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lunedì , 26 Gennaio 2026

Neda Day, successo per manifestazione solidarietà popolo iraniano

PORDENONE – “Sabato 24 gennaio, in piazza Cavour a Pordenone, abbiamo organizzato una manifestazione di solidarietà con il popolo iraniano, che da 47 anni combatte contro il regime islamico criminale che governa l’Iran.

Noi, come Neda Day e Unione degli Attivisti Iraniani residenti in Italia, abbiamo invitato, come vuole la nostra tradizione, tutte le forze della società civile: Confindustria, con il suo presidente, i sindacati e tutti i partiti politici, sia di governo che di opposizione.

Tutti gli interventi sono stati eccezionali.
Fino a pochi minuti prima dell’inizio pioveva, la giornata era triste e grigia. Ma piano piano, con la presenza dei partecipanti, noi iraniani ci siamo sentiti come a casa nostra.
Grazie di cuore a tutti voi.

Ringrazio personalmente tutti i presenti e mando un grande abbraccio anche ai servizi di sicurezza, che sono stati davvero professionali ed eccezionali.

Qui vi riporto solo il mio intervento, per chi non ha potuto venire.

Prima di venire in piazza ho ascoltato un intervento del ministro degli Esteri iraniano, il quale ha dichiarato che i manifestanti uccisi sarebbero 3.000, e che la maggior parte sarebbero militari iraniani.

Ma noi sappiamo che non è vero.

Solo nella mia città ci sono stati oltre 8.000 morti.
Il numero reale delle vittime in tutto l’Iran supera abbondantemente le 40.000 persone.

Molti militari iraniani che si sono rifiutati di sparare contro il popolo sono stati arrestati e impiccati. Sono stati tantissimi.

Il regime ha anche importato circa 5.000 mercenari da Libano, Iraq, Afghanistan e Pakistan per reprimere le proteste.

Molti feriti venivano uccisi sul posto con colpi alla testa.
In alcuni casi questi criminali entravano perfino negli ospedali e uccidevano i feriti nei loro letti.

Esistono fosse comuni in Iran, utilizzate per nascondere le uccisioni dei manifestanti e cancellare le prove dei crimini.

I corpi dei giovani uccisi durante le manifestazioni venivano portati nelle caserme. Alle famiglie veniva chiesto di pagare tra 5.000 e 10.000 euro per poter riavere le salme.

I Pasdaran sono un’organizzazione armata islamica con oltre 300.000 membri.
Controllano circa il 40% dell’economia iraniana, senza pagare tasse.

Operano anche all’estero per eliminare oppositori politici.
Sono accusati di terrorismo internazionale, tra cui:

l’attentato di Buenos Aires del 1994,

attacchi contro ambasciate statunitensi e israeliane.

Muovono miliardi di euro da un Paese all’altro.

Nel 2022 noi iraniani, come Neda Day e Unione Attivisti Iraniani in Italia, abbiamo presentato una proposta al Parlamento Europeo per dichiarare i Pasdaran organizzazione terroristica.

La risoluzione è stata approvata con:

598 voti a favore,

9 contrari,

31 astenuti.

Ma non è mai stata ratificata dal Consiglio dei Ministri dei 27 Paesi dell’Unione Europea.

Nel 2023 siamo andati prima a Bruxelles, poi a Roma, abbiamo incontrato politici, ministri, istituzioni.
Tanti incontri inutili.

La settimana scorsa un’eurodeputata, Hanna Neumann, ha dichiarato che alcuni Paesi europei, tra cui Italia, Francia e Spagna, hanno bloccato la decisione.

La giustificazione è una sola: realpolitik.

Ma cosa significa davvero realpolitik?
Significa accettare che:

le donne abbiano metà dei diritti degli uomini nel mondo islamico, che riguarda almeno un miliardo di

in alcuni Paesi l’età legale per il matrimonio sia 9 anni

ogni anno 40.000 bambine vengano portate dall’Europa nei Paesi d’origine per essere date in sposa

Se continuiamo con la realpolitik, che futuro ha la nostra società?

Da 45 anni dico una cosa chiara:
l’islam politico è un cancro.
E con un tumore non si può scherzare, altrimenti ti distrugge.

Naturalmente non parlo dei musulmani, ma dell’uso politico e violento della religione.

In Italia molti dicono che “in Iran è tutto finito”.
Ma non è vero. Internet è spesso bloccato, le informazioni non escono, ma le proteste continuano in tutte le città.

Alcuni regimi autoritari della regione temono la democratizzazione dell’Iran e avrebbero chiesto agli Stati Uniti di non intervenire. Paesi come Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno addirittura creato alleanze per fermare il cambiamento.

Cosa chiediamo
Noi non pensiamo che i bombardamenti siano la soluzione.
Ma crediamo in una ingerenza umanitaria, per proteggere i cittadini iraniani che vengono massacrati ogni giorno.

L’ONU è bloccata dai veti di Russia e Cina, che sostengono il regime criminale iraniano. Resta solo una speranza: la Comunità Europea.

Se si continua con la realpolitik,
se si sacrificano i diritti umani per interessi economici e politici, la nostra società non ha futuro.È destinata, prima o poi, ad essere spazzata via”.

Dott. Taher Djafarizad, presidente Associazione Neda Day

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