Il quadro macroeconomico di inizio anno restituisce un’immagine frammentata e incerta, con segnali di tenuta in alcune aree ma una debolezza ancora diffusa in Europa, in particolare nei settori ciclici come industria ed edilizia.
Negli Stati Uniti, la fiducia dei consumatori mostra un lieve miglioramento a febbraio, suggerendo una certa resilienza della domanda interna, anche se il mercato del lavoro invia segnali meno brillanti: l’aumento dei payroll privati a gennaio è risultato inferiore alle attese, rafforzando l’idea di un raffreddamento graduale dell’economia piuttosto che di un nuovo slancio espansivo. In questo contesto, la manifattura statunitense ha mostrato un rimbalzo a gennaio, sostenuto soprattutto da una ripresa degli ordini, più che da un miglioramento strutturale della domanda finale.
In Europa il quadro appare più fragile. In Germania la produzione industriale ha registrato a dicembre un calo più marcato del previsto, nonostante un forte rimbalzo degli ordini industriali, dato che va letto con cautela perché influenzato da commesse concentrate e non ancora generalizzate. Anche le vendite al dettaglio tedesche mostrano solo un lieve recupero, insufficiente a segnalare una svolta nei consumi.
Il settore delle costruzioni resta uno dei principali punti di debolezza dell’Eurozona. Francia e Italia continuano a registrare un forte calo dell’attività edilizia a gennaio, mentre in Germania il comparto torna in contrazione dopo brevi segnali di stabilizzazione. A livello aggregato, l’attività edilizia dell’area euro ha subito un vero e proprio crollo, penalizzata da domanda debole, costi elevati e condizioni finanziarie ancora restrittive.
I PMI confermano un’Europa a due velocità . La manifattura dell’Eurozona rimane in territorio recessivo, anche se alcuni indicatori di produzione mostrano lievi miglioramenti. In Germania e Francia emergono segnali iniziali di stabilizzazione del comparto manifatturiero, con la Francia che registra la crescita più sostenuta degli ultimi anni, mentre l’Italia segna la seconda contrazione consecutiva del settore. La Spagna, invece, apre l’anno con un inizio difficile per l’industria.
Sul fronte dei servizi, il quadro è più articolato: in Italia la crescita accelera a gennaio, mentre in Germania prosegue la fase di recupero. La Francia torna invece in contrazione per la prima volta da diversi mesi, e in Spagna il ritmo di espansione rallenta sensibilmente. Nel complesso, i dati indicano che lo slancio economico dell’Eurozona continua ad affievolirsi.
Dal lato dei prezzi, in Italia l’inflazione rallenta ulteriormente a gennaio, ma la componente del cosiddetto “carrello della spesa” resta più elevata, segnalando che la pressione sul potere d’acquisto delle famiglie non è ancora del tutto rientrata. Le vendite al dettaglio, infatti, restano deboli, nonostante prospettive di moderato miglioramento nel corso dell’anno.
Sul fronte della politica monetaria, la Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi invariati, evitando indicazioni esplicite sulle prossime mosse. Le dichiarazioni di alcuni esponenti, tra cui Escrivá, suggeriscono una fase di attesa prolungata, con l’istituto concentrato sull’evoluzione di inflazione e crescita prima di qualsiasi aggiustamento.
I mercati finanziari riflettono questa incertezza. Le criptovalute restano altamente volatili: il Bitcoin rimbalza dai minimi plurimensili ma si avvia verso una forte perdita settimanale, mentre Ethereum subisce ribassi più marcati. Sul fronte delle materie prime, il petrolio registra un lieve recupero legato all’avvio di colloqui geopolitici, ma resta orientato a una chiusura settimanale negativa. Oro e argento continuano a scendere, penalizzati dalla forza del dollaro, che si avvia a una delle migliori performance settimanali recenti, nonostante un parziale rimbalzo di euro e sterlina.
Il quadro complessivo rimane quello di un’economia globale in rallentamento controllato, con gli Stati Uniti più resilienti e l’Europa ancora frenata da debolezza ciclica e incertezze strutturali. I prossimi mesi saranno cruciali per capire se i segnali di stabilizzazione osservati in alcuni comparti riusciranno a trasformarsi in una ripresa più diffusa o se prevarrà una fase di stagnazione prolungata.
Dott. Alessandro Pazzaglia, consulente finanziario autonomo, www. pazzagliapartners.it
