Electrolux, la guerra degli esuberi cambia campo: Porcia strappa uno spiraglio, ma la partita è ancora aperta

A Roma il 5 ottobre arriva la svolta: niente più licenziamenti unilaterali, fino a 1.250 uscite volontarie in tre anni e 90 milioni di investimenti. Ma per Porcia resta il nodo dei numeri e soprattutto quello del futuro industriale. Il prossimo round è già fissato: 29 ottobre.

PORCIA – Non è la vittoria che i lavoratori Electrolux aspettavano, ma nemmeno la resa che temevano. Dal tavolo del 5 ottobre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy arriva un cambio di passo che, dopo mesi di tensione, rimette la trattativa sui binari del confronto.

La parola più pesante, quella che per mesi ha dominato la vertenza, viene cancellata: licenziamenti. Electrolux ha ritirato l’ipotesi dei licenziamenti unilaterali e ha presentato un nuovo piano che prevede fino a 1.250 uscite volontarie e incentivate nell’arco di tre anni, accompagnate dal ricorso agli ammortizzatori sociali. Sul piatto ci sono anche 90 milioni di euro di investimenti negli stabilimenti italiani.

Per il Pordenonese, però, sarebbe un errore leggere la notizia come la fine della crisi. La partita di Porcia è tutt’altro che chiusa.

Nel precedente piano gli esuberi indicati per lo stabilimento pordenonese erano 463. Ora il quadro nazionale cambia, ma resta da capire come le nuove uscite verranno distribuite tra i diversi siti e quali saranno, nel dettaglio, le conseguenze su organici, produzioni e volumi di Porcia. È proprio questo il punto sul quale il territorio attende risposte concrete.

Il primo risultato: nessun licenziamento imposto

Il risultato più immediato del vertice romano è dunque il superamento della prospettiva dei licenziamenti collettivi unilaterali. Una novità che il governo considera un passo nella direzione giusta.

Il ministro Adolfo Urso ha parlato di una “nuova fase”, sottolineando che nessuno stabilimento viene indicato come destinato alla chiusura e che il nuovo percorso comprende uscite volontarie, ammortizzatori sociali, investimenti e interventi di reindustrializzazione. L’obiettivo indicato dal governo è arrivare a una soluzione condivisa entro il prossimo tavolo del 29 ottobre.

Anche dalla Regione Friuli Venezia Giulia arriva una valutazione positiva, ma con i piedi ben piantati per terra. Gli assessori Sergio Emidio Bini e Alessia Rosolen hanno parlato di un “significativo cambio di passo”, sottolineando però che il percorso è ancora tutto da costruire e che bisognerà verificare nel dettaglio le ricadute sui siti di Porcia e Pordenone.

Ed è qui che si misura la distanza tra una buona notizia politica e una vera soluzione industriale.

Porcia: meno paura, ma nessun assegno in bianco

Per i lavoratori pordenonesi, infatti, il problema non è soltanto evitare il licenziamento. È impedire che la fabbrica venga progressivamente svuotata.

È la preoccupazione che le rappresentanze sindacali hanno ripetuto durante tutta la vertenza: ridurre drasticamente organici e produzioni significherebbe mettere in discussione, nel medio periodo, la stessa permanenza industriale dello stabilimento.

Prima del vertice romano, il messaggio arrivato dai cancelli di Porcia era stato chiarissimo: servono volumi, produzioni e un piano industriale capace di garantire un futuro alla fabbrica.

Ora qualcosa è cambiato. Ma non abbastanza da permettere ai lavoratori di abbassare la guardia.

Il nuovo piano porta infatti le uscite previste a 1.250, ma i sindacati fanno notare che il conto complessivo della riduzione occupazionale è ancora più articolato, considerando anche lavoratori a termine e altre uscite già avvenute. La Uilm, per esempio, parla di 1.385 esuberi complessivi se si considerano anche queste posizioni.

Produzione italiana al centro della sfida

C’è però un’altra novità importante. Electrolux punta a portare la produzione italiana complessiva a circa 3,1 milioni di elettrodomestici l’anno, concentrandosi su prodotti a maggiore valore aggiunto: lavatrici, lavasciuga, lavastoviglie, forni e piani cottura di fascia più alta. Per Porcia, secondo quanto emerso dal confronto, resta anche una parte della produzione di lavasciuga, compresi prodotti di fascia alta.

È questo il terreno sul quale si giocherà la partita vera.

Perché salvare un posto di lavoro oggi non basta se domani mancano le commesse. E mantenere uno stabilimento aperto sulla carta non significa automaticamente garantirne la solidità industriale.

Il sindacato lo sa. La Regione lo sa. E lo sa anche il governo.

Per questo il prossimo passaggio non sarà soltanto contabile. Non basterà discutere di quanti lavoratori usciranno e con quali incentivi. Bisognerà capire che cosa produrrà Porcia, quanti pezzi, con quali investimenti e con quale prospettiva temporale.

Ora viene il difficile

Il 5 ottobre, insomma, ha cambiato il tono della vertenza. Non ha ancora risolto la vertenza.

A Porcia si può tirare il fiato perché la minaccia del licenziamento unilaterale viene superata. Ma non si può ancora festeggiare: restano da definire i numeri sito per sito, le produzioni, gli investimenti e le garanzie occupazionali.

Il prossimo appuntamento è già scritto sul calendario: 29 ottobre.

In mezzo ci sarà il confronto tecnico tra azienda e sindacati, chiamato a tradurre in numeri e impegni concreti quanto annunciato a Roma.

Per il Pordenonese, la domanda resta una sola, semplice e pesantissima: Porcia non deve soltanto restare aperta. Deve avere un futuro.

Ed è su questo che, dopo mesi di battaglia, Electrolux e sindacati dovranno finalmente misurarsi.

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