TRIESTE- Con 24 no del Centrodestra e 18 sì delle Opposizioni, in Consiglio regionale si chiude la partita sull’indizione di un referendum consultivo in merito al ripristino delle Province quali enti di area vasta a suffragio universale diretto. La mozione 216 che chiedeva un tanto è stata bocciata a maggioranza.
Il testo, a firma del capogruppo Pd, Diego Moretti, e degli altri dem ma non di Marko Pisani (Ssk), sottoscritto anche dal Patto per l’Autonomia-Civica Fvg a partire dal capogruppo Massimo Moretuzzo e da Furio Honsell per Open Sinistra Fvg, anche se pure Serena Pellegrino (Avs) ha poi votato a favore spiegando il perché, comincia facendo un passo indietro.
Il documento, infatti, ricorda innanzitutto che a gennaio 2014 il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia si presentò al Parlamento forte di una proposta di legge nazionale accolta all’unanimità, a cui due anni dopo seguì l’intervento delle Camere che sancì l’eliminazione dallo Statuto Fvg delle Province quali enti costitutivi della Regione. Nel frattempo si era dato vita alle Unioni territoriali intercomunali (Uti) quali enti associativi a supporto degli enti locali (Lr 26/2014), le quali, però, nel 2019 (Lr 21/2019) sono state abrogate dal Centrodestra per gli enti di decentramento regionale (Edr) come nuovi soggetti strumentali di area vasta. Non solo, perché nel resto d’Italia, a seguito della cosiddetta legge Delrio (la 56 del 2014), le Province hanno mantenuto la propria natura costituzionale pur trasformate in enti di secondo grado, con organi non più eletti direttamente dai cittadini ma dai rappresentanti dei Comuni.
Il resto è storia di oggi: a gennaio 2023, l’iniziativa legislativa del Centrodestra, approvata a maggioranza dal Consiglio regionale, ha portato alla revisione dello Statuto Fvg per reintrodurre la possibilità di istituire enti di area vasta dotati di organi elettivi scelti a suffragio universale e diretto, accolta definitivamente dal Senato il 21 gennaio scorso.
I firmatari passano, quindi, ad affrontare questioni legate ai costi di gestione per il ripristino degli apparati burocratici di area vasta, nonché oneri finanziari per il funzionamento delle indennità e delle strutture di supporto; alle opinioni non sempre compatte, tra i componenti della stessa Maggioranza, sull’opportunità di ritornare a tale modello istituzionale; al fatto che la riforma statutaria prevede espressamente che, per la definizione dei confini e delle competenze dei nuovi enti, debbano essere sentite le popolazioni per singoli territori afferenti alle ex province di Gorizia, Udine, Trieste e Pordenone, secondo una autentica partecipazione democratica.
Premesso tutto ciò, Moretti e gli altri firmatari erano a chiedere alla Giunta di indire un referendum consultivo proprio per interpellare i cittadini sul ripristino delle Province quali enti di primo grado dotati di organi eletti a suffragio universale, nonché garantire che tale consultazione avvenga in tempi certi, anticipando la programmata riforma degli enti di area vasta che si avrà con il disegno di legge 86, in modo tale che il Consiglio regionale possa agire secondo la volontà popolare.
Ma nulla da fare, le argomentazioni non sono state sufficienti per far cambiare idea ai consiglieri di Lega, Fedriga Presidente, Fratelli d’Italia e Forza Italia.
