PORDENONE – Nel piano precedente erano 463 gli esuberi indicati per lo stabilimento pordenonese, uno dei numeri più pesanti tra i siti italiani di Electrolux. È proprio questo il dato che continua a pesare sul futuro della fabbrica.
Nelle settimane scorse i lavoratori avevano fatto sentire con forza la propria voce, con presidi ai cancelli e scioperi a scaglioni. La preoccupazione espressa dai sindacati era netta: ridurre drasticamente l’organico e i volumi produttivi significherebbe, nel medio periodo, mettere in discussione la stessa permanenza industriale dello stabilimento.
Il messaggio arrivato da Porcia a Roma, dunque, non riguardava soltanto il numero degli esuberi. Riguardava soprattutto la necessità di garantire alla fabbrica un futuro produttivo, evitando che una riduzione dell’organico si trasformi progressivamente in una perdita di competitività e di attività.
Il punto non sono soltanto gli esuberi
È questa la chiave con cui il territorio pordenonese guarda all’esito del vertice.
Il nuovo piano prevede investimenti e un ricorso alle uscite volontarie, ma ora bisognerà capire come saranno distribuiti gli investimenti, quali volumi produttivi saranno assegnati a Porcia e quale organico resterà effettivamente necessario.
Sono domande decisive perché lo stabilimento non è soltanto uno dei grandi luoghi di lavoro della provincia: attorno a Electrolux ruota una rete di imprese dell’indotto e di professionalità che rappresenta una parte importante del patrimonio industriale del Pordenonese.
Per questo il confronto sui numeri occupazionali non può essere separato da quello sulla produzione.
Il governo: nessun licenziamento e tutela degli stabilimenti
Dal tavolo romano è arrivata intanto una presa di posizione netta del ministro Adolfo Urso. Il governo è pronto a sostenere il nuovo piano di rilancio con gli strumenti, anche straordinari, che potranno essere inseriti nella prossima legge di Bilancio.
L’obiettivo dichiarato è arrivare entro ottobre a un piano «sostenibile e condivisibile», prima della riorganizzazione mondiale di Electrolux prevista nella prima parte di novembre. Urso ha inoltre sottolineato la necessità di salvaguardare tutti gli stabilimenti italiani, chiedendo che non ci siano licenziamenti né decisioni unilaterali.
Una posizione che, per Porcia, rappresenta un elemento di attenzione importante. Ma il vero banco di prova sarà capire come gli impegni generali del governo e dell’azienda si tradurranno concretamente nello stabilimento pordenonese.
La partita di Porcia si gioca adesso
Il confronto è quindi soltanto rinviato al prossimo passaggio. Il nuovo tavolo è stato fissato per il 29 ottobre, data indicata dal ministro come decisiva per arrivare alla definizione del piano prima delle scelte del management europeo.
Per Porcia significa avere ancora alcune settimane per provare a cambiare il destino di quei 463 posti considerati in esubero nel precedente piano.
La notizia positiva, rispetto ai mesi scorsi, è che la strada dei licenziamenti unilaterali viene accantonata. Quella ancora da costruire è invece la prospettiva industriale.
Ed è su questo che ora il territorio chiede risposte: non soltanto quante persone usciranno da Electrolux, ma soprattutto quante persone resteranno, quali prodotti verranno realizzati a Porcia e con quali volumi.
Perché per lo stabilimento pordenonese la vera partita non è semplicemente ridurre gli esuberi. È dimostrare che Porcia può continuare a essere una fabbrica strategica per Electrolux.
