ROMA – Si è svolto oggi, giovedì 25 giugno, nella sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il confronto tra i vertici di Electrolux e le organizzazioni sindacali. L’incontro rappresenta il primo appuntamento ufficiale dopo la decisione dell’azienda di sospendere per 50 giorni il piano di riorganizzazione annunciato nelle scorse settimane.
Un piano che aveva suscitato forte preoccupazione tra lavoratori e istituzioni, prevedendo oltre 1.700 esuberi – che salgono a circa 1.900 considerando anche i contratti a termine – oltre alla chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona.
La sospensione temporanea delle misure è stata interpretata come un’apertura al dialogo e ha consentito la riapertura del tavolo di confronto presso il ministero. Al centro della discussione, il futuro degli impianti italiani del gruppo e le possibili soluzioni per ridurre l’impatto occupazionale del piano industriale.
L’incontro odierno segna dunque l’avvio di una fase decisiva della trattativa, dalla quale lavoratori e territori interessati attendono risposte concrete sul mantenimento dei livelli occupazionali e sul destino dei siti produttivi coinvolti.
“Oggi – sottolinea RSU Fim Fiom Uilm Electrolux Porcia – abbiamo partecipato all’incontro con la direzione Electrolux presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’azienda ci ha parlato ancora una volta della necessità di recuperare competitività, citando i costi elevati di energia, acciaio e lavoro, e sottolineando che produrre in Italia costa fino al 30% in più rispetto ad altri Paesi.
FIM FIOM UILM hanno ribadito con forza che non possiamo accettare la perdita delle nostre produzioni. Difendiamo le cappe di Cerreto, le lavasciuga di Porcia, i forni di Forlì, i frigoriferi e le lavastoviglie di Susegana e Solaro: sono il nostro lavoro, la nostra storia e il futuro delle nostre famiglie. Sappiamo che la situazione è difficile e che le decisioni più importanti non dipendono solo da noi.
Per questo abbiamo chiesto un intervento straordinario del Governo e dell’Unione Europea: solo così possiamo davvero cambiare le cose.
Non accettiamo che la trattativa venga chiusa in fretta, magari durante le ferie estive, quando le fabbriche sono vuote. Vogliamo un confronto vero, con tempi giusti e il coinvolgimento di tutti.
Restiamo uniti e pronti a far sentire la nostra voce. Insieme possiamo difendere il nostro lavoro e il futuro dei nostri stabilimenti”.
