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sabato , 28 Marzo 2026

Convegno al Centro Meduna: la montagna come maestra di vita: Mauro e Marianna Corona tra esperienza, memoria e rinascita

PORDENONE – Al Centro Meduna di Pordenone, il convegno “Quando la natura ispira: la montagna come stile di vita” si è trasformato in un intenso dialogo tra esperienza, memoria e rinascita.

Protagonisti Mauro Corona e la figlia Marianna Corona, che hanno intrecciato riflessioni personali e visioni del mondo, offrendo al pubblico uno sguardo autentico sulla montagna come scuola di esistenza.

«Davanti al naso, non guardare lassù», ammonisce Mauro Corona, sintetizzando in una metafora il senso della scalata e della vita. L’errore, soprattutto tra i giovani, è inseguire obiettivi lontani – successo, denaro, notorietà – senza comprendere che il vero traguardo si costruisce passo dopo passo. «Un metro alla volta», fino a ritrovarsi in cima quasi senza accorgersene.

Per spiegare il successo, Corona ricorre all’immagine del gufo: un animale che si sente vicino, ma che si lascia raggiungere solo da chi ha pazienza. Cercarlo direttamente è inutile; fermarsi, invece, permette al successo di avvicinarsi. Una lezione contro l’ossessione contemporanea per il risultato immediato.

Accanto alla visione ruvida e provocatoria del padre, la testimonianza di Marianna Corona si muove su un piano più intimo e riflessivo. Dopo la malattia, racconta, la montagna è diventata rifugio e strumento di osservazione. Non più grandi trekking, ma brevi passeggiate attorno a un piccolo paese, per imparare a riconoscere i segnali della natura e del proprio corpo.

«Ho dovuto ricalibrare tutto», spiega. La fragilità fisica diventa occasione per rallentare e riscoprire il presente, spesso sacrificato tra nostalgia del passato e ansia per il futuro. È proprio nell’“qui e ora” che, paradossalmente, il tempo smette di sfuggire e torna a farsi alleato.

La natura, in questo percorso, offre esempi concreti di resilienza: alberi che crescono su precipizi, rami spezzati che continuano a germogliare. Immagini che diventano simboli di rinascita e ispirano la sua scrittura, dove il bosco si trasforma in spazio di protezione ma anche di trasformazione. «Rifugio», sottolinea, significa sì ripararsi, ma anche aggiustarsi, ricominciare.

Il dialogo si allarga poi a temi più universali. Per Mauro Corona, la felicità si rivela nelle cose essenziali: non nel successo letterario, ma nei momenti in cui le figlie, dopo la malattia, tornano a casa con buone notizie. «In quel momento capisci cos’è davvero», afferma, ribaltando ogni gerarchia di valori.

Non manca una riflessione sulla solitudine, difesa come condizione necessaria per pensare, creare e conoscersi. «Bisogna imparare a starci», dice, criticando una società che la vive come un vuoto da riempire. La solitudine, al contrario, può diventare compagna di viaggio.

Tra ricordi personali e digressioni taglienti, emerge anche una critica al mondo contemporaneo: dall’educazione dei giovani alla superficialità mediatica, fino alla responsabilità degli adulti nel trasmettere valori. «I figli seguono le tracce che lasciamo», ammonisce, richiamando il ruolo decisivo della famiglia.

Il convegno si chiude così, tra immagini di boschi autunnali, “malinquietudini” e tramonti metaforici. Un racconto a due voci in cui la montagna non è solo paesaggio, ma orizzonte etico e spirituale: un luogo dove imparare a cadere, resistere e, soprattutto, ricominciare.

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