ridimensionare drasticamente la presenza produttiva in Italia, con esuberi pari a circa il 40% dei 4.500 dipendenti presenti nella Penisola. Tutti gli stabilimenti sarebbero coinvolti: a Susegana gli occupati passerebbero da 728 a 418, con 310 esuberi; a Porcia da 571 a 309, con 262 posti a rischio; a Solaro da 615 a 398, con 217 tagli; a Forlì da 683 a 345, con 338 esuberi. Per Cerreto d’Esi, nelle Marche, il piano prevede invece la chiusura completa dello stabilimento e l’uscita di tutti i 170 dipendenti.

Ai 1.719 esuberi annunciati – 994 operai e 725 impiegati – si aggiunge inoltre il destino di oltre 200 lavoratori a termine che, secondo i sindacati, non verrebbero confermati.

Il timore, ora, è che il prossimo incontro possa trasformarsi in una rottura definitiva. E a Porcia cresce l’ansia per il futuro di uno dei siti simbolo dell’industria del territorio.

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Sergio Finotto

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