Psicologia e psicologismi non sono sinonimi. La differenza è notevole perché riguarda il modo corretto (o scorretto) di interpretare il comportamento umano
La psicologia è una disciplina scientifica che studia la mente, i comportamenti, le emozioni, i processi cognitivi, le relazioni sociali, la personalità degli individui, i disturbi psicologici. Vista la complessità dell’essere umano, sono diversi gli orientamenti psicologici che, in maniera molto seria e rigorosa, cercano di offrire una chiave di lettura sul come e perché agisce un essere umano.
Gli psicologismi, invece, sono interpretazioni superficiali o riduttive, scorciatoie mentali (euristiche cognitive), che sembrano intelligenti perché utilizzano termini della Psicologia senza il rigore che caratterizza questa disciplina. Gli psicologismi semplificano fenomeni complessi utilizzando motivazioni psicologiche, spesso senza prove o basi scientifiche, facendo “diagnosi” improvvisate. Uno dei rischi principali degli psicologismi è la confusione tra spiegazione e giustificazione. Molti psicologismi funzionano perché sembrano plausibili.
Sono esempi tipici “è geloso quindi è insicuro”, “è violento perché ha sofferto da piccolo”, oppure “ha perso il controllo perché ha ricordato il trauma che ha subito in passato”, “si comporta così perché questo è il suo carattere”. Apparentemente queste affermazioni sembrano offrire una spiegazione ma in realtà semplificano eccessivamente fenomeni molto più articolati e multifattoriali che richiedono tempo per essere analizzati.
Quando si parla di violenza, gli psicologismi diventano ancora più delicati perché rischiano di semplificare, giustificare o fraintendere comportamenti gravi studiati da discipline come la Psicologia, la criminologia, la sociologia.
Inoltre, dire che una persona è violenta perché nella propria infanzia ha vissuto esperienze dolorose può portare, implicitamente, a ridurre la sua responsabilità.
Un numero incalcolabile di persone ha sofferto moltissimo nella propria esistenza ma non si sono mostrate violente. Tuttavia, comprendere le cause di un comportamento non significa giustificarlo. La Psicologia, infatti, distingue chiaramente tra analisi e giudizio morale, cercando di studiare i comportamenti in modo scientifico, senza semplificare e senza condannare, senza trascurare il contesto e le circostanze dove si concretizzano i comportamenti.
Un altro problema riguarda la diffusione di stereotipi, come l’idea che la violenza è tipica dei pazienti seguiti dai Servizi della Salute Mentale. Questa convinzione non solo è spesso infondata, ma contribuisce a stigmatizzare persone che non hanno alcuna relazione con comportamenti violenti. Difatti, gran parte delle persone con disturbi mentali non sono per nulla violente.
In realtà, gli studi mostrano che la violenza è il risultato di un intreccio di fattori: personali, sociali, culturali e situazionali. Ignorare questa complessità significa non solo comprendere male il fenomeno, ma anche ostacolare possibili strategie di intervento.
Gli psicologismi sulla violenza possono essere pericolosi perché tendono a minimizzare, a giustificare, a stigmatizzare e semplificare eccessivamente un fenomeno complesso, trascurando fattori sociali, culturali, economici, politici, ideologici, sperienze di vita, di dinamica di gruppi. Alcuni psicologismi possono arrivare addirittura a giustificare involontariamente la violenza, quando si vede l’altro come nemico o pericolo, quando si minimizza o si rimuove la responsabilità personale, quando la violenza viene vista come normale o accettata, quando si trova una ragione per considerarla giusta.
Antonio Loperfido
Psicologo Clinico e Psicoterapeuta
