PORDENONE – Un intervento immediato per contenere l’impatto dei rincari energetici e, al tempo stesso, una convergenza sempre più esplicita su scelte strutturali per il futuro, a partire dal nucleare: è su questo doppio livello – emergenza e strategia – che si è sviluppato il confronto oggi in Confindustria Alto Adriatico, dedicato alla crescente instabilità dei mercati energetici legata alla crisi in Medio Oriente, con al centro le ricadute su costi e competitività del sistema produttivo.
Il Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Vannia Gava, ha illustrato il provvedimento approvato ieri dal Governo, che introduce un taglio delle accise sui carburanti – 25 centesimi per benzina e gasolio e 12 per il GPL – insieme a crediti d’imposta per autotrasportatori e pescatori e a un rafforzamento dei controlli sui prezzi affidati alla Guardia di Finanza per contrastare fenomeni speculativi. Nel sottolineare il carattere progressivo degli interventi, Gava ha evidenziato come il decreto rappresenti solo un primo passo di un’azione più ampia: «Questo intervento non sarà l’ultimo: stiamo lavorando per accompagnare imprese e famiglie in una fase complessa con una strategia energetica che punti su diversificazione delle fonti: nucleare, idrogeno e rinnovabili».
Accanto alle misure di breve periodo, il Viceministro ha richiamato la necessità di scelte strutturali, evidenziando come il costo dell’energia in Italia sia tra i più elevati anche per limiti del mix energetico. In questo quadro si inserisce il disegno di legge sul nucleare e lo sviluppo delle filiere dell’idrogeno, anche attraverso accordi internazionali e nuovi corridoi energetici.
Sul piano industriale, il Presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, ha richiamato con forza la condizione di vulnerabilità del sistema produttivo italiano, ancora fortemente dipendente dal gas, sottolineando come alle misure emergenziali debba affiancarsi una strategia capace di garantire continuità degli approvvigionamenti.
Agrusti ha indicato nel nucleare una direttrice imprescindibile, da affrontare «in modo serio e responsabile», evidenziando il ritardo accumulato dall’Italia rispetto ad altri Paesi e la necessità di recuperare una filiera industriale e tecnologica in cui il Paese era tra i leader. In questa prospettiva ha richiamato esperienze già esistenti, come la centrale di Krško – recentemente visitata – auspicando un coinvolgimento diretto, anche istituzionale, in progetti in corso e indicando al contempo la possibilità di sviluppare nuovi impianti attraverso accordi con partner internazionali, come nel caso dell’Albania.
Accanto a queste ipotesi, il Presidente ha invitato a valutare soluzioni innovative sotto il profilo localizzativo, suggerendo la possibilità di collocare infrastrutture energetiche strategiche – legate a energia, acqua e acciaio – in aree a particolare tutela, come quelle militari. Il Presidente, in chiave strettamente locale e contingente, ha infine ricordato le iniziative già attivate da Confindustria Alto Adriatico, tra cui una task force dedicata e strumenti di supporto alle imprese e il supporto del Consorzio Energia.
A rafforzare questo quadro, l’intervento di Aurelio Regina – delegato di Confindustria all’Energia – che ha evidenziato i dati dell’attuale fase. Con la guerra in Medio Oriente il prezzo del gas è passato da circa 30 euro al megawattora a 60 euro, un sostanziale raddoppio, mentre il prezzo dell’elettricità è salito da 107 euro al megawattora a picchi di oltre 200 euro, stabilizzandosi intorno a 150-160 euro, con un incremento del 45 per cento.
In questo contesto, il ritorno al nucleare viene indicato come leva centrale per stabilizzare i prezzi, rafforzare la sicurezza energetica e sostenere la competitività, con un risparmio stimato fino a 17 miliardi di euro e 120 mila nuovi posti di lavoro entro il 2050. Accanto alla prospettiva di medio-lungo periodo, Regina ha richiamato la necessità di interventi immediati, tra cui la revisione del sistema ETS, il disaccoppiamento tra prezzo del gas e delle rinnovabili e, in caso di ulteriore aggravamento dello scenario, il ricorso a misure straordinarie a livello europeo.
