Borse in ripresa; tregua sui tassi, boom di materie prime e Bitcoin

MERCATO AZIONARIO

I mercati azionari internazionali sono tornati a manifestare tendenze positive nel breve termine grazie ad un recupero nella seconda parte dell’ottava. Se si osserva l’andamento dell’S&P 500, il più importante indice americano ha confermato il ‘pavimento’ in area 4.300, area che ha fatto da vero e proprio argine nella discesa delle ultime settimane. Un 6% di calo complessivo dai massimi di fine agosto che è si è rivelato più marcato per il Nasdaq 100 (-8,5%), con i titoli più capitalizzati che hanno pagato dazio (dal -10% di Alphabet fino al -17% di Facebook).

Una fase di debolezza direttamente collegata alla dinamica dei tassi di interesse che, non solo negli USA, hanno visto un rapido upside, sull’onda soprattutto dell’ancora forte momentum presente nel mondo delle materie prime. Un movimento che ha provocato qualche fastidio ai mercati che subito hanno incorporato i rischi connessi ad un generalizzato aumento dei prezzi delle commodities. Le aziende già hanno iniziato a scaricare questo scenario sul consumatore finale (i dati di inflazione lo testimoniano, soprattutto per la componente legata all’energia) ma non vanno trascurati gli aspetti legati al mondo del lavoro. L’accelerazione sulla crescita dei salari è tangibile, parimenti al numero di persone che stanno lasciando il lavoro negli USA. Questi elementi si intrecciano con le dinamiche note nelle strozzature degli approvvigionamenti globali. Wall Street ha comunque mostrato resistenza, riuscendo a chiudere l’ottava con un buon saldo positivo: l’S&P 500 (+1,8%) si riporta in area 4.470, grazie anche alla discesa dei rendimenti del decennale USA. Di questo hanno beneficiato ovviamente anche i titoli tech, con il Nasdaq 100 che recupera terreno (+2,2%) dopo la recente sottoperformance. L’andamento generale ha tratto soprattutto beneficio dalle prime trimestrali USA uscite, come di consueto iniziate con le grandi banche americane. Bank of America, Citigroup e Morgan Stanley hanno tutte mostrato dati forti nella crescita di ricavi e utili, soprattutto per la divisione investimenti. Gli utili, negli USA, mostrano quindi ancora una buona forza.

Tonico il recupero anche dell’Europa con l’indice generale che si incrementa di oltre il 2,7%, con un generalizzato upside dei diversi listini. In progresso anche Tokyo che avanza di quasi il 4% e la quasi generalità dei paesi emergenti, con il recupero anche delle borse cinesi che cercano di allontanarsi dai minimi di periodo. A borse chiuse sono arrivate notizie un po’ più rassicuranti dal governo cinese sul settore del real estate (maggiore credito, ristrutturazione Evergrande).

A livello settoriale, bene i tecnologici (in logica ‘growth’ ma anche i comparti legati alle materie prime mentre hanno tirato il fiato i finanziari (e in generale i comparti ‘value’). Tra le nicchie di mercato ottimi recuperi soprattutto per gold miners, battery chain e idrogeno. Il Vix (volatilità dell’S&P 500) scende repentinamente non troppo distante dai minimi (16), quasi dimezzandosi rispetto ai valori di picco di metà settembre e attestando una maggiore distensione sul mercato.

MERCATO DELLE MATERIE PRIME

Nell’ambito delle materie prime, trend ancora molto forte per i metalli industriali (+10% questa settimana) con i casi emblematici di zinco e rame, in aumento rispettivamente dell’11% e 20%. Resta ancora forte il petrolio, sopra gli 80 Dollari al barile (+3%) grazie alla domanda globale ancora sostenuta, ma anche le altre materie prime energetiche. In lieve rialzo l’oro (1.768 $) e in rimbalzo gli altri metalli preziosi.

MERCATO OBBLIGAZIONARIO

In ambito obbligazionario la settimana ha visto un generale ridimensionamento dei rendimenti nei governativi americani. Il tasso decennale USA dal top di periodo di area 1,60% è sceso infatti di qualche basis point, consentendo una maggiore distensione di mercato.

Una pausa che interrompe un upside nato da metà settembre quando gli operatori hanno cominciando a prezzare un contesto meno accomodante con tassi a medio lungo più alti. In realtà, anche la parte a breve è stata soggetta ad un movimento di upside: il titolo a 2 anni, nelle ultime settimane, da area 0,20% si è rapidamente spostato a quota 0,35%, confermando quindi qualche elemento di maggiore possibilità di una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve. Sul tema il Presidente della FED di St. Louis, James Bullard, ritiene che la soluzione per reagire all’inflazione sarebbe quella di anticipare l’inizio operativo del tapering a novembre, terminando il processo alla fine del primo trimestre dell’anno prossimo. Un anticipo sui tempi su cui la Federal Reserve ora dovrà riflettere, sulla constatazione che l’inflazione così tanto temporanea come si pensava alla fine non lo sarà.

Il meeting di novembre dovrà quindi dare risposte ed il mercato ha comunque cominciato a prezzare un nuovo ambiente per il mondo obbligazionario, con il tono crescente dei rendimenti soprattutto per governativi e corporate investment grade. Sempre in tale ottica, le attese di mercato prezzano un tasso FED implicito tra 3 anni all’1,40% (era all’1% solo un mese fa) mentre le aspettative di inflazione (misurate dai breakeven a 10 anni) fanno registrare nuovi massimi di periodo: quelle USA sono arrivate al 2,55%, quelle tedesche, in vera e propria volata, fino all’1,81%.

Per quanto riguarda il Vecchio Continente, il Bund tedesco, dopo essere tornato in area 0,10% (livelli di maggio 2021) è poi tornato leggermente indietro, seguendo il movimento osservato anche negli USA. La BCE è tornata a commentare le dinamiche di mercato, anch’essa con un focus sui diversi ‘rivoli’ di conseguenze delle tendenze inflazionistiche. Christine Lagarde ha ribadito l’idea che il rialzo dei prezzi sia legato a fattori temporanei (senza pressioni sui salari, per il momento), con la prospettiva di una riduzione nel corso del prossimi mesi.

Gli abbassamenti dei free risk a livello globale hanno ridato ‘fiato’ ad alcune asset class che recentemente avevano mostrato debolezza, come il corporate investment grade ed i paesi emergenti. Stabile invece il segmento ad alto rendimento.

MERCATO DELLE VALUTE

Per quanto riguarda il forex, presso che stabile il cross Euro Dollaro che rimane in area 1,16. Il biglietto verde si mantiene quindi su posizioni di forza grazie alle aspettative sulla politica monetaria USA. Nell’ambito delle criptovalute, nuovi massimi storici per Ethereum mentre il Bitcoin vede ormai i massimi assoluti della prima parte del 2021. Nella giornata di venerdì, il Nasdaq ha approvato il primo ETF che replicherà gli andamenti dei relativi futures.

Dott. Alessandro Pazzaglia, consulente finanziario indipendente, mail info@pazzagliapartners.it




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