Quasi quotidianamente i mezzi di comunicazione ci riferiscono di numerosi episodi di violenza che, in alcuni casi, si concludono con la morte di qualcuno, più spesso di qualcuna.
La violenza lede i principi fondamentali che devono regolamentare la convivenza civile, il principio di libertà che gli esseri umani hanno sin dalla nascita, il principio di uguaglianza, il principio del bene per sé e per gli altri e il principio della dignità, cioè il rispetto che ogni essere umano deve avere per sé stesso e per gli altri.
L’uso intenzionale della violenza fisica viola questi principi in quanto l’aggressore vuole aumentare il potere sull’aggredito per sentirsi più forte e superiore.
Sono varie le forme di violenza, anche se quella fisica fa più scalpore perché lascia segni sul corpo ed è punibile penalmente.
Raramente si fa riferimento alle forme di violenza sessuale, di violenza verbale, di violenza psicologica, economica e digitale.
Una forma di violenza molto comune è quella che viene chiamata “gaslighting”, cioè il far dubitare la vittima della propria percezione della realtà, di ciò che ricorda e della propria condizione di salute mentale. Il termine deriva da un famoso film del 1944 “Gaslight” (Angoscia), diretto da George Cukor, in cui un marito manipola la moglie facendole credere di stare impazzendo.
Il gaslighting è un processo lento in cui la vittima non si rende conto di essere sottoposta a un lavaggio del cervello. E’ una tecnica che tenta di minare l’autostima e la sanità mentale dell’altro in maniera subdola per poterlo controllare e sottomettere. Il gaslighter spesso non appare aggressivo in modo evidente. Anche le persone più intelligenti e più consapevoli possono essere intrappolate dal gaslighter e finire per accettare passivamente le vessazioni senza rendersene conto. Il gaslighterfonda le sue verità sulle bugie, difronte alle verità dimostrate dalle vittime tende a negare, per condurre la vittima a dubitare delle proprie capacità mnestiche. Il suo obiettivo è quello di distruggere l’equilibrio mentale dell’interlocutore e assoggettarlo ai propri convincimenti. Quando elogia il colloquiante lo fa sempre per farlo dubitare delle proprie capacità in quanto precedentemente l’aveva squalificato. Il gaslighter si serve delle persone per metterle l’una contro l’altra facendole dubitare dei fatti, delle informazioni e persino della realtà..Inoltre, i suoi convincimenti non concordano con i comportamenti.
Le conseguenze del gaslighting possono essere gravi: perdita di autostima, ansia, isolamento e difficoltà nei rapporti con gli altri. La vittima del gaslighter finisce per interiorizzare le critiche ricevute, arrivando a sentirsi inadeguata o “sbagliata”. Nei casi più gravi, il gaslighting può provocare anche depressione, con sintomi come tristezza persistente, perdita di interesse nelle attività quotidiane e senso di impotenza.
Per queste ragioni è necessario saper distinguere non solo le diverse forme di violenza ma specialmente quelle più subdole come il gaslighting. E’ importante difendersi da esso non solo per proteggere la propria mente, ma anche per ritrovare la fiducia in sé stessi e il diritto di vedere la realtà dal proprio punto di visuale.
Dottor Antonio Loperfido Psicologo Clinico e Psicoterapeuta
